Ciociaria o ciociarie? Indirizzi di ricerca nel Quaderno DEA n. 3 a cura di Giovanni De Vita


 foto-12.jpgSig. Sindaco, Amministratori d’ogni provenienza, Autorità civili e religiose tutte, chiarissimi Colleghi, cari Studenti, gentile Pubblico, non penso di abusare nell’esercizio della parola concessami dal Rev.do Moderatore, asserendo che oggi la mia intera struttura d’afferenza – il Dipartimento di Scienze Umane, Sociale e della Salute – registra con affetto, orgoglio e soddisfazione la presentazione dell’ultimo libro curato dal suo prestigioso membro, prof. Giovanni De Vita, attuale coordinatore dei corsi di studio legati al Servizio Sociale. Egli, dopo anni di duro e serio lavoro all’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, raccoglie i frutti di un’oculata semina passata eminentemente per il suo magistero nei cicli di dottorato, nonché attraverso il suo impegno investigativo nel vivacissimo Laboratorio di Antropologia Storico-Visuale recuperato, a seguito dell’ultimo riassetto accademico, come sezione d’eccellenza dentro il Laboratorio di Valorizzazione Territoriale: una semina, quella del Nostro, meritevole d’elogio soprattutto per aver gemmato una giovane scuola demo- etno-antropologica, che quotidianamente lo affianca e che, sotto la sua direzione, porta ora a tre i Quaderni DEA, pregevole raccolta di ricerche, che insistono sulla Provincia di Frosinone, dando spessore scientifico allo studio di tradizioni popolari spesso semplicemente raccontate o al più commentate dalla passione nostalgica dei fruitori.
Nell’occasione il lavoro arricchisce i percorsi tematici dei precedenti volumi, allargando coraggiosamente il dibattito sulla vexata quaestio inerente la definizione della Ciociaria, realtà mutevole sul piano intellettuale quanto incerta sui confini geografici, ed invece troppo spesso standardizzata in topoi culturali sommari configurati su limiti ambientali inossidabili. Ci voleva, dunque, lo stimolo del De Vita (Sembianze, conferme, figure identitarie: ciociarie e ciociarità, pp. 12-35) per iniziare con decisione la rivisitazione di un’identità immaginata unitariamente, ma che al riscontro etnografico si scioglie in una pluralità culturale e in una fluidità geografica tali che diviene più opportuno parlare di Ciociarie e non di Ciociaria, di tante e diverse Ciociarità e non di una Ciociarità confezionata e omologata su un dogmatico schema indissolubile: un soggetto, insomma, che non è più possibile bloccare su un concetto statico, ma che necessariamente va osservato in tutta la sua ricchezza dinamica.
E ciò investe emblematicamente le varie comunità quando, in tempi e luoghi diversi, devono metabolizzare i drammi delle calamità naturali, come il terremoto, esperienza simbolica di tremenda attualità, fino a toccare le opzioni strategiche che ogni singolo adotta per padroneggiare la crisi della presenza. In tal senso l’ottimo articolo della dr. Annarita Leone (Calamità naturali e modificazioni culturali. Epidemie e terremoti, pp. 37-91), concentrato sul tessuto esistenziale di S. Donato Val Comino, è una matura finestra aperta sugli effetti invisibili, che un sisma procura e lascia come eredità indelebile a popolazioni con stato di rischio permanente.
In più le radici e i pollini di identità cangianti, ovvero il segno di un movimento storico che traversa l’uomo, non si fermano alle osservazioni del pluralismo espressivo che differenzia comunità e comunità, singolo e singolo, ma assumono sembianze distinte anche nella vicenda personale della stessa individualità: ed ecco allora, in tutta la sua suggestione, il campione superlativo di Gaetano Luffarelli offerto dalla dr. Palmela Papetti (Vite cantate e storie vissute. Gaetano Luffarelli da Bauco, pp. 93-152; Appendici. Testi di Gaetano Luffarelli, pp. 153-185), che, con un brillante saggio destinato a diventare un classico per letture successive su tanti eclettici personaggi locali, ci schiude al gusto di questo baucano, ricordato «ancor oggi ora come ‘santaro’, ora come guaritore, per poi tornare come galeotto oppure scienziato, ma sempre, con costanza, e soprattutto poeta. Un poeta cantore di tante storie e interprete di vite molteplici».
Dall’attitudine cangiante come leit motiv delle identità non si muove nemmeno, al fondo del messaggio, l’accurato studio della dr. Rosanna Fuoco (Catarsi individuali e solidarietà comunitarie tra salute e malattia, pp. 187-239), in cui emerge bene come le componenti sociali, culturali e ambientali siano determinanti nel rapporto dialettico malattia/guarigione, ovvero come l’accademia bio-medica debba emanciparsi da diffusi parametri conservatori, iniziando a guardare con convinzione l’etnopsichiatria, nella misura in cui ogni comunità e ogni singolo, che la costituisce, maturano in parallelo patologie e cure non assimilabili tout court ad un paradigma manualistico confezionato in autosufficienza dentro un laboratorio medico: patologie e cure altresì decodificabili più esaustivamente in una clinica allargata, ove opera in regime di sussidiarietà anche chi, come l’antropologo, è in grado di descrivere-interpretare un vissuto originale, che non è alieno, anzi si nutre delle peculiarità culturali.
Chiude il volume, per la gioia degli agiografi, la traduzione italiana di un testo scritto sul finire dell’Ottocento dal benedettino inglese Bede Camm, che con una chiave di lettura davvero all’avanguardia per i suoi tempi rilegge la vicenda biografica e le espressioni di culto legate a S. Gerardo da Gallinaro. Su questa preziosa fonte resa più agevole al lettore dalla fatica della dr. Kim Nutus (S. Gerardo di Gallinaro, pp. 241-251), s’appunta, come epilogo, lo sguardo antropologico di Giovanni De Vita (Un antico pellegrino europeo: S. Gerardo a Gallinaro, pp. 261-267), che resta pienamente nel tema del Quaderno. Dal complesso dell’articolo, possiamo, infatti, scorgere la fruizione comunitaria di un Santo patrono, che si plasma su identità cangianti, laddove la pluralità prosopografica, che si determina intorno ai messaggi agiografici e alle tradizioni popolari, risponde a bisogni diversi maturati nel tempo e recepiti nei modi più disparati dall’interpretazione devozionale dei singoli.
Le provocazioni espresse schiudono abbondante materia di riflessione anche per lo storico, cui diversamente dall’antropologo, interessa molto la genesi dell’inventio, nonché la periodizzazione degli interventi che riplasmano il modello, al fine di determinare le tappe della trasfigurazione, che fermentano la diaspora dell’identità originale, ovvero le eventuali sovrapposizioni, che non di rado fanno lievitare in una singolarità effettivi pluralismi identitari. Su S. Gerardo, dunque, mi auguro di proseguire il dialogo fecondo, che da anni intrattengo con Giovanni De Vita, a cui va peraltro il mio grazie per l’esplicito riconoscimento (Introduzione, p. 9).
Ovviamente, al di là dell’omaggio al Curatore, non possono mancare i segni della gratitudine alle sue collaboratrici, le dr. Annarita Leone, Pamela Papetti e Rosanna Fuoco, che contribuiscono ad elevare la qualità della ricerca e, pertanto, il buon nome dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale.

* Propongo qui il testo del mio discorso pronunciato, dopo la prolusione del Moderatore (don Alberto Coratti, Direttore della Biblioteca, Abbazia di Casamari) e i saluti delle varie rappresentanze istituzionali, a Boville Ernica, presso il Museo Civico ex Convento San Francesco, il 15 giugno 2012, in premessa all’intervento ufficiale affidato al prof. Fernando Mirizzi (ordinario di Discipline Demo-etno-antropologiche all’Università della Basilicata) per la presentazione del volume Marittima e Campagna o Terra di lavoro. Radici e pollini di identità cangianti, a cura di Giovanni De Vita, (Quaderno DEA, 3), Arte Stampa Editore, Roccasecca 2012. Tale pubblicazione, prodotta con il contributo congiunto dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale (Dipartimento di Scienze Umane, Sociali e della Salute) e della Provincia di Frosinone (Assessorato alla Cultura, Promozione attività culturali, Politiche beni artistici e monumentali), si pone in continuità con le curatele del De Vita costituenti i primi due “Quaderni Dea”: 1) 2009. Itinerari etnografici in Provincia di Frosinone, Editrice Frusinate, Frosinone 2009; 2) Sacre rappresentazioni e spettacoli popolari nella Provincia di Frosinone con una tragedia inedita del 1775, Arte Stampa Editore, Roccasecca 2011. Alla realizzazione del Quaderno DEA n. 2, che a suo tempo ebbi l’onore di presentare insieme al prof. Luigi Gulia (Presidente del Centro Studi Sorani “Vincenzo Patriarca”) nel Palazzo Ducale di Atina (1 luglio 2011), aveva collaborato attivamente il carissimo Luciano Leone, recuperando dall’Archivio Storico Diocesano di Sora l’opera settecentesca evocata nel titolo. La notizia della sua improvvisa scomparsa, avvenuta a San Donato Val Comino, il 25 luglio 2012, ci perveniva il giorno successivo al Santuario di Canneto durante l’annuale Giornata di Studi Mariani (IX edizione), lasciando sgomenti tutti noi che, proprio all’appuntamento culturale di Boville Ernica, appena una quarantina di giorni prima, avevamo gustato ancora la sua amabile compagnia.

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