Il platano di Cassino, l’ultimo testimone vivente dei secoli passati della Città Martire


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Studi Cassinati, anno 2010, n. 4

Nell’ex Largo Abruzzi, volgarmente detto “delle boccetelle” o “di Mattiocco”, si erge maestoso un platanoplat 2 (platanus orientalis) dalla circonferenza di oltre 5 metri, del tutto cavo all’interno; da qualche anno è diventato simbolo della Cassino che fu – rasa al suolo dai bombardamenti del 15 marzo 1945 – ed è stato protetto da un’inferriata con l’apposizione di una artistica scultura in ceramica. Il piccolo monumento, opera del ceramista Mauro Tampieri da Faenza, fu inaugurato dal sindaco Vincenzo Bruno Scittarelli e dall’assessore alla Cultura Iris Volante il 24 marzo 2006 ed adottato dalla scuola elementare del II Circolo didattico di Cassino. Il platano è l’unico superstite di cinque platani del largo Abruzzi; alla loro ombra in estate sostavano i carretti e i calessi con cavalli dei venditori di verdure al mercato settimanale di Cassino; i mercanti ed i forestieri erano soliti trovare ristoro anche nella locanda di Gaetanella nella vicina via Formella per mangiare trippa o frittura di alici; alcuni, poi, non mancavano di cercare altro … ristoro nella vicina e … tollerante casa di Donna Checchina.
plat 1Ora, su segnalazione del prof. Michele Santulli e su ampia documentazione dell’agronomo Emilio Matrundola, il venerabile sopravvissuto compare nel volume “Alberi monumentali del Lazio“, di V. Capodarca e E. Santecchia, nonché sul sito molisealberi.com con scheda di Antonietta Zinco, che ritiene che l’albero abbia “le carte in regola per essere iscritto nell’archivio dei Patriarchi della natura”.
La data di piantumazione del 1752, segnalata nel monumentino in ceramica ai piedi del platano, è tutta da dimostrare; ma dalle sue caratteristiche ha tutta l’aria di risalire a quel periodo e forse anche prima. Un suo gemello, ancora più grande, sopravvissuto alla guerra, si trovava all’innesto di via T. Campanella con via XX settembre, fu bruciato e poi spazzato via per far posto all’attuale fabbricato. Si spera che il nostro di largo Abruzzi non faccia la stessa fine.

Emilio Pistilli

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