Hans Härtling: il reduce che non voleva ricordare


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Studi Cassinati, anno 2010, n. 4

di Giovanni Petrucci


Hans Härtling, giovane e atletico, nel pieno vigore dei suoi diciotto anni, dal camion dell’esercito germanico balza sul suolo di S. Angelo in Theodice. Si guarda intorno e davanti: sono i primi di gennaio del 1944 e fa freddo, un freddo cane; la cima del monte Cairo è coperta da neve. Lo sguardo cade sul fiume, che in seguito alle abbondanti piogge è divenuto assai vorticoso. Comprende che gli sarà assegnata qualche postazione in una delle case demolite, nelle quali sono stati ricavati dei veri e propri bunker.

Oggi ha ottantacinque anni, ma ne dimostra meno; appare come un uomo ancora piuttosto robusto ed energico, un tipo bonario e lieto di aver raggiunto quella età: le peripezie sofferte non gli appartengono più, non ne ha ricordi e si impone di non averne. È un uomo che vive del presente; questo è il mondo che gli appartiene e non altro. Gli è stata amputata la gamba sinistra e riattaccato il piede destro in seguito allo scoppio di una bomba a mano proprio qui a Cassino. Vive agiatamente a Ginshein, un paesello vicino a Magonza, dove ha alcune piccole fabbriche.
In questa estate è venuto per la prima volta nella nostra città, in seguito alle insistenze della nostra concittadina Tina, Tina Tedesco, che ha sposato il nipote, non per rivedere i luoghi dove combatté durante gli anni della sua giovinezza, ma semplicemente per trascorrere qualche giorno di vacanza insieme con i suoi cari.
A lei, che torna spesso in via S. Pasquale, dove ha una graziosa villa con un ampio giardino, dice sempre con tono scherzoso:
– Se trovi la mia gamba, riportamela, perché ne ho ancora bisogno e poi è mia e non se la puó prendere nessuno!
Quando, appena diciottenne giunse a Cassino a combattere, non aveva perfetta consapevolezza di quanto faceva: ricorda solo con estrema lucidità di avere imparato ad obbedire e non concepiva nemmeno una minima possibilità di trasgressione:
– L’obbedienza era una condizione primaria per noi allora: dovevamo fare una grande Germania
Mi sembra che abbia dimenticato quel tempo della sua giovinezza e che gli stia bene averla rimossa dalla sua vita: è un uomo che non è stato giovane, è passato dalla vita di ragazzo a quella di adulto fatto! E la guerra non gli appartiene più; infatti non ha voluto mettere piede nel cimitero tedesco, né in quello inglese: teme, profondamente teme, di emozionarsi e di avere qualche rigurgito di ritorno, e di avvertire addirittura malessere. Come capita a noi di rivivere qualche episodio terrificante della vita e ce lo portiamo sempre davanti alla mente e magari, anche senza avvedercene, lo ripetiamo a noi stessi con la finalità di esorcizzarlo.
Hans forse volutamente ha tagliato di netto con il passato. Egli non vuole pensare agli anni che furono! Ha fatto comprendere che gli sembra impossibile che un essere umano veniva fornito di armi micidiali con le quali poteva uccidere, come per gioco, il prossimo, degli esseri umani, come facciamo con gli animali.
E questo contrapporsi al passato si spiega anche a causa delle continue sofferenze di cui fu oggetto. Ha subito ventidue operazioni, sia per le ripetute amputazioni della gamba per evitare i pericoli della cancrena, sia per la ricostruzione del piede destro. Fu in coma per diverse settimane e trascorse mesi interi in ospedali vari e fu costretto a tornarvi per diciotto volte. Adesso si muove con una sedia a rotelle e si sposta agevolmente con due leggere stampelle di alluminio. Per questi motivi, pur potendolo, non ha mai sentito il desiderio di tornare a Cassino.
I ricordi che ha dei luoghi delle battaglie sono avvolti da una nebbia e non sa, non riesce a dissiparla!
Venne ferito il 25 febbraio 1944 mentre era nella sua postazione a S. Angelo in Theodice. Un particolare gli è chiaro: era sempre in una casamatta con una stretta feritoia dalla quale fuoriusciva il suo fucile mitragliatore M G. 42, poggiato su un treppiedi; non poteva far sporgere la testa, altrimenti gliela perforavano.
– Non era una mitragliatrice, egli fa capire, ma un fucile automatico – e ne imita il ticchettio riproducendolo perfettamente con le labbra.
Il periodo trascorso qui lo ricorda sempre al buio, chiuso nel suo ricovero e solo in certi momenti di pausa usciva per comperare il pane, pagnotte piccole e piatte senza sale, da un fornaio vicino. Sembra inoltre di capire che ha sempre dinanzi agli occhi le pareti di una casa costruita in mattoni.
A Cassino è stato poche settimane, perché venne ferito e fu costretto a tornarsene in Germania.
Questa mattina del 7 agosto 2010 il mio amico Pasquale D’Agostino, che è amico di famiglia di Tina, lo accompagna alla Croce di Ferro del Romitorio di S. Bartolomeo e lo guida a visitare su Cifalco il primo ricovero che ancora si conserva così come fu costruito, con un’apertura per le armi sul davanti, un’altra per la contraerea nella cupola centrale e una terza per l’entrata alla parte opposta opposta.
Poi sulla cresta gli fa vedere le piazzole dalle quali gli artiglieri in caso di pericolo potevano agevolmente correre nelle gallerie scavate nella roccia. Hans diviene più vivace: si comprende chiaramente che quel posto gli ha rinverdito di poco la memoria.
L’interesse cresce ancor più quando giunge con me sul Ponte di S. Angelo, da cui puó scorgere Montecassino, Trocchio e la campagna circostante. Si ferma sotto la campana della pace e i ricordi cominciano a delinearsi con maggiore chiarezza. Probabilmente era in un fortino che dava sul fiume. A questo punto sembra che il pensiero diventi più preciso e fa comprendere, senza palesare il minimo compiacimento, come durante certe pause della battaglia, quando gli Americani erano costretti ad indietreggiare, egli, conoscendo i passaggi non minati, insieme con alcuni compagni si faceva ardito ed andava a rubare le scatolette dei nemici, così poteva mangiare a sazietà.
Una aspetto mi risulta chiaro: i Tedeschi della prima linea avevano a soffrire anche la fame.


Hans Härtling, nato nell’agosto del 1925. Il nipote, Rolf Thon, sposa Annunziata Tedesco. Annunziata, detta Tina, divorzia dal marito e sposa Rolf Thon. Tina e Rolf conservano buoni rapporti con Hans e passano molte settimane a Cassino in Via S. Pasquale.

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