La “vivace” avventura umana di Tommaso David


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Studi Cassinati, anno 2010, n. 3
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di Costantino Jadecola


Originario di Esperia e custode di importanti documenti segreti affidatigli da Mussolini.


Ad Esperia superiore, da uno spazio che sulla strada principale si apre tra via XX settembre e piazza Guglielmo, al di là di un modesto spiazzo protetto da una ringhiera in ferro e caratterizzato dalla presenza di una annosa pianta di tiglio e da una statua di San Pio, lo sguardo viene attratto da una lapide la quale ci rammenta che in quella casa, in parte diroccata e in parte divorata dalla vegetazione, su un cui muro essa è apposta, vide la luce una persona degna di futura memoria. Proprio lì nacque, infatti, “Tommaso David / Esperia 29.2.1874 / Genova 15. 11. 1959 / M. D. V. M. vivente / Valoroso ufficiale / Guerra 1915 1918 / Guerra 1940 1945” che si volle ricordare a trent’anni dalla morte con quella lapide datata “Esperia 15 novembre 1989”.
Poco importa che le date di nascita e di morte scolpite nel marmo siano errate: David nacque, infatti, il 28 febbraio dell’anno successivo, come testimoniano i registri dello stato civile, e morì a Genova il 12 novembre 1959. Tuttavia, non puó non essere apprezzato questo ricordo da parte della comunità in cui ebbe i natali soprattutto perché, la si pensi come si vuole, si è comunque al cospetto non solo di un personaggio ma, come avrebbe detto la figlia Giovanna, di un “personaggio sorprendente: fascista convinto, ardente patriota, intelligente e coraggioso, non si ti tirava mai indietro di fronte ai rischi. Aveva fiducia in Mussolini. Mai l’avrebbe tradito. E Mussolini lo sapeva”1.
Del resto, egli aveva iniziato la sua straordinaria e avventurosa vita arruolandosi volontario in marina ad appena 21 anni e meritando successivamente una medaglia di bronzo al Valor militare (Derna, 1911)2 per la sua partecipazione alla guerra “italo-turca” (1911-1912) con il grado di capo cannoniere di terza classe. Intanto, era convolato a nozze con Angela Castelli, figlia di un armatore ligure, unione dalla quale sarebbero nati quattro figli: Ermenegildo, poi colonnello della Guardia di finanza, Paolo, morto in guerra, Maria e Giovanna la quale fu fiduciaria dei fasci femminili nella nuova provincia di Frosinone (1927) ed ebbe un ruolo di rilievo nella Repubblica sociale italiana.
Conseguito nel 1913 il diploma di maestro d’arme, David insegna un paio d’anni presso l’Accademia navale di Livorno per poi prendere parte alla Grande guerra: oltre alla promozione a sottotenente del Corpo dei reali equipaggi si merita una seconda medaglia di bronzo al Valor militare (Zona Palazzato-Basso Piave, ottobre1917)3. A guerra conclusa riprende quindi la sua attività educativa prima all’Istituto nautico di Gaeta e poi in quello di La Spezia, dove promuove l’istituzione di una scuola per maestri di scherma.
Negli anni in cui è in cantiere l’istituzione della provincia di Frosinone ed in quelli immediatamente successivi, Tommaso David è tra i personaggi più in vista: podestà del comune di Casalvieri tra gli inizi del 1926 e la fine dell’estate del 1928. Serafino Gino Zincone dice di lui che amministrò il paese “con fermezza e organizzò il primo nucleo del partito nazionale fascista. Promosse la costituzione del primo elettrodotto (…) [e] l’erezione del monumento dei caduti in guerra”4 la cui statua, per la cronaca, era stata realizzata da Domenico Mastroianni, fratello di Umberto. Lo troviamo poi membro del direttorio della federazione provinciale dei combattenti presieduta dall’avv. Paolo Ceci e presidente del comitato provinciale dell’Opera Nazionale Balilla.
Le successive informazioni riferiscono sulla sua partecipazione, con il grado di capitano del Corpo dei reali equipaggi marittimi, alla guerra d’Etiopia (1935-1937), conclusa la quale si sarebbe ritirato in Dalmazia, a Pomer, un’incantevole isoletta nel mare di Novigrad, dove avrebbe impiantato un allevamento di frutti di mare dopo essere stato iniziato a tale attività da un esperto fatto venire appositamente dal Giappone per acquisire nozioni circa la coltivazione delle ostriche perlifere.
Tommaso David, “allo scoppio della seconda guerra mondiale tornò a combattere. Si mise alla testa di una formazione di morlacchi (i discendenti delle antiche popolazioni romanizzate, ma di origine turanica, della Dalmazia, da Trieste ai confini con l’Albania, nda) e dalmati che lottavano contro i partigiani comunisti di Tito con le stesse armi e con gli stessi metodi”, racconta la figlia Giovanna, che quando rilasciò la citata intervista a Gente, nel 1993, aveva 87 anni. “Affiancando gli Alpini, riuscì a liberare molti italiani. Tito a un certo punto lo considerò così pericoloso da mettere sulla sua testa una grossa taglia.
“Qualcuno racconta ora che mio padre giunse persino a catturare il comandante serbo. Non è così. Mio padre mi raccontò però di esserci stato molto vicino. Mi disse di essere giunto al rifugio di Tito trovando la sua coperta ‘ancora calda’.
“Ai primi di settembre del 1943, quando fu firmato l’armistizio con gli Alleati, mio padre era a Zara al comando di circa 300 volontari. Nessuno di essi lo tradì”5.
Per tale sua attività, nel corso della quale fu anche ferito, David merita una medaglia d’argento al valor militare.
Ricercato dai titini come criminale di guerra – pare che sulla sua testa ci fosse una taglia di 500 mila lire – David venne quindi incaricato direttamente da Mussolini di creare il Gsa, Gruppo Servizi Autonomi, un reparto speciale dell’esercito, in pratica i servizi segreti della Rsi, le cosiddette “volpi argentate”.
Ma è nelle vicende del cosiddetto carteggio Mussolini-Churchill che il ruolo di Tommaso David avrebbe avuto un particolare e delicato rilievo al punto che, per tutelare la propria incolumità, egli è costretto a nascondere la sua vera identità fornendo false generalità (colonnello De Santis, Nostromo, Luigi Grossi ed altri nomi ancora), cosa questa per la quale nel 1951 sarà processato e quindi assolto con formula piena avendo dimostrato di essere stato costretto a mantenere l’incognito per proteggersi.
È aprile del ’45. Giovanna David racconta: “Mussolini convocò mio padre a Gargnano, sul Lago di Garda, nella prima metà del mese, mentre si apprestava alla fuga che si sarebbe conclusa, di lì a pochi giorni, con i tragici fatti di Dongo. Mio padre rimase a Gargnano una settimana circa. Poi ripartì. Fu allora che il duce gli consegnò le due preziose valigette contenenti il carteggio. (…) ‘Sono documenti importantissimi’, gli disse. ‘Serviranno per la Patria’. Papá avrebbe dovuto restituirgliele qualche giorno dopo a Merano. All’inizio, infatti, il duce pensava di rifugiarsi in Alto Adige. Questo era anche il consiglio che gli aveva dato mio padre. Poi, purtroppo, Mussolini cambiò programma”6.
Finita la guerra, le due valigette, che, dice Giovanna David, suo padre custodì con particolare cura ed attenzione, divennero oggetto del desiderio specialmente da parte dei servizi segreti inglesi e, addirittura, di Churchill in persona che, a settembre del 1945, sarebbe andato in vacanza sul lago di Como in compagnia della figlia Sarah, di un sergente di Scotland Yard e di un cameriere personale, ufficialmente per un periodo di riposo ma in realtà per cercare di riappropriarsi del carteggio con Mussolini.
Ma perché quelle lettere erano tanto importanti? Tra le altre, due in particolare sarebbero state scottanti. In una Churchill avrebbe chiesto a Mussolini di entrare in guerra al fianco di Hitler “per costituire poi”, avrebbe scritto Mario Lombardo sul settimanale Epoca a settembre del 1995, “un elemento di moderazione una volta che l’Asse avesse vinto la guerra”. Nell’altra, invece, Churchill avrebbe proposto a Mussolini “di unirsi alla Gran Bretagna per combattere insieme l’Urss dopo la fine della guerra, nonostante i sovietici fossero alleati dell’ Inghilterra”. “Stando così le cose, ma molti ne dubitano”, commenta Dino Messina, “la pubblicazione delle lettere avrebbe danneggiato irrimediabilmente la carriera di Churchill. Ecco perché lo statista britannico avrebbe fatto di tutto per recuperarle”7.
Ma le due valigette che fine fecero? Secondo alcuni, Tommaso David le avrebbe consegnate ad Alcide De Gasperi in cambio di un’amnistia per i detenuti fascisti e la commutazione in oro della medaglia avuta nel 1942. Ma nella richiamata intervista Giovanna David smentisce tutto affermando, tra l’altro, che il padre non avrebbe mai consegnato quei documenti a De Gasperi: “Lui disprezzava De Gasperi. Lo considerava un traditore dopo l’accordo del 1944 con l’Austria per la questione dell’Alto Adige”8. Dice, invece, che il padre consegnò il carteggio direttamente a Winston Churchill: “mio padre mi ha raccontato di aver ottenuto, al momento della consegna delle lettere delle precise promesse per l’Istria e la Dalmazia che Churchill non ha poi mantenuto. Mio padre si è recato a Roma due volte. La prima senza il carteggio per prendere gli accordi necessari. Credo che per la trattativa abbia preso contatti con l’ambasciatore inglese presso la Santa Sede. Non so di preciso. La consegna dei preziosi documenti è poi avvenuta in Vaticano, agli inizi degli anni Cinquanta. In Vaticano magari smentiranno, ma è andata proprio così (…). Povero papà, tutto quello che ha ottenuto è stata poi una medaglia d’oro al valor militare. Glie l’hanno consegnata a Bolzano nel novembre 1956”9.
Si tratterebbe, per alcuni, di una “riconversione” di quella avuta per l’azione dell’8 dicembre 1942 “con un provvedimento”, secondo Elio Ricciardi, “veramente eccezionale considerando il clima politico del dopoguerra ed il ruolo importante che l’interessato ebbe nei servizi segreti della R.S.I.”10. Mistero per mistero, il sito internet del Quirinale non citerebbe la medaglia d’oro Tommaso David mentre quello della Marina pubblica la motivazione con la data dell’azione antipartigiana11: “Spinto da grande amor di patria, si arruolava volontario, sebbene sessantasettenne. Al comando di un gruppo di volontari da lui organizzato ed addestrato, operava in uno scacchiere particolarmente delicato. Durante un violento combattimento contro forti bande ribelli, infliggeva loro sensibili perdite e ne conteneva l’impeto offensivo. Successivamente conosciuta la fine gloriosa di un figlio combattente nello stesso scacchiere, rifiutava di lasciare il suo posto e dopo aver portato l’ultimo saluto al congiunto ritornava tra i volontari ed assumeva il comando di una formazione ragguardevole e complessa, continuando a combattere. In una azione di grande rilievo, ferito al petto rifiutava ogni soccorso e rimaneva tra i suoi dipendenti fino al felice esito delle operazioni per guidarli prima ed organizzarli dopo. Fulgido esempio di romana virtù (Zaton – Gospa – Srimska (Balcania), 8 dicembre 1942)”12.
Al termine del conflitto Tommaso David si ritirò a Merano dove riprese l’insegnamento nel campo sportivo, ricoprendo anche cariche amministrative. In seguito, andò a vivere con il figlio Ermenegildo a Genova, dove sarebbe morto.
Decisamente una vita intensa e vivace. E, forse, anche un tantino spericolata.


1 Da una intervista di Alessandro Zanella a cura di Gaspare Di Sclafani pubblicata in un due puntate sul settimanale Gente presumibilmente nei primi mesi del 1993.
2 www.marina.difesa.it/storia/movm/…/MOVM6038b.asp
3 Idem.
4 Serafino Gino ZINCONE, Casalvieri (Contributo alla sua storia. I Sindaci). 1990, pp. 87-88.
5 Intervista a Gente, cit.
6 Idem.
7 Il mistero del carteggio con Churchill. Ecco la pista del fedelissimo David. Corriere della Sera, 10 settembre 1995.
8 Intervista a Gente, cit.

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