Tra storia e leggenda Cassino: la grotta dei banditi a Caira


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Studi Cassinati, anno 2009, n. 4
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di Sergio Saragosa


Ad ovest di Caira, al culmine della Cavendish Road (così venne chiamata dagli alleati la mulattiera che dalla contrada Fonnone si inerpica lungo il fianco della collina e che nel mese di marzo del 1944 fu ampliata dai genieri polacchi per cercare di prendere alle spalle l’abbazia di Montecassino con una colonna di carri armati), nella località Pozzo Oliveto (in dialetto Puzz’alvìtö), ha inizio il torrente denominato “Il Dente”, che nel suo primo tratto precipita quasi in verticale, raggiungendo poi la contrada Monterotondo con una pendenza meno accentuata.
Lungo la sua sponda destra, appena dopo poche centinaia di metri e a circa una ventina di metri dal fondo, esiste da tempi remoti una grotta conosciuta dagli abitanti di Caira come “Vrótta degli abbannìti”, ovvero Grotta dei banditi. Di questa grotta si fa menzione già nell’anno 1593 per un sanguinoso episodio riportato dal Gattola nel secondo Volume dell’Historia e che qui di seguito riportiamo integralmente.
“Fu anco mirabile caso appresso questo d’una compagnia di nove tali havendo scorso fin’alla porta di Napoli, venivano sì carichi d’oro che non lo potevano portare, caricavano chi trovavano fino ai nostri serventi dovechè come piacque a Signore essendo sopra il larghetto di Caira, vicino alla possessione comprata l’anno addietro dal Monastero in un vallone, detto pozzo oliveto fur seguitati dalla corte e dalli huomini di S. Germano, dove a furia di pietre per il più furon’tutti nove eccisi il 6 agosto 1593 non senza perdita di sangue dell’assalenti, però con utilità smisurata fu fatta una preda incredibile di scuti d’oro, diceano, che fur’ritrovate da cinquanta sette catene d’oro, una sola delle quali valeva, settecento ducati, con altre gioie, e coralli, oltre i carichi d’oro e quel che avevano addosso loro ne fur’trovate molte centinaia ammucciate in quell’angustia per quei cantoni”.
Sicuramente quei nove malviventi erano diretti alla Grotta dei banditi che era il loro covo. La nostra zona data la caratteristica delle rocce che ne formano i rilievi è ancora oggi ricca di grotte che nei secoli scorsi furono il rifugio dei briganti e la loro presenza ha favorito il proliferare di storie a volte forse anche veritiere circa l’esistenza in esse di piccoli e grandi tesori. L’accesso alla grotta è nascosto da una lastra di roccia pendente e oggi è difficilissimo entrarvi sia per la vegetazione cresciutavi intorno, sia perché si trova a perpendicolo sul fondo del torrente irto di pericolose rocce. Il suo interno in leggero declivo, agli inizi del 1944, durante la guerra, ha ospitato diverse decine di sfollati per un lungo periodo. In alto, a circa una dozzina di metri dal fondo si apre una larga galleria che, si dice, dovrebbe portare sotto l’abbazia di Montecassino. Della Grotta dei banditi, nella quale io sono entrato con un amico compiendo vere acrobazie e aiutandomi con una fune, dai vecchi del paese, ho sentito spesso raccontare una strana storia, quella che segue.
Un abitante di Caira, molto tempo fa, prima dell’ultima guerra, venne a conoscenza dell’esistenza di un grande tesoro celato in questa grotta dai banditi, ma protetto da un arcano sortilegio. Questo nostro compaesano, esperto in arti occulte (ho avuto modo di sfogliare alcuni suoi testi acquistati a Napoli e conservati ancora da un suo nipote), non si sa come, venne a conoscenza della formula magica da recitare per imprigionare in un piccolo otre il mago che stava a guardia del tesoro. Aiutato da due fedeli amici si recò una mattina nella grotta, recitò ad alta voce la formula magica e d’un tratto i tre, esterrefatti, videro materializzarsi una nuvoletta di vapore a forma di mago che andò a imprigionarsi nel recipiente tenuto in mano dal capo del terzetto. Costui, tenendo in mano il tappo, contento di essere riuscito nell’ardua impresa, prima ancora che l’ultima scia di vapore fosse entrata nel contenitore urlò in preda all’entusiasmo “Te l’ho fatta!”. Non avesse mai pronunciata quella breve frase! L’incantesimo fallì e i tre scomparvero dall’interno della grotta e addirittura dal paese.
Furono visti rientrare stralunati alla proprie case alcuni giorni dopo, arrivando da direzioni diverse. Le loro bocche rimasero cucite per sempre e a nessuno fu mai raccontato che cosa era loro successo.
Il tesoro, ben protetto dal mago, forse è ancora li e aspetta che qualche ardimentoso vada alla sua ricerca. Però … attenti al mago …è un furbone!

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