CASINUM E I SUOI MONUMENTI Esame storico-architettonico: prosegue il dibattito


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Studi Cassinati, anno 2009, n. 4

di Alessandro Betori e Silvano Tanzilli

In un recente, stimolante contributo apparso su Studi Cassinati1, sintesi e ricapitolazione di alcuni densi articoli pubblicati nel recente passato2 , Filippo Coarelli ha come di consueto lanciato un pesante sasso nelle acque invero non stagnanti3, ma per certi versi immote4, dell’archeologia cassinate. Non sottraendosi, come gli è solito, al fascino delle ricostruzioni di ampio respiro, Coarelli riassume i principali dati sull’evoluzione storica, istituzionale e monumentale dell’antica Casinum, padroneggiando da par suo le fonti storiche, epigrafiche, archeologiche a disposizione e giungendo a sparigliare le carte con una affascinante, ma invero sorprendente ipotesi: i principali monumenti della città, teatro, anfiteatro, cosiddetta Tomba di Ummidia Quadratilla, si dovrebbero alla munificenza di un grande personaggio della storia e cultura romane del I secolo a.C., il reatino Marco Terenzio Varrone, morto vecchissimo nel 27 a.C. dopo una vita per molti versi avventurosa, e padrone per un certo lasso di tempo di una sontuosa villa situata, come ce ne informa egli stesso, “sub oppido Casini” (Varro, De re rustica, V, 2).
Lungi dal volere contestare la ricostruzione critica proposta dal Coarelli, poiché essa va per così dire assimilata prima di essere discussa, e non è questa la sede per farlo, vorremmo proporre alla riflessione di studiosi e appassionati alcune considerazioni che serviranno, se parranno fondate, a stimolare l’interesse e il dibattito scientifico.
È necessario innanzitutto mettere da parte ipotesi aprioristiche, di stampo vorremo dire campanilistico, quali l’acritica attribuzione dei monumenti citati, o di alcuni di essi, all’opera della nobildonna cassinate Ummidia Quadratilla, figlia del console di età claudia Gaio Durmio Quadrato e nota dalle lettere di Plinio il Giovane per i suoi costumi e sostanze, sebbene il suo nome risulti tradizionalmente legato ad uno di essi e vi siano prove tangibili di suoi interventi sugli altri.
È lo stesso Coarelli a proporre questa via, citando, in un recente contributo sulle vicende istituzionali di Casinum, gli interessi che avevano nella zona altri importanti personaggi vissuti a cavallo negli estremi anni della Repubblica5 : fra di essi spicca Varrone, ma solo per la fama legata al personaggio e per la menzione della villa e della sua famosa voliera6 nella sola sua opera conservata integralmente, poiché non pare, se non si debba a difetto della documentazione, che egli risulti particolarmente legato alla comunità locale, al punto almeno di profondere somme notevolissime per le funzioni pubbliche e il decoro della cittadina e, in particolare, di accettare o addirittura finanziare l’erezione di un edificio in cui sarebbe dovuto essere sepolto.
A questo punto, tuttavia, è bene proporre all’attenzione dei lettori alcuni dati ed ipotesi sui monumenti medesimi, in parte richiamando vecchie riflessioni, in parte ed ove possibile formulandone di nuove.

Il teatro
Il problema della datazione del teatro è stato recentemente affrontato da Patrizio Pensabene7 , il quale lo riconduce all’età augustea avanzata, sia in base alle epigrafi rinvenute da Gianfilippo Carettoni nello scavo del 1936 (dediche a Lucio e Gaio Cesari), sia nell’analisi della decorazione architettonica della scaenae frons, in rapporto all’azione di Agrippa o nell’ambito della propaganda che, dopo la sua morte, avvenuta nel 12 a.C., preparò la successione dei suoi figli, Lucio e Gaio, scomparsi anch’essi prematuramente fra il 2 e il 4 d.C., al princeps Augusto, loro nonno. L’Autore, pur registrando i tratti arcaizzanti nel progetto del teatro cassinate messi in valore da Coarelli, li situa nella temperie architettonica caratteristica di alcuni organismi teatrali della media-tarda età augustea, rilevandone le somiglianze con i teatri di Ostia, patrocinato dallo stesso Agrippa, e di Marcello a Roma, inaugurato nel 13 a.C.
I recenti scavi e restauri (a. 2000)8 paiono confermare questa ipotesi: essi hanno consentito di leggere in maniera più approfondita l’impostazione generale del monumento, che si attesta fra due tracciati viari conosciuti, paralleli tra loro e ruotati di 5° verso ovest, presumibilmente più recenti rispetto alla sistemazione del possibile percorso intramuraneo della via Latina, sistemato entro i primi anni del principato augusteo (probabilmente in rapporto con i miliari del 28 a.C.)9.
L’edificio si presenta complessivamente composto da una cavea addossata al monte, dalla struttura muraria della scena e da una porticus post scaenam formata da tre ambulacri doppi e da uno singolo addossato al retro della scena stessa.
Tutta la costruzione risulta essere unitaria sia per la qualità delle malte utilizzate, sia per la scelta dell’apparecchiatura muraria composta da opus reticulatum bicromo (scapoli di calcare bianco e calcare poroso scuro di cm 5-7 di lato), come anche per le caratteristiche strutturali delle ammorsature tra i vari elementi strutturali (sostruzioni della cavea, muro di coronamento e muri laterali degli ambulacri), che risultano ben concatenate, come gli stessi piani di calpestio, che appaiono omogenei tra gli ambulacri stessi e l’orchestra.
Il teatro di Cassino, inoltre, pur presentando una scena piuttosto stretta ed esageratamente allungata, corrisponde ad alcuni dei criteri codificati da Vitruvio nel De Architectura, pubblicato tra il 27 e il 23 a.C., specie per quanto riguarda la realizzazione della porticus post scaenam10 e per la perfetta impostazione dei 4 triangoli equilateri ruotati sulla circonferenza minore dell’orchestra11, necessari ad individuare le distanze tra il palcoscenico e la cavea e il corretto orientamento delle scale di distribuzione nell’ima cavea, pur con gli importanti distinguo avanzati da Coarelli, che lo avvicina alla pianta del Teatro di Pompeo a Roma per come tramandata dalla Forma Urbis severiana12. Per accettare l’ipotesi della datazione del monumento entro la metà del I secolo a.C. bisognerebbe in ogni caso ammettere una significativa anticipazione di alcune caratteristiche raccomandate da Vitruvio (per quanto esse possano essere anche il riflesso di istanze progettuali consolidate), oppure postulare la realizzazione degli ambulacri in una fase successiva, circostanza come si diceva improbabile per l’armonica composizione strutturale dell’insieme.
Restano da definire le difficoltà poste dall’iscrizione marmorea disgraziatamente perduta rinvenuta dal Carettoni negli scavi del teatro, con probabilità parte della decorazione architettonica dell’edificio, messa in valore dal Coarelli in quanto menzionante verisimilmente un patr(onus) praef(ecturae), dunque non concepibile nella seconda metà del I secolo a.C., quando la città sarebbe divenuta prima, per pochi anni, municipio, poi colonia 13, nonché modalità e misura degli interventi di Ummidia Quadratilla, cui un’iscrizione frammentaria14 attribuisce il restauro dell’edificio. La datazione del cosiddetto Eroe di Cassino, statua ritratto virile in nudità eroica rinvenuta nello scavo del teatro15, se non la si voglia ritenere non pertinente alla decorazione dell’edificio scenico, costituisce anche essa un problema, in quanto non pare potere scendere oltre il 40-30 a.C. Che essa rappresenti Varrone appare per molti versi invece dubbio, anche solo per motivi di verisimiglianza, poiché all’epoca cui la riferisce Coarelli il magistrato ed uomo di lettere reatino avrebbe dovuto avere circa settanta anni, mentre il personaggio in essa ritratto è uomo nella piena maturità16.
Appare infine interessante e da analizzare più approfonditamente l’uso dell’opera reticolata bicroma, tipico dell’edilizia di età augustea17, sebbene anticipato in murature di diversa orditura18. Le difficoltà, d’altro canto, accettata che sia la datazione della decorazione architettonica fissata da Pensabene, non sarebbero minori nella ipotesi di Coarelli, con la necessità di postulare una completa ristrutturazione della scenae frons a pochi decenni dalla costruzione del teatro.

L’anfiteatro
Rimandando per l’analisi architettonica dell’anfiteatro cassinate ad un precedente contributo19, appare opportuno affrontare il problema posto dalla cronologia del monumento, per la definizione della quale si possono seguire diversi criteri. Quello tipologico, per il quale l’edificio cassinate è ascrivibile alla categoria delle costruzioni piene, con la cavea appoggiata a monte sul declivio e a valle su terra di riporto costipata all’interno delle murature perimetrali, non appare risolutivo in quanto gli edifici a struttura piena coprono un periodo che va dal 70 a.C. ca. passando per l’età augustea , alla piena età imperiale20. Impossibile risulta d’altro canto un esame stilistico dei partiti decorativi, non presenti o del tutto scomparsi, come ad esempio nel muro del podio dell’arena, probabilmente in origine affrescato. I dati desumibili dall’analisi delle murature, talvolta erroneamente ritenute in opera incerta per la pessima esecuzione della lavorazione21, ma in realtà classificabili come opera reticolata22, per quanto non conclusivi, paiono indiziare per loro parte una datazione più bassa di quella alla metà del I secolo a.C. o addirittura nel corso del secondo quarto di esso avanzata da Coarelli. La stessa collocazione topografica del monumento, posto sul terrazzo inferiore, nelle vicinanze dell’area funeraria attiva a partire dall’età arcaica sino alla piena età romana, potrebbe fare pensare ad una “aggiunta” alla dotazione di edifici pubblici della città, sebbene siano note le motivazioni che inducevano gli antichi pianificatori a posizionare gli anfiteatri, ove possibile, in zone eccentriche delle città o al di fuori di esse. Una prova che sembrerebbe inoppugnabile è fornita invece dalle note iscrizioni di Ummidia Quadratilla23
Se gli altri criteri lasciano dunque adito a dubbi, poiché definiscono un arco temporale troppo ampio, esse parrebbero dirimenti, ma la tipologia del monumento24, con il muro perimetrale non articolato associato alla struttura piena, parrebbe esageratamente attardata per una datazione alla metà del I secolo d.C., e vi sono nella documentazione epigrafica numerosi esempi di rifacimenti e restauri di edifici pubblici ove la gratitudine per il benefattore fece scrivere “fece” in luogo di “restaurò”, anche a non volere consentire con l’ipotesi del Coarelli che riferirebbe la munificenza di Ummidia alla sola cavea. In realtà, non essendoci prove di un intervento da parte di Varrone e in considerazione della tecnica di costruzione, l’anfiteatro di Cassino potrebbe bene situarsi nella tarda età augustea o anche scendere sino all’ età giulio-claudia, datazioni da assegnarsi rispettivamente ad alcuni edifici ad esso paragonabili quali quello della vicina Venafro25 e a quello di Marruvium (S. Benedetto dei Marsi presso Avezzano)26. In tal caso esso potrebbe, peraltro del tutto ipoteticamente, essere attribuito all’intervento di Gaio Durmio Quadrato, la cui carriera culminò in età claudio-neroniana, prendendo tuttavia avvio nei decenni precedenti. In tal caso l’iscrizione di Ummidia, da riesaminarsi con attenzione anche per quanto concerne una eventuale possibilità di datazione su base paleografica, potrebbe interpretarsi come semplice sanzione della conclusione dell’opera.

La c.d. Tomba di Ummidia
La Tomba c.d. di Ummidia Quadratilla fu edificata all’interno dell’area urbana di Casinum, a breve distanza dal Teatro. L’edificio presenta due livelli: quello superiore, di cui non resta traccia se non il tamburo in blocchi lapidei, terminato inferiormente da una modanatura non intagliata, rappresentava una sorta di podio che doveva sostenere un tumulo in terra ovvero un edificio destinato, almeno simbolicamente27, al culto funerario, il quale si affacciava sull’asse urbano corrispondente all’attuale via del Crocifisso, mentre la parte inferiore era costituita da una cella in parte ipogea, realizzata con grossi blocchi in opera quadrata di calcare. L’ambiente presenta una pianta a croce greca, con bracci simmetrici (pro­fondi ognuno m 2,75) sormontati da volte a tutto sesto (alte m 8,50), e cupola emisferica al centro, nella quale si aprono quattro feritoie strette ed oblique, che dovevano illuminare l’interno. L’edificio è realizzato con una tecnica edilizia particolare: i blocchi calcarei, infatti, perfettamente squadrati, sono disposti in filari orizzontali, senza malta e uniti soltanto da grappe metalliche, parzialmente conservate.
Alcuni dati possono essere messi in valore per giungere ad inquadramento cronologico del monumento. Innanzitutto la posizione nello spazio urbano: l’edificio taglia la cinta muraria preromana della città e risulta perfettamente allineato all’asse urbano da identificare in via di ipotesi con il tratto urbano della via Latina come definito nella prima età augustea28. Esso dovrebbe dunque essere successivo a tale data.
La realizzazione dell’edificio appartiene inoltre al piano urbanistico della città, ipoteticamente risalente ad età augustea, in quanto esso risulta perfettamente allineato all’asse centrale del teatro romano, anch’esso in via d’ipotesi augusteo, ad una distanza di 3 actus.
Dal punto di vista costruttivo l’organismo a pianta centrale con spazio circolare con tre nicchie e dromos di accesso inserito entro una struttura quadrata, realizzata in conci di opus quadratum disposti in assise orizzontali, deve necessariamente essere stato costruito contemporaneamente alla fodera esterna in opus mixtum, caratterizzata da specchiature di opera incerta in calcare nella parte bassa e di reticolato nella parte alta fra ricorsi in mattoni, in quanto i grossi blocchi lapidei sono stati levigati a formare superfici geometriche solo all’interno della costruzione, mentre risultano irregolari su tutte le pareti esterne. L’uso dell’opera mista canonica, con ricorsi in mattoni e non in tegole fratte, risulta difficilmente ammissibile in età augustea in un ambito eccentrico quale quello di Casinum, ove sembrerebbe doversi proporre piuttosto una datazione almeno alla metà del I secolo d.C. La costruzione, d’altronde, non poteva esser completamente ipogea, circostanza che giustificherebbe la mancata regolarizzazione all’esterno dei blocchi lapidei, in quanto il piano interno di calpestio, quello del dromos di accesso e quello esterno del portico coincidono, mentre le fodere esterne, ad esclusione della facciata principale, nella parte inferiore risultano essere in una sorta di opera incerta, forse in quanto relative alla parte realmente coperta da terrapieno, con il che si risolverebbe l’apparente incongruenza ravvisabile nell’uso di tale tecnica, dovuto evidentemente a comprensibile trascuratezza nella conduzione di una parte nascosta alla vista.
Dal punto di vista dell’esame delle tecniche murarie l’opus quadratum del mausoleo limitato alle strutture portanti sembra corrispondere alle caratteristiche di murature attestate a Roma attorno alla metà del I secolo d.C.29, in un momento dunque non lontano dall’epoca cui porta l’analisi costruttiva delle fodere esterne in opus mixtum.
La stessa facciata in opus latericium appare coerente con l’insieme, senza necessità di postulare l’addossamento del portico30, di cui si ravvisano gli innesti degli archi sulla fronte del monumento: esso sarebbe stato progettato insieme alla struttura dell’edificio e avrebbe racchiuso in sé la struttura interpretata da Coarelli quale altare per il culto da tributarsi a Varrone eroizzato, che sarebbe da interpretarsi piuttosto quale pertinenza utilitaria, in via di ipotesi parte di una scala.
In conclusione l’edificio si daterebbe non prima della metà del I secolo d.C., quale struttura di uso non determinabile all’interno della piccola città: forse il templum della celebre iscrizione di Ummidia, o il sepolcro-cenotafio del padre Durmio Quadrato, morto attorno al 60 d.C. mentre era proconsole in Siria?


  1. A. VIII, n. 4 (ottobre-dicembre 2008), pagg. 247-251.
  2. F. Coarelli, “Varrone e il teatro di Casinum”, in Ktema, 17 (1992), pp. 87-108; Id., “Il ritratto di Varrone: un tentativo di paradigma indiziario”, in Splendida Civitas Nostra. Studi archeologici in onore di A. Frova, Roma 1995, pagg. 269-280; Id., “Le mausolée de Varron à Casinum? Une hypothése d’identification”, in R.E.L., 75 (1997), pagg. 92-112.
  3. Si vedano i numerosi contributi raccolti in E. Polito (ed.), Casinum oppidum, Atti della giornata di studi su Cassino preromana e romana, Cassino, 8 ottobre 2004, Cassino 2007, nonché le recenti messe a punto e novità sul Ninfeo Ponari (A. Betori, S. Tanzilli, M. Valenti, “Il Ninfeo Ponari di Cassino: nuove acquisizioni e prospettive di valorizzazione”, in G. Ghini (ed.), Lazio e Sabina, Scoperte, Scavi e Ricerche, 5, Atti del Convegno “Quinto Incontro di Studio sul Lazio e la Sabina”, Roma 3-5 dicembre 2007, Roma 2009, pp. 483-498 e il breve resoconto comparso nel numero precedente di Studi Cassinati) e le ricapitolazioni e nuove acquisizioni sulle mura (rispettivamente A. Betori, S. Tanzilli, “Cassino e Montecassino”, in A. Nicosia, M.C. Bettini (eds.), Le mura megalitiche. Il Lazio meridionale tra storia e mito, Catalogo della Mostra, Roma, Vittoriano, 4 giugno – 8 luglio 2009, Roma, pagg. 147-157, e M. Valenti, “L’opera poligonale a Casinum: aspetti tecnici, problemi cronologici, considerazioni topografiche”, conferenza tenuta in occasione del recente Seminario Internazionale di Studi sulle mura poligonali (Alatri, 7-10 ottobre 2009).
  4. Si attende la pubblicazione di uno studio monografico dello stesso Valenti sull’urbanistica dell’antica Casinum.
  5. Si tratta in particolare di un nipote ed erede di Cesare, Quinto Pedio, console nel 43 a.C., morto nello stesso anno, il quale fu patrono della città: F. Coarelli, “Casinum. Appunti per una storia istituzionale”, in E. Polito (ed.), Casinum oppidum, Atti della giornata di studi su Cassino preromana e romana, Cassino, 8 ottobre 2004, Cassino 2007, pagg.37-41, in part. pag. 38 e s. (AE 1971, n. 97).
  6. A. Cassatella, “La voliera di Varrone a Cassino e l’evoluzione della tholos”, in G. Ghini (ed.), Lazio e Sabina, 3, Atti del Convegno Terzo Incontro di Studi sul Lazio e la Sabina, Roma 18-20 novembre 2004, Roma 2006, pagg. 333-340.
  7. P. Pensabene, Marmi e committenza nel teatro di Cassino, in E. Polito (ed.), Casinum oppidum, Atti della giornata di studi su Cassino preromana e romana, Cassino, 8 ottobre 2004, Cassino 2007, pagg. 101-122.
  8. S. Tanzilli, “Il teatro oggi”, in Studi Cassinati, a. I, n. 3 (dic. 2001), pagg. 161 e sgg.
  9. S. Tanzilli, Urbanistica dell’antica Casinum, in E. Polito (ed.), Casinum oppidum, Atti della giornata di studi su Cassino preromana e romana, Cassino, 8 ottobre 2004, Cassino 2007, pagg. 95-99. La questione del percorso della via Latina fra Aquinum e Casinum è lungi dall’essere risolta, come pure il problema posto dal transito di esso, se pure debba ammettersi, all’interno della seconda città: su tali problemi si veda M. Valenti, “Osservazioni sul percorso della via Latina fra Aquinum e Ad Flexum”, in Terra dei Volsci. Annali del Museo Archeologico di Frosinone, 2 (1999), pagg. 127-144. La stessa sussistenza, per il percorso fra le due città, della denominazione di Latina nova (sostenuta ad es. in S. Capozzella, Ricognizioni archeologiche lungo l’asse stradale tra Aquinum e Interamna Lirenas, in A. Nicosia, G. Ceraudo (eds.), Spigolature Aquinati. Studi storico-archeologici su Aquino e il suo territorio, Atti della Giornata di Studio – Aquino, 19 maggio 2007, Aquino 2007, pagg. 179-182) è tuttora discussa.
  10. Vitr., De arch., V, 9.
  11. Vitr., De arch., V, 7.
  12. F. Coarelli, “Varrone e il teatro di Casinum”, in Ktema, 17 (1992), cit.
  13. Da ultimo F. Coarelli, “Casinum. Appunti per una storia istituzionale”, in E. Polito (ed.), Casinum oppidum, Atti della giornata di studi su Cassino preromana e romana, Cassino, 8 ottobre 2004, Cassino 2007, pp. 37-41.
  14. M. Fora, “Ummidia Quadratilla ed il restauro del teatro di Cassino. Per una nuova lettura di AE 1946, 174”, in ZPE 94 (1992), pagg. 269-273 e in “Studi Cassinati”, a. IX, n. 2 (apr.-giu. 2009).
  15. F. Coarelli, “Il ritratto di Varrone: un tentativo di paradigma indiziario”, in “Splendida civitas nostra”. Studi archeologici in onore di A. Frova, Roma 1995, cit.; A. Cassatella, S. Tanzilli, “L’Atleta di Cassino”, in G. Cetorelli Schivo (ed.). Sport e ideale atletico, Milano 2002, pagg. 49-53.
  16. Andrà forse considerato al riguardo piuttosto il Quinto Pedio nipote di Cesare, onorato a Cassino come patrono e morto meno che cinquantenne nel 43 a.C. Il confronto con la statua-ritratto del duoviro ostiense Cartilio Poplicola, onorato per il coraggio dimostrato in un episodio minore delle guerre civili fra Ottaviano e Sesto Pompeo, dimostra che il personaggio ritratto nella statua cassinate non deve, in ogni caso, essere necessariamente ricercato fra i protagonisti della politica e delle vicende storiche di quegli anni turbolenti.
  17. Ad es. il Tempio del Foro di Teate Marrucinorum (Chieti) e l’Anfiteatro Fausto ad Interamna Nahars (Terni).
  18. Ad es. nell’opera quasi reticolata dell’Anfiteatro di Pompei (ca. 70 a.C.).
  19. S. Tanzilli, “L’anfiteatro romano di Cassino”, in G. Ghini (ed.), Lazio e Sabina, 2, Atti del Convegno “Secondo Incontro di Studio sul Lazio e la Sabina”, Roma 7-8 maggio 2003, Roma 2004, pagg. 97-102.
  20. J.-C. Golvin, Ch. Landes, Amphitheatres et gladiateurs, Paris 1990, pp. 49-52; 85; 86, 88; K. Welch,The Roman amphitheatre from its origins to the Colosseum, Cambridge 2007.
  21. Attribuita a scarsità di mezzi e particolari contingenze da A. Maiuri, in NSc 1929, p. 29.
  22. I cubilia sono tutti delle stesse dimensioni (cm 8-9) e le losanghe perfettamente inclinate a 45°.
  23. Se ci possono essere dubbi sull’interpretazione della famosa iscrizione del 1751, trovata da Cavatesori e descritta dal Della Marra (UMMIDIA, C(AII) F(ILIA) QUADRATILLA AMPHITEATRUM ET TEMPLUM CASINATIBUS SUA PECUNIA FECIT, CIL X, 5183), di dimensioni modeste (1,06×0,84) e collocata sull’ingresso della precinzione superiore, in quanto il “fecit” avrebbe potuto essere riferito a lavori di rifacimento, per rispetto della matrona, le perplessità parevano essere state fugate dal rinvenimento nel 1923 della seconda iscrizione (UMMIDIA QUADRATILLA, C(AII) F(ILIA), ASCONIA SECUNDA, S. Orlandi, Roma. Anfiteatri e strutture annesse con una nuova edizione e commento delle iscrizioni del Colosseo, Roma 2004, n. 47), rinvenuta da Amedeo Maiuri all’ingresso del fornice sud (A. Maiuri, “Cassino. Iscrizione monumentale presso l’Anfiteatro”, in NSc, pag. 29 e sgg.) e scritta a lettere cubitali su un enorme blocco (m 4,05×0,9×0,9). Essa era posta nel muro di coronamento nella breccia ancora visibile, occupando tutto lo spessore della muratura, dalla quale si è staccata a seguito del terremoto del 1231, come descritto nella Cronaca di Riccardo da San Germano “… et tunc de coliseo concussus lapis ingens eversus est”. Il monumento ebbe vita piuttosto lunga, come dimostra un’iscrizione rinvenuta nel teatro, datata attorno al 200 d.C. (Fora 1992, art. cit.), menzionante un “curator muneris gladiatoris”, magistrato preposto al controllo della spesa pubblica per spettacoli gladiatori e la probabile datazione all’età severiana del tribunal in laterizio posto sull’asse minore sul lato a monte.
  24. K. E. Welch, The Roman Amphitheatre from its Origins to the Colosseum, Cambridge 2007.
  25. Su di esso da ultimo L. Scaroina, “L’anfiteatro di Venafro“, in Lo Sport nell’Italia Antica, dai Sanniti ai Longobardi, Ripalimosani (CB) 2003, pp. 99-10.
  26. Si veda il contributo in corso di stampa H. Borghesi, V. Di Stefano, G. Leoni, F. Terracciano, D. Villa, “L’anfiteatro di Marruvium: le campagne di scavo 2004 e 2009“, conferenza tenuta nel corso del III Convegno di Archeologia Il Fucino e le aree limitrofe nell’antichità, Avezzano 13-15 novembre 2009.
  27. Non vi è apparentemente traccia di ingresso.
  28. Cfr. supra.
  29. VII periodo della classificazione del Marta: R. Marta, Tecnica costruttiva romana, Roma 1991.
  30. Ad esso potrebbero riferirsi, più che al tempio tardo repubblicano ipotizzato dal Coarelli ad ovest della Tomba di Ummidia, i due notevoli capitelli ionici a quattro facce in stucco su pietra calcarea travertinosa rinvenuti non in situ a breve distanza negli anni Settanta del secolo scorso: si veda su circostanze del rinvenimento e per un inquadramento cronologico alternativo a quello proposto da Coarelli-R. Bosso, “Materiali lapidei di età romana nel Museo Archeologico Nazionale di Cassino”, in E. Polito (ed.), Casinum oppidum, Atti della giornata di studi su Cassino preromana e romana, Cassino, 8 ottobre 2004, Cassino 2007, pagg. 123-142, part. 126-129.

 

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