CDSC: una messa a Cassino in suffragio delle vittime del 10 settembre 1943


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Studi Cassinati, anno 2009, n. 3

di Emilio Pistilli

Ha toccato il cuore dei Cassinati la celebrazione funebre in suffragio delle vittime civili del bombardamento del 10 settembre 1943 su Cassino da parte degli anglo-americani. Ci sono voluti 66 anni perché la città si ricordasse dei suoi primi martiri.
Per oltre mezzo secolo nessuno ha neppure cercato di sapere quante furono le vittime della seconda guerra mondiale della Città Martire: siamo stati noi del CDSC che abbiamo iniziato e portato a termine una capillare ricerca per ricostruire il Martirologio di Cassino, consegnato alla città con ben due edizioni del volume ‘Il martirologio di Cassino’ e culminata con la costruzione del ‘Muro del Martirologio’ presso il monumento ai caduti.
Si è soliti celebrare con la massima solennità – ed è giusto – quella del 15 marzo, quando la città fu rasa al suolo, mentre nessuno dei suoi abitanti cadde sotto quelle bombe perché ormai erano rifugiati altrove. La data del 10 settembre, invece, segna il vero inizio del martirio di Cassino, anche se è solo una data convenzionale perché lo stillicidio di vittime continuò nei giorni e mesi successivi e toccò il culmine il 15 febbraio 1944 con il bombardamento di Montecassino, tra le cui macerie trovò la morte un numero imprecisato di Cassinati: solo nel crollo del soffitto della falegnameria trovarono tragica fine almeno 142 persone; a queste vanno aggiunte le decine e decine di vittime tra la conigliera, lo scalone d’ingresso al monastero e le svariate grotte della collina.
La cerimonia funebre, organizzata dal CDSC, celebrata dall’abate di Montecassino dom Pietro Vittorelli nella chiesa di S. Antonio, assistito dal parroco d. Benedetto Minchella, il 10 settembre scorso, nella sua solennità ha visto la partecipazione sentita e commossa dei parenti delle vittime e di tanti cittadini cassinati che hanno gremito la chiesa, nonostante gli organizzatori non avessero volutamente diramato inviti ufficiali volendo che tutto restasse nell’ambito puramente religioso; tuttavia si è vista la presenza dell’associazione dell’Aeronautica in forma ufficiale con labari e medagliere, nonché del vicesindaco Michele Nardone.
Il presidente CDSC Giovanni Petrucci nel suo intervento all’inizio della messa ha tra l’altro detto: “Ci dispiace che dei primi martini della Cassino che fu non si abbiano notizie complete; ma quello che più ci rattrista è che esse non sono ricordate da una stele commemorativa e nemmeno da una targa all’angolo di una qualsiasi strada. Siate tranquilli, miei conterranei, che l’oblio non involverà tutte cose nella sua notte, né una forza operosa le affaticherà di moto in moto. È vero che un evento tenebroso coprì le case, le strade e i monumenti di questa città, che ruderi di mura sgretolate attendono ancora di essere liberati dalle erbacce per dichiarare con tutta evidenza che cosa accadde tanti anni or sono, ma le vite dei primi martiri non le ha portate con sé il vento; voi continuerete a vivere con noi finché il sole risplenderà sulle sciagure umane.”
Subito dopo, nel massimo raccoglimento dei presenti, il socio Erasmo Di Vito ha chiamato per nome una ad una le vittime di quel tragico giorno.
L’abate Vittorelli, nella sua omelia ha ribadito che il ricordare è non solo rivivere con la memoria eventi che ci hanno colpiti, ma anche un doveroso e partecipato pensiero a coloro che non ci sono più, un ‘riportare nel cuore’ ciò che è stato.
Al termine della cerimonia molti familiari delle vittime hanno voluto ringraziare gli organizzatori auspicando che ogni anno si possa ripetere il mesto rito della memoria.
In quel tragico giorno – vale la pena ricordarlo – caddero sotto le bombe degli aerei anglo-americani oltre cento cassinati: il numero esatto non si è mai potuto appurare .
Tutto accadde quando la città era in festosa euforia per l’annunciato armistizio di due giorni prima: si riteneva che ormai la guerra sul nostro territorio fosse finita. La raccolta delle salme e dei feriti fu organizzata immediatamente da volontari e dalle squadre del Comune, ma molti erano stati sepolti sotto le macerie e queste fu possibile, non rimuoverle, ma spianarle solo a guerra finita. Per questo motivo la conta delle vittime non si è mai potuta fare. Le salme raccolte furono collocate nei loculi vuoti del cimitero di S. Bartolomeo; altre furono ammucchiate nelle chiese di S. Rocco e di S. Anna, che, poi, furono letteralmente cancellate dai bombardamenti e dalla bonifica postbellica: la chiesa di S. Rocco affacciava sull’attuale via Marconi, di fronte al monumento alle vittime civili di guerra; quella di S. Anna sorgeva nell’area a monte di via Foro, attuale Vicolo S. Anna.
Alcuni anni fa, su nostra iniziativa, il Comune iniziò a ricordare quella brutta data con una toccante e semplice cerimonia presso il monumento ai Caduti, alla presenza di un picchetto militare, la deposizione di una corona al suono del “Silenzio”, seguito dall’ululato lugubre di una sirena ed dal suono di tutte le campane della città. Negli ultimi anni, non si comprende per quale ragione, la commemorazione è stata ignorata. Quest’anno, in maniera del tutto improvvisata e senza che la città ne venisse in alcun modo informata, il sindaco Bruno Scittarelli la mattina del 10 settembre ha deposto un mazzo di fiori ai piedi del monumento ai caduti; il suono della sirena ha chiuso la strana cerimonia: strana per chi ha udito la sirena senza sapere di cosa si trattasse.
Lungi da noi ogni polemica. Tuttavia riteniamo che le vittime di quel giorno vadano comunque ricordate ed onorate. Le testimonianze di alcuni sopravvissuti parlano di oltre cento vittime in quella sola giornata, ma nella nostra ricostruzione del Martirologio di Cassino abbiamo potuto ritrovare solo 76 nomi. C’è da tener presente che nei bombardamenti della città andarono perduti tutti i registri di Stato Civile, per cui è risultato impossibile fare dei riscontri. Ad ogni modo quei nomi ora figurano nell’elenco del Muro del Martirologio assieme a tutte le altre vittime cassinati.
Ha collaborato alla riuscita della cerimonia la tipografia di Ugo Sambucci, da sempre vicina alle iniziative del CDSC.

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