Il mio 10 settembre 1943


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Studi Cassinati, anno 2009, n. 3
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di Italo De Angelis

È venerdì. Mia madre e mio fratello Aldo sono andati alla “Provvida” in via Napoli per prelevare con la tessera annonaria alcuni generi alimentari.
Sono solo in casa con nonna Domenica1. Verso le undici sento un rombo, prima lontano, poi sempre più vicino, diventa assordante.
Mi precipito fuori il terrazzo di casa in via Arigni 32. Guardo in alto. Sulla verticale a destra di viale Dante scorgo grossissimi aerei, argentei, nel cielo terso, provenienti dal mare. È una formazione compatta a freccia e non vola tanto in alto.
Sento uno sfrigolìo, come olio fritto in una grossa padella su fuoco vivo e poi scoppi, boati. Tutto trema.
Riesco a vedere colonne di fumo nero e denso che si levano dalla periferia della città verso la chiesa del Carmine. Sono in ansia per mia madre e mio fratello. Con mia nonna mi porto giù al piano terra, inebetito.
Un bombardamento a freddo, a pochi giorni dalla liberazione – gli alleati sono vicini a Salerno, così si dice – spiazza tutti. Sopraggiungono, intanto, trafelati ed impauriti, i miei congiunti. Arriva ansimando e di corsa lo zio di Antonella, mia compagna di giochi, che cerca una pala. Dice, piangendo, che la nipotina stamane è andata a casa dello zio Avv. Baccari che è stata la prima ad essere colpita e rasa al suolo.
Oh mio Dio! Che tragedia!
L’incursione, per fortuna, è stata di breve durata ed ha colpito la fascia periferica Sud orientale della città: villa Baccari, villa Marconi, Curia.
Molte bombe sono cadute in terreni aperti. Ci sono morti e feriti. Sento un rombo di motore. Passa velocissimo un autocarro tedesco con un soldato in piedi sul cassone che si regge con grande sforzo alla cabina, dirigendosi verso il centro.
Dopo poche ore abbandono la casa di via Arigni con mia madre, mia nonna e mio fratello Aldo e mi rifugio in località “Crocefisso” con le sorelle del Prof. Angelo Gaetani, nostre vicine di casa. Lasciamo sul portone un biglietto con il nuovo recapito per mio padre2, in servizio a Frosinone e per mio fratello Fulvio, militare a Livorno. Questa casa non la rivedrò più, neanche distrutta.
Sistemato al “Crocefisso” con i miei in una stanza che era adibita ad aula scolastica, nel pomeriggio, verso l’imbrunire sento nel cielo un rombo di motore d’aereo che evoluisce su Cassino.
Mi porto fuori la casa giusto in tempo per vedere un aereo che si impenna dopo aver urtato uno dei cavi della funivia e va a cadere oltre la stazione ferroviaria. È un piccolo aereo da caccia tedesco con i colori mimetici.
Qualcuno che assiste al fatto commenta dicendo che il pilota tentava di passare tra le funi. Certo è che il grosso canapo l’ho visto tranciato a terra qualche decina di metri oltre l’acquedotto (colonia solare) verso la Rocca, qualche giorno dopo, sfuggendo ai rastrellamenti dei tedeschi.

Considerazioni e precisazioni dell’Autore, dodicenne all’epoca dei fatti
– Le foto finora pubblicate che mostrano Cassino dopo il bombardamento del 10 Settembre 1943, di provenienza alleata (vd. foto in basso), hanno un valore puramente indicativo. Portano infatti, i segni ben visibili di altre successive incursioni, più pesanti per i danni agli immobili cittadini, meno gravi per la popolazione che subito dopo l’attacco del 10 abbandonò quasi totalmente la città, lasciando campo libero allo “sciacallaggio”: altro brutto periodo per Cassino, di cui si è poco parlato e scritto.
Incursioni si ebbero il 28 Settembre, il 4 Ottobre, il 5, il 9, il 10 ecc. mirate alla stazione, alla Casilina che attraversava la città, mentre il 3 Novembre cominciarono ad arrivare le prime cannonate.
– Ad iniziare dalla metà di Novembre i tedeschi minarono e fecero saltare tutte le costruzioni che avrebbero in seguito potuto ostacolare il loro campo di tiro dalle falde del Monte – già incardinato nella linea Gustav –: ponti, binari e massicciata della ferrovia. edifici solidi come il Mulino Barbato ed altri.
– Le buche che si osservano in alcune foto, ai margini di via Pascoli e dintorni, viste da vicino, sono vere e proprie voragini di alcuni metri di profondità ed oltre dieci metri di diametro. Se fossero state causate dalle bombe del 10 Settembre non sarei qui a raccontarlo, né avrebbero potuto far ritorno a casa mia madre e mio fratello che si trovavano proprio in via Pascoli, di ritono dalla “Provvida”. Gli edifici crollati lungo viale Dante, le altre bombe cadute lungo Corso V. Emanuele e Principe Umberto avrebbero causato, data l’ora, centinaia e centinaia di vittime. Le bombe del 10 Settembre non causarono neanche la rottura dei vetri di casa mia mentre nelle foto ci sono buche a qualche decina di metri.
– Il primo bombardamento di Cassino avvenne da parte dell’USAF che attaccava le truppe tedesche, in ritirata da Salerno. Nei giorni appena precedenti, il centro di Cassino era stato intasato dal traffico militare tedesco che ritirava dal fronte il grosso della divisione H. Göring. La via Casilina che attraversava la città era percorsa lentamente da carri Tiger, Panther, semoventi, cannoni, autocarri, ambulanze, camionette e grossi rimorchi portacarri. Mezzi grossi, difficoltosi da manovrare negli attraversamenti ad angolo retto dell’abitato come la curva dell’Excelsior. Da non dimenticare, due edifici scolastici zeppi di soldati in divisa cachi.
Dall’alto doveva essere un bel bocconcino. Bombardando il centro (S. Antonio – villa Comunale – Principe Umberto) si sarebbe bloccato tutto. Ma a che prezzo!
Le bombe sbagliarono di qualche grado. Nessun mezzo tedesco venne colpito perché il traffico era inaspettatamente cessato da qualche ora. Solo innocenti vittime civili: 60, 80, 120, non si è mai saputo con certezza.
Gli americani – e lo dicevano gli inglesi – erano famosi per i loro errori, ma le loro bombe erano lo stesso devastanti perché saturavano la zona, distruggendo tutto.
Ne avremo fra qualche mese le prove, a Montecassino e di nuovo a Cassino.
– L’interruzione della funivia-il cui servizio era già da qualche mese sospeso, sia per la mancanza di energia elettrica dovuta agli allarmi aerei, sia per scopi precauzionali, sia perché poco usata- è avvenuta nel tardo pomeriggio dello stesso giorno 10 Settembre, ed è stata collocata erroneamente da alcuni autori, anche locali, nel mese di Luglio 1943 nella circostanza delle incursioni aeree sull’aeroporto di Aquino.
– Purtroppo gli anni passano. Qualcuno ancora mi dice sorridendo: “Ah tu eri nell’Abbazia…”, oppure vengo additato oramai come un fenomeno da baraccone.
Io, intanto, spesso la notte, dormendo, sento ancora il fragore delle esplosioni del 15 Febbraio e, con preoccupato disappunto di mia moglie, annaspo con le braccia nell’aria cercando di sottrarmi alla terra soffice, calda e fumante che tenta di tirarmi giù e ricoprirmi.


1 Nel mese di Ottobre “rastrellata” dai tedeschi, insieme ad altri, in contrada Crocefisso e deceduta a Cremona nel Febbraio 1944.
2 Deceduto nella “conigliera” dell’Abbazia il 09.02.1944.

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