Il Ninfeo Ponari fu un provvidenziale rifugio durante la guerra


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Studi Cassinati, anno 2009, n. 4

di Italo De Angelis

Sull’ultimo numero di “Studi Cassinati” è apparso in copertina ed a colori il Ninfeo Ponari.
La foto mi ha riportato, non senza emozione per dolorosi ricordi, ad oltre 65 anni fa quando sfollato da Cassino il 10 settembre 1943, ho soggiornato con la mia famiglia fino al 24 ottobre in
contrada Crocifisso.
Sono stato ospite prima in una stanza adibita a scuola elementare al piano terra di un piccolo fabbricato sito proprio dove iniziava la curva del primo girone e quindi la strada “Crocifisso”.
Poi fui ospite nel caseggiato di fronte dove si installarono anche un gruppo di soldati tedeschi addetti alla manutenzione degli autocarri.
E, all’insaputa di questi, il “Ninfeo” fino ad allora sconosciuto, fu usato dagli abitanti della masseria come rifugio durante le incursioni aeree che spesso avvenivano sulla zona Casilina – Colosseo – stazione ferroviaria.
Era a poche decine di metri dal fabbricato verso villa Ponari, appena al di sopra della statale per Montecassino.
Allora era conosciuto come vecchio rudere romano; nascosto com’era fra la folta vegetazione e sotto uno strato spesso di terra e roccia non era individuabile. La sua imboccatura angusta in leggera pendenza verso l’interno dava nel locale che si vede nella foto. Il pavimento sconnesso, tufaceo, era ingombro di sassi, radici e terra.
Una debole luce filtrava dalle fessure del terriccio sovrastante.
L’entrata veniva mascherata con alte fascine di rami secchi. Dava riparo ad una quindicina di persone abitanti del vicino fabbricato di proprietà, credo, del Signor Giuseppe Sacco che ci aveva dato gentile ospitalità. Certo ci proteggeva dalle incursioni dei caccia-bombardieri nelle azioni di mitragliamento e di spezzonamento, ma sarebbe stato la nostra tomba se fossero intervenute “le fortezze volanti” col loro carico di bombe micidiali. Per fortuna ciò non avvenne.
I tedeschi stazionavano nella zona. Nello stesso fondo, all’inizio di via Crocifisso, a valle, gli uomini della “H. Göring” avevano, sotto alcuni grossi platani, mimetizzato due carri officina e posto il loro comando nella villa Ponari.
Il mio angolo preferito erano le due nicchie della parete di fondo.
Tale situazione si protrasse fino al 24 ottobre 1943, giorno in cui le “SS” tedesche iniziarono a rastrellare e deportare in altri luoghi la popolazione civile; di lì a poco la zona rimase deserta.
La mia famiglia, invece, decise di “darsi alla macchia” e fuggimmo sulla montagna e “Mal ce ne incolse”!
Lo stato dei luoghi descritto era effettivamente quello esistente nell’ottobre ‘43.
Oggi, forse, avrei difficoltà a riconoscerli non avendoli più rivisti dopo i nefasti danni provocati dalla guerra e dopo i “naturali” sconvolgimenti commessi dagli uomini o dalla loro colpevole incuria, così come in altre zone della “vecchia Cassino” e della sua montagna.

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