LE SUORE STIMMATINE A CASSINO dal 1859 ad oggi


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Studi Cassinati, anno 2009, n. 3

di Alberto Mangiante

Nel 1859, il 3 Luglio, le “figlie delle Sacre Stimmate”, più note con il nome di Stimatine, aprivano ufficialmente a San Germano (Cassino) un conservatorio per l’accudimento di orfane e ragazze povere. Il tutto era cominciato qualche anno prima quando la fondatrice dell’ordine suor Anna Maria Lapini, nel consueto giro che faceva tra le varie case che aveva fondato nel Regno delle Due Sicilie, passando per San Germano, volle visitare il Sepolcro di San Benedetto; ma protrattasi la visita più del dovuto fu costretta a chiedere ospitalità per la notte; era abate all’epoca Michelangelo Celesia1, che, indagando sulle intenzioni delle due donne, colse al volo l’occasione e invitò la Lapini a fondare in città un conservatorio, visto che all’epoca l’unica istituzione che svolgeva tale attività era stata chiusa.
Rendendosi disponibile a tale iniziativa, coinvolse a tal proposito la pia e ricchissima Baronessa De Rosa che si mise a disposizione della Lapini per trovare dei locali adatti a tale scopo. Comincia così una fitta corrispondenza tra la nobildonna, l’Abate e la Lapini. Come sede per ospitare l’istituto e l’ordine venne scelto un vecchio monastero che era stato occupato fino agli inizi del secolo dalle Cappuccinelle2. Lo stabile era sorto grazie a un lascito della nobildonna Gemma De Posis ed era situato nei pressi della Chiesa Madre, nel largario denominato Largo Foro Cassino3.
Il piccolo convento fu restaurato e dotato di beni di necessità, il tutto frutto dell’opera della baronessa. “La mattina 3 Luglio 1859, giorno dedicato alla festa del Preziosissimo Sangue fu fissato per l’apertura del Ritiro. Siccome in S. Germano vi sono altre religiose, che istruiscano nelle scole, che non tanto incontrano col popolo, credé bene il Prelato di non fare la funzione nel Duomo per timore che il popolo prendesse tutta la parte delle povere Stimatine, a doppio carico delle altre, saviamente e prudentemente la volle fare nella Cappella privata dell’Episcopio4”. Si recarono le monache condotte dalla Baronessa e da sua figlia e dopo la Santa Messa officiata dal Padre Abate5 la Baronessa De Rosa affidò il primo gruppo di orfanelle a Madre Lapini e alle suore. Iniziava così l’attività caritatevole ed educativa per le orfane e le bambine povere che legò l’ordine delle Stimmatine sia con le classi più abbienti che con gli strati più umili della città. L’Abate poi s’impegnò per una supplica al re Francesco II per una donazione dei locali dei conventuali, però con gli avvenimenti politici dell’epoca la cosa non ebbe più seguito. Con il passare degli anni, e con l’aumentare delle attività da svolgere e delle bambine da accudire, incominciarono a porsi i primi problemi di spazio, che in parte furono risolti nel 1888 dal Cavaliere Gaetano Martire6; alcuni immobili furono poi donati alle suore dalla Signore Concetta De Chiara e Teresa Panza in segno di gratitudine per essere state accudite fino alla loro fine7.
Nel 1926, in occasione del Centenario Francescano, fu raccolta una somma per i festeggiamenti e, avanzando una discreta somma, fece balenare nella mente della Madre Superiore la costruzione di un nuovo edificio atto a soddisfare le molteplici attività dell’istituto. Superando enormi difficoltà, tra cui anche il fallimento della banca custode dei risparmi delle suore, comprato dal comune un appezzamento di terreno vicino la chiesa del Carmine, si pose la prima pietra il 19 Marzo (festa di San Giuseppe) del 1931 dell’ edificio, su progetto dell’ing. Edoardo Patini; la costruzione venne affidata all’impresa Gravaldi di Sora e tra alti e bassi per mancanza di fondi nel giro di un paio di anni le suore, con tutte le loro attività, vi si trasferirono.
Nel frattempo s’impegnarono a restaurare e ad aprire al culto la contigua chiesa del Carmine chiusa al pubblico dopo le festività del 1929; apertura che venne fatta il 3 Ottobre del ‘40.
Ma purtroppo la tranquillità del luogo durò poco, si era in guerra e le truppe alleate risalivano ormai la penisola e quando si credeva che la guerra, con l’annuncio dell’armistizio, fosse ormai finita, si ebbe il 10 Settembre del ‘43 il primo bombardamento della città e molte bombe caddero proprio
nelle vicinanze del convento. Costrette come le altre comunità della città a lasciare tutto, furono ospitate con le ragazze prima a Montecassino e poi trasferite a Roma presso vari istituti.
Passata la bufera della guerra e costatando che l’edificio in parte era agibile, si era paventata l’occupazione da parte del comune di adoperare l’edificio; le suore con alcune ragazze, partendo da Sora con un mezzo messo a disposizione dal Comm. Gravaldi, arrivate a Cassino nel pomeriggio del 6 Dicembre, entrando alla chetichella nell’edificio, lo occuparono e a nulla valsero le proteste del sindaco e delle varie autorità: le suore furono irremovibili, la casa era loro e tale doveva rimanere.
I primi tempi le condizioni di vita furono molto disagevoli, era pieno inverno e alloggiare e dormire in un edificio semidiroccato fu una prova di coraggio da parte della comunità religiosa, come d’altronde lo fu per i primi coraggiosi cittadini che cominciarono a rientrare incuranti dei disagi e dei pericoli cui andavano incontro.
Piano piano l’edificio fu riadattato alla meglio utilizzando dapprima il piano terra, a destra, poi il secondo piano ed infine tutto il fabbricato, iniziando subito ad aprire le scuole e ridiventando così il centro delle varie attività della curia per lo smistamento delle attività distributive di aiuti internazionali di prima necessità alla popolazione. La vita era resa difficile oltre che per le varie privazioni anche per la mancanza di acqua, la si doveva andare a prendere all’unica fontana esistente in via Roma, e la mancanza di energia elettrica: la corrente venne allacciata i primi di Dicembre del 1946; inoltre bisognava industriarsi per sopperire alle carenze igieniche incominciando a combattere con la malaria che iniziava già a fare le prime vittime.
Nel Settembre del 1949, eletta Madre Superiora Sr Amalia Fanelli, furono avviate le pratiche per il restauro dell’intero edificio, la costruzione del secondo piano e la costruzione dell’ospizio contiguo al vecchio edificio.
Il progetto fu approvato il 16 Dicembre 1952 e i lavori, affidati all’impresa Gravaldi, iniziarono nel Gennaio del 1953 per finire nel Settembre del 1954, e il 4 Ottobre 1954, alla presenza del Padre Abate Ildefonso Rea ed alle autorità civili e militari, si aprì la casa di riposo dedicata al compianto Gregorio Diamare e i nuovi locali dell’orfanotrofio (ospitando anche i maschietti come interni) intitolati a San Luigi, in onore di Don Luigi Sturzo, che molto si era prodigato per venire incontro alle esigenze della comunità; così come non era mai mancato il sostegno, sia morale che materiale, con i vari abati succedutisi, dal Pappalettere in poi, in special modo Diamare, Rea, Matronola e D’Onorio.
Nel 1959 fu acquistato del terreno vicino la chiesa di San Pietro per potere costruire un nuovo ospizio per anziani constatando che le due attività, bambini e anziani, non potevano coabitare nello stesso stabile, ma la cosa non andò più avanti in quanto, per mancanza di personale, l’ospizio fu costretto a chiudere.
Delle varie attività dell’istituto rimanevano la scuola materna ed le elementari frequentate sia da bambini esterni sia da bambini interni, ma alla fine degli anni Ottanta, venendo meno anche gli interni, si decise di utilizzare i locali vuoti aprendo un asilo nido per bambini fino a tre anni.
Oggi il futuro dell’istituto è rappresentato da queste tre realtà di scolarizzazione di bambini che varcano la soglia dell’istituto, da pochi mesi fino ai dieci anni, dove, in un ambiente dotato di moderne strutture didattiche, palestre, aule e locali confortevoli, i bambini espletano la loro formazione scolastica.

1 Lo stesso abate aveva chiamato in città le Suore di Carità per aprire le scuole.
2 Per questo le Stimatine vennero chiamate fin dal loro arrivo le Cappuccinelle.
3 Il convento era dedicato a Santa Maria delle Grazie mentre la chiesa annessa era dedicata alla Madonna di Guadalupe. Sull’altare vi era una tela raffigurante la Madonna col Bambino con i santi Francesco e Chiara e i santi Benedetto e Scolastica e una veduta della città di S. Germano e Montecassino. Sia la statua che la tela trovarono posto nella ristrutturata chiesa del Carmine annessa al nuovo istituto; dopo la guerra la statua della vergine recuperata ha trovato posto nella cappella dell’istituto.
4 Cfr. Fondazione XXXVII di San Germano, presso la Casa Generalizia dell’ordine.
5 Era Abate Ordinario Dom Simplicio Pappalettere.
6 Il canonico Pietro Martire a nome del fratello Gaetano comprava e donava un appartamento.
7 La Sig.ra De Chiara lasciava un appartamento nello stesso stabile donato dal Cav. Martire, mentre la Sig.ra Panza lasciava per uso e consumo dell’orfanotrofio uno stabile ed un appezzamento di terreno situato nelle vicinanze della chiesa del Carmine (odierna Piazza Labriola).

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