Le società di Mutuo Soccorso a San Pietro Infine tra ‘800 e ‘900.


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Maurizio Zambardi, Cassino 2013.
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Presentazione

10_2013 Mutuo SoccorsoUn importante fenomeno sociale che si andò sviluppando prepotentemente nella seconda metà dell’Ottocento fu quello relativo all’istituzione di numerosi sodalizi di stampo mutualistico, come le Società operaie di mutuo soccorso (Soms), il cui scopo principale era quello di erogare sussidi in caso di malattia e agli inabili al lavoro, anche se, parallelamente, perseguivano altri intenti quali quelli propri di istituzioni cooperative (erogando prestiti sull’onore e depositi, distribuendo prodotti attraverso magazzini, rivendendo a prezzi ridotti macchinari e strumenti, costruendo case operaie), o quelli di contribuire all’istruzione dei soci (attivando scuole serali o festive, di disegno, d’arte e mestieri, approntando biblioteche), o quelli di provvedere al tempo libero dei soci (organizzando circoli e luoghi di ricreazione). Le prestazioni diventano un diritto acquisito ed erano erogate come corrispettivo a un pagamento di contributi. Si trattava, insomma, di uno spirito solidaristico tra lavoratori che rappresentò un sistema previdenziale di stampo privatistico anticipatore di quello statale. Tali prime forme di previdenza sociale e di cooperazione economica venivano erogate dalle società mutualistiche di «operai», un termine, quest’ultimo, che, va chiarito, aveva un’accezione molto più ampia rispetto a quella con cui lo si intende oggi, poiché non stava a indicare solo il proletariato operante nelle fabbriche ma si riferiva ai lavoratori in genere, impiegati in qualunque settore produttivo (artigianato, commercio, industria, marittimo ecc.).

Nel Mezzogiorno d’Italia il mutualismo fu un fenomeno che si venne a sviluppare solo con l’Unità. Infatti nelle regioni settentrionali del Piemonte, della Liguria (soprattutto con l’impulso all’associazionismo offerto dall’introduzione dello Statuto Albertino nel 1848 nell’ex Regno di Sardegna), della Lombardia e del Veneto già prima dell’unificazione nazionale operavano 189 sodalizi, mentre nello stesso periodo ne risultavano costituiti nell’ex Regno delle Due Sicilie solo tre, di cui due in Sicilia e uno in Campania. Dopo l’Unità si assistette a un aumento esponenziale di tali associazioni e alla fine degli anni Settanta quelle operanti, che per 2/3 erano solo maschili raggruppando, come accennato, operai di qualunque arte o mestiere, risultavano essere pari a 2.086, di cui 80 attive in Campania. In quest’ultima regione all’unica Soms istituita prima dell’Unità se ne aggiunsero 79 in un arco temporale compreso tra il 1861 e il 18781, anche se, come specificato nell’ambito delle elaborazioni statistiche del tempo, nelle province campane, al pari di tutte quelle napoletane e siciliane, in quegli stessi momenti continuavano a operare un «rilevante numero di pie istituzioni di antichissima data, la maggior parte delle quali [aveva] per iscopo il mutuo soccorso a benefizio degli ascritti». Nel corso degli anni Ottanta e per la prima metà dei Novanta dell’Ottocento anche in Campania il numero dei sodalizi conobbe un forte incremento e dalle 80 associazioni attive nel 1878 si passò alle 500 censite nel 1894. Poi però il loro numero scese drasticamente nel decennio successivo tanto che nel 1904 risultavano operanti nella regione 318 società tra quelle riconosciute e quelle non riconosciute giuridicamente2. Tale decremento fu un fenomeno comune a tutto il meridione d’Italia mentre, parallelamente, il settentrione veniva caratterizzato da un «aumento progressivamente calante». Per taluni lo «spartiacque tra la fase di crescita del fenomeno mutualistico e la fase di declino» è stato rappresentato, «grosso modo», dalla legge del 15 aprile 1886 sul riconoscimento giuridico delle Società di mutuo soccorso, anche se in tal modo si finisce per individuare «solo un sintomo delle più ampie cause di ordine sociale, politico ed economico che determinarono tale andamento», mentre invece nell’ultimo quarto di secolo dell’Ottocento si venne a realizzare un più ampio «processo di selezione» nel corso del quale sopravvissero «solo le Società più organizzate» che finirono, probabilmente, per assorbire «quelle più deboli»3.

Nella provincia di Terra di Lavoro, che al momento dell’Unità d’Italia continuò a permanere come ente amministrativo, seppur leggermente ridimensionato nella sua estensione geografica, suddiviso in cinque circondari, 41 mandamenti e 188 comuni4, negli stessi anni in cui vi imperversava il fenomeno sociale del brigantaggio, si costituirono sei Società di mutuo soccorso, di cui due ubicate nel capoluogo e nelle sue immediate vicinanze (la Società operaia di Caserta e quella di Mutuo soccorso di Aversa, ambedue del 1861) e poi le altre quattro, non a caso, attive nella sua parte più settentrionale e cioè in quel circondario (già distretto) di Sora che rappresentava una delle zone più industrializzate di tutto l’ex Regno delle Due Sicilie. Si trattava dell’Associazione degli operai di Arpino e della Società di mutuo soccorso di Cassino, costituite nel 1863, della Società operaia di mutuo soccorso di Isola del Liri e poi di quella di Sora, fondate tra il 1864 e il 18655. Negli anni immediatamente successivi, a questo primo nucleo si vennero ad aggiungere quattro nuovi sodalizi, per complessive dieci associazioni, per metà maschili e per l’altra metà miste6. Quindi il fenomeno dell’associativismo conobbe un forte impulso in tutta la provincia di Terra di Lavoro diffondendosi nelle realtà rurali e legandosi a tutti quei «mestieri riferibili al lavoro agricolo, all’artigianato, al settore marittimo»7, tanto che le società mutualistiche censite nella provincia di Caserta raggiunsero nel 1895 il picco massimo di diffusione, attestandosi a 1178. Tuttavia tale numero si andò dimezzandosi nell’arco dei dieci anni successivi in quanto al 31 dicembre 1904 risultavano operanti 52 società, di cui 16 giuridicamente riconosciute (con 2.275 soci, di cui venti donne) e 42 non riconosciute giuridicamente9. Se non mancarono casi di Società operaie, come la «Libertà e Lavoro» di Pignataro Maggiore, che furono chiuse per ordine dalle autorità di polizia «perché impegnate in attività politiche su di un fronte democratico e progressista», per molte di esse le motivazioni della chiusura vanno ricondotte, essenzialmente, a questioni finanziarie con fallimenti dovuti all’incapacità di «contenere negli estremi di un bilancio anche modesto le entrate reali in rapporto ad un più dimesso preventivo delle spese»10.

La Soms di S. Pietro Infine risultava essere stata fondata nel 1883 ed era esclusivamente per uomini. L’età di ammissione dei soci era minimo quindici anni, massimo cinquanta. La tassa di ammissione era pari a L. 3,00 risultando nella media dei sodalizi operanti in Terra di Lavoro11. Al 1885 aveva 155 soci cui se ne aggiunsero 11 ammessi  o riammessi l’anno successivo per un totale di 161 (31 celibi, 121 coniugati e 9 vedovi), mentre cessarono di farne parte cinque soci di cui tre per morte e due per altre cause. Il numero complessivo dei soci comprendeva anche 25 soci onorari o benemeriti non contribuenti. Il numero dei soci sussidiati, tutti per malattia, risultava pari a 21. Le entrate al 31 dicembre 1885 erano rappresentate, per la maggior parte, dagli incassi delle quote associative (tassa di ammissione, contributi e multe pagate dai soci effettivi) pari a L. 1.101, cui si aggiungevano L. 232 come donazioni e legati o proventi diversi e L. 11 di interessi sui redditi patrimoniali, complessivamente pari a L. 1.344. Le spese di quell’anno erano state pari a L. 613 e riguardavano L. 537 per uscite dovute alla gestione dell’amministrazione, L. 46 per sussidi erogati per malattia e L. 30 per spese funerarie straordinarie devolute alle famiglie dei defunti. Alla fine dell’anno la situazione patrimoniale era pari a L. 1.296, somma custodita in contanti e/o depositata presso un istituto di credito, cui si aggiungeva il valore dei mobili e altro pari a L. 2.746 che, in assenza di passività, fissava il totale del patrimonio a L. 4.917 (nessuna indicazione viene invece fornita sul numero di sussidi erogati per malattia, sulle somme corrisposte per quote giornaliere, sul numero e l’ammontare delle pensioni per infortuni, inabilità o vecchiaia erogate). La Soms di S. Pietro era una delle sei della provincia che risultava avere un magazzino cooperativo di alimenti e di scorte e così come altre 58 associazioni provinciali erogava prestiti sull’onore12.

Sempre dalla statistica relativa al 1885 si evince che alcune Soms della provincia di Caserta  richiamavano nei loro nomi le «categorie di lavoratori e i mestieri più svariati»13, altre erano intitolate a membri di casa Savoia14, oppure a personaggi vari15 mentre due ricordavano «uno dei padri storici del fenomeno mutualistico Giuseppe Garibaldi» (Caserta, S. Maria Capua Vetere), così come in altre «fu annoverato come presidente o socio onorario»16. Invece per la maggior parte le associazioni riportavano genericamente l’espressione di «Società operaia di mutuo soccorso», come nel caso di quella di S. Pietro Infine, oppure semplicemente «degli operai» seguita dal nome della località o di un toponimo17, mentre per quelle con riferimenti cattolici o di ispirazione religiosa bisogna attendere ancora qualche anno18. Inoltre c’erano quelle che aggiungevano dei binomi e dei trinomi in cui compariva sempre il sostantivo «lavoro» cui si aggiungevano, di volta in volta, altre parole come «libertà», «progresso», «unione», «onestà», «ordine», ecc.19. La Soms di S. Pietro, invece, si era dotata del motto «Uguaglianza, Fratellanza, Libertà» (giustamente Maurizio Zambardi fa notare che sono i principi ispiratori della Rivoluzione Francese di «Liberté, Égalité, Fraternité») che sintetizzava lo scopo del sodalizio riportato fin nel primo articolo dello Statuto e sulla bandiera dell’associazione. Dunque la Soms di S. Pietro Infine si era formata al fine di «promuovere la fraterna amorevolezza tra i soci, per conseguirne lo scambievole soccorso» e non sembra aver avuto legami con le forze politiche operanti nella provincia, in particolare con gli ambienti democratici casertani20 che esercitarono un importante ruolo nel processo di sviluppo del fenomeno mutualistico come i gruppi della democrazia radicale, di ispirazione repubblicana, e che ebbero nel conte Antonio Gaetani di Laurenzana di Piedimonte Matese e in Bartolomeo Scorpio di Pignataro Maggiore i maggiori esponenti21.

La Società Operaia di S. Pietro Infine risulta essere censita come attiva dalla statistica del 189522, mentre invece al 31 dicembre 1904 nel comune dell’alto casertano non risultava operante nessuna Società Operaia, né tra quelle riconosciute giuridicamente né tra quelle non riconosciute23. C’è, dunque, da supporre che la Soms di S. Pietro abbia cessato la propria attività a cavallo della fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo successivo proprio in coincidenza con il momento di maggior decremento dei sodalizi mutualistici in provincia di Caserta e in tutto il meridione in generale. Quindi nel 1907 fu istituita un’altra associazione con il nome di «Unione Contadina di Mutuo Soccorso». Fra l’altro, come curiosità e senza ulteriori riscontri, va segnalato che nel febbraio 1914 le autorità di Pubblica Sicurezza informavano sulla recente nomina a «presidente di una società operaia a S. Pietro Infine» di Gaetano Di Biasio, avvocato, letterato e amministratore di Cassino24.

Delle due Società Operaie che hanno operato a S. Pietro Infine si è interessato Maurizio Zambardi, offrendo questa qualificata pubblicazione come esito dei suoi studi. Dunque con tale nuovo prodotto editoriale egli ha svolto un’altra importante operazione perché attraverso il suo lavoro di scavo nelle pieghe della memoria (le carte archivistiche, le fotografie e i ricordi di persone del luogo tramandati a livello familiare tra le varie generazioni), la sua meticolosa ricerca, la sua certosina ricostruzione anche utilizzando una semplice immagine del tempo, ha provveduto a riportare alla luce un importante aspetto di vita sociale della S. Pietro dell’età liberale oltretutto poco noto, se non addirittura misconosciuto, che rischiava di essere completamente dimenticato. A Maurizio Zambardi deve dunque andare il plauso non solo dei sanpietresi in quanto direttamente coinvolti, nei loro avi, nelle vicende oggetto di studio nel volume, ma anche di tutti quelli che hanno a cuore questo territorio per aver voluto offrire uno spaccato di vita sociale di una comunità locale a cavallo tra Ottocento e Novecento. È per tali motivi che il Centro Documentazione e Studi Cassinati-Onlus ha inteso aderire con convinzione al progetto editoriale di Maurizio Zambardi, che pur ne è membro autorevole, offrendo la propria egida per la stampa del volume.

Gaetano de Angelis-Curtis

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NOTE

1 Secondo le indagini statistiche del tempo il numero di sodalizi istituiti fu pari a quattro nel 1861, tre nel 1862, tre nel 1863, due nel 1864, quattro nel 1865, tre nel 1866, una nel 1867, una nel 1869, due nel 1871, una nel 1872, una nel 1873, due nel 1874, cinque nel 1875, undici nel 1876, ventidue nel 1877 e quattordici nel 1878 (Statistica delle Società di Mutuo Soccorso. Anno 1878, Ministero di agricoltura, industria e commercio, Stamperia Reale, Roma 1880, p. VI).

2 Le Società di Mutuo Soccorso in Italia al 31 dicembre 1904. Studio statistico, Ministero di agricoltura, industria e commercio, Tipografia nazionale Bertero, Roma 1906, p. 693.

3 L. Alonzi, Introduzione, in L. Arnone Sipari, E. M. Beranger, L’Archivio e la Biblioteca della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Sora, Rubbettino, Soveria Monnelli 2001, pp. 12-13.

4 L’istituzione della provincia di Benevento determinò per Terra di Lavoro il distacco di dieci mandamenti, di cui sei ceduti direttamente alla neonata amministrazione beneventana e quattro a quelle limitrofe (due al Principato Ulteriore e altrettanti al Molise) con complessivi 51 comuni, mentre poté acquisire Pontecorvo (ex enclave pontificia, immediatamente elevato a mandamento) e riacquisire nel 1878 Presenzano.

5 Statistica delle Società di Mutuo Soccorso. Anno 1878, Ministero di agricoltura, industria e commercio, Stamperia Reale, Roma 1880, p. VI. Invece la prefettura di Terra di Lavoro aveva censito nel 1866 tredici società operanti nella provincia (S. Casmirri, Tra lavoro e solidarietà: l’azione delle Società operaie di mutuo soccorso in Terra di Lavoro dopo l’Unità, in Paola Massa, Angelo Moioli, a cura di, Dalla corporazione al mutuo soccorso: organizzazione e tutela del lavoro tra 16. e 20. secolo, F. Angeli, Milano 2004, p. 485). Infatti, come ha posto opportunamente in evidenza Aldo Di Biasio, gli stessi dati predisposti dalla Direzione generale della statistica del Maic appaiono contraddittori sul numero delle Società attive nei vari anni in provincia di Terra di Lavoro, sulla loro data di istituzione e sulla loro ubicazione (A. Di Biasio, La questione meridionale in Terra di Lavoro 1800-1900, Edi-Sud, Napoli 1976, pp. 225-226).

6 Statistica delle Società di Mutuo Soccorso. Anno 1878 … cit., p. VI.

7 S. Casmirri, Tra lavoro e solidarietà … cit., p. 488. Nel circondario di Gaeta, ad esempio, si costituì la Soms fra i marinai di Elena che nel 1904 risultava essere, con un patrimonio sociale di L. 39.164, la più ricca di Terra di Lavoro.

8 Alle prime dieci del decennio 1861-1870 se ne aggiunsero cinque sorte tra il 1871 e il 1875, una nel 1876, tre nel 1877, sette nel 1878, tre nel 1879, due nel 1880, sei nel 1881, sette nel 1882, tre nel 1883, sei nel 1884, undici nel 1885, quattro nel 1886, cinque nel 1887, quattro nel 1888, tre nel 1889, sei nel 1890, sette nel 1891, nove nel 1892, otto nel 1893 e sette nel 1894 (A. Di Biasio, La questione meridionale … cit., p. 230).

9 Le Società di Mutuo Soccorso in Italia al 31 dicembre 1904 … cit., p. 693.

10 A. Di Biasio, La questione meridionale … cit., p. 231.

11 Tuttavia l’oscillazione della tassa di ammissione risultava ampia passando da quote molto basse come ad Arpino (0,5-1 lira) a molto alte come a Isola Liri che poteva raggiungere 15 lire.

12 Statistica delle Società di Mutuo Soccorso e delle istituzioni cooperative annesse alle medesime. Anno 1885,  Ministero di agricoltura, industria e commercio, Tipografia Metastasio, Roma 1888, pp. 338-339, 356-357, 400. In provincia c’erano, inoltre, undici Società che contribuivano all’istruzione dei propri soci attraverso scuole, una che possedeva una biblioteca, cinque che provvedevano al collocamento dei soci disoccupati, una che aveva costituito luoghi di ricreazione, una che concedeva premi a chi si distingueva per virtù civili, una che assicurava il bestiame o il raccolto, una che restituiva le quote versate dal socio defunto.

13 Come «agricola», «artigiani», «cuochi, camerieri e affini», «industriale», «calzolai, sellai e giuntori», «parrucchieri», «lavoranti fornai», «muratori». Nel 1904 erano censite pure quella dei «muratori e scalpellini» (S. Donato Val di Comino), «sarti» (Caserta), «calzolai» (Caserta), «pescatori» (Elena), quindi quelle «fra il personale d’artiglieria del polverificio del Liri» a Fontana Liri, «fra il personale del manicomio civile» e «tra gl’impiegati civile della pubblica amministrazione», ambedue di Aversa, e «fra gli operai e lavoranti di artiglieria» a Capua (Le Società di Mutuo Soccorso in Italia al 31 dicembre 1904 … cit.).

14 A «Umberto I» (Palma Campania), al «Re Carlo Alberto» (S. Maria C.V.), al «Principe Ereditario Vittorio Emanuele» (S. Maria C.V.), a «Vittorio Emanuele» (S. Giorgio a Liri), a «Casa di Savoia» (tutte e due le associazioni di S. Apollinare), oltre a un «Circolo Sabaudo» (Capua). Nella statistica del 1895 si ritrovano altre sette a «Umberto I» ( Arce, Gaeta, Fondi, Palma Campania, Pescosolido, Rocca d’Arce, S. Elia Fiumerapido), anche a «Margherita di Savoia» (Sperlonga) e alla coppia reale «Umberto e Margherita» (Monte S. Biagio), quindi «Savoia» (Monte S. Biagio), «Principe di Napoli» (Formia), «Vittorio Emanuele» (Maddaloni), oltre a una al «Principe Tommaso di Savoia» (Borgo di Gaeta) e una al «Principe Tommaso» (Visciano).

15 Intitolate a «Ettore Fieramosca» (Capua), a «G. Lucarelli» (Marcianise), a «Giovanni da Nola» (Nola),  ad «Angelo Lupoli» (Frignano Maggiore), a «Vincenzo Russo» (Palma Campania). Nel 1895 scomparsa quest’ultima si ritrovano, sempre a Palma Campania, quelle al «Senatore Antonio De Martino», al «Dottor Biagio Lauro» e al «Senatore Pietro Compagna», oltre all’«Alfonso Casanova» (S. Paolo Belsito). Nel 1904 si ha la «Guido Baccelli» (Maranola) e la «Tommaso Vitale» (Nola).

16 L. Alonzi, Introduzione … cit., p. 17. Anche la Soms di Sora, costituita nel 1865, poté fregiarsi della presidenza onoraria dell’«eroe dei due mondi» (Ivi, p. 21). Nell’arco di un decennio se ne aggiunsero altre due intitolate a Garibaldi (Borgo di Gaeta e Striano).

17 «Tifatina» (S. Angelo in Formis-Capua), «Falernitana» (Carinola), «dei Campi Stellati» (Capua).

18 Nella statistica delle Soms attive al 1° gennaio 1895 erano censite la «Cattolica» ad Acerra, la «S. Filippo Neri» a Cassino e la «S. Luigi Gonzaga» a Cervino (Elenco delle Società di Mutuo Soccorso esistenti al 1° gennaio 1895, Ministero di agricoltura, industria e commercio, Tipografia della casa editrice italiana, Roma 1898). Nel 1904 quella dei pescatori di Elena era intitolata ai «SS. Cosma e Damiano», la volturnina di Grazzanise a «Santa Maria la Fossa».

19 Ben tre «Libertà e Lavoro» (Calvi Risorta, Carinola e Pignataro Maggiore) e altrettante «Ordine, Lavoro, Risparmio» (Sessa Aurunca, Cupa-Sessa Aurunca, San Castrese-Sessa Aurunca), due «Unione, Lavoro, Risparmio» (Carano-Sessa Aurunca, Sorbello-Sessa Aurunca) e altrettante «Lavoro e Progresso» (Curti e S. Prisco), e poi «Lavoro, Filantropia e Previdenza» (Acerra), «Lavoro e Dovere» (Casapulla), «Pensiero e Lavoro» (Mondragone), «Affermazione al Lavoro» (Riardo), «Onestà e Lavoro» (SS. Cosmo e Damiano), «Unione, Libertà, Lavoro» (Avezzano-Sessa Aurunca), «Unione e Lavoro» (Castel Morrone), «Morale e Lavoro» (Caserta), «Progresso» (Presenzano). Al 1895 si aggiunse altre due «Libertà e lavoro» (Capriati al Volturno, Striano) e poi «Onestà, progresso e lavoro» (Acerra), «Figli del lavoro» (S. Carlo-Sessa Aurunca), «Fratellanza e Lavoro» (Visciano), «Associazione e Lavoro» (Pietramelara), «Diritti e Doveri» (Lenola).

20 Come avvenne, ad esempio, per la Società Operaia della limitrofa Rocca d’Evandro, istituita un anno e mezzo dopo quella di S. Pietro (C. Cimmino, Democrazia e Socialismo in Terra di Lavoro nell’età liberale (1861-1915), Athena Mediterranea Editrice, Napoli 1974, p. 65).

21 S. Casmirri, Tra lavoro e solidarietà … cit., p. 494-495.

22 Elenco delle Società di Mutuo Soccorso esistenti al 1° gennaio 1895 … cit., p. 166.

23 Le Società di Mutuo Soccorso in Italia al 31 dicembre 1904 … cit., p. 693.

24 Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, Casellario Politico Centrale, fascicoli personali, b. 1772. Gaetano Di Biasio (1877-1959) fu eletto, nel corso del 1914, nel Consiglio comunale di Cassino da cui si dimise dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, poi nel 1920 nel Consiglio provinciale di Terra di Lavoro, dimettendosi dalla carica dopo la marcia su Roma e la formazione del primo governo Mussolini, quindi nel secondo dopoguerra fu sindaco di Cassino prima con nomina prefettizia (1944-1946) e poi per elezione (1946-1948), ricordato come il sindaco della ricostruzione.

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