I 50 anni di sacerdozio di don Gregorio De Francesco


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Studi Cassinati, anno 2017, n. 3
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di Emilio Pistilli

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In ricordo di don Gregorio, si ripropone, l’articolo pubblicato su «Presenza Cristiana», a. XI, n. 6-7 agosto-settembre 2001.

IMG_1581Il 5 agosto scorso [2001, ndr] don Gregorio De Francesco, al secolo Francesco, bibliotecario di Montecassino, ha celebrato 50 anni di sacerdozio. La cerimonia solenne è stata officiata alla presenza del p. Abate nella basilica cattedrale.

Nato a Messercola, frazione di Cervino, CE, l’1 gennaio 1927, entrò in monastero il 13 ottobre 1939, all’età di 12 anni. Frequentò il 1° liceo a Roma, il 2° e 3° liceo ad Assisi, il Noviziato e Teologia nella badia di Cava De’ Tirreni. Restò in abbazia a Montecassino fino a guerra inoltrata; fu trasferito a Roma con altri confratelli alla fine del 1943, quando anche la biblioteca monumentale veniva posta in salvo dai tedeschi verso la Capitale.

Fu professo il 28 dicembre 1947 [emise i voti triennali nella cripta ndr] e sacerdote il 5 agosto 1951.

Ritornò nella casa di S. Benedetto nel 1952, dove ebbe subito l’incarico di Prefetto degli alunni monastici, incarico che conservò fino al 1962. A 35 anni fu maestro dei novizi. Nel maggio 1969 assunse l’incarico di bibliotecario raccogliendo la prestigiosa eredità di don Ambrogio Mancone. Nel 1971 abbandonò il ruolo di maestro dei novizi per dedicarsi a tempo pieno alla Biblioteca.

Quotidianamente, da 32 anni si dedica alle cure della biblioteca monumentale, ma deve anche occuparsi delle incombenze connesse, come la compilazione dei registri di entrata, della contabilità, dei preventivi, degli ordini di acquisto. In tale lavoro egli è dipendente dello Stato. Non manca, però, di dedicarsi anche alle esigenze dei frequentatori della biblioteca, per lo più studiosi, provenienti da ogni parte del mondo, e studenti alle prese con la tesi di laurea, che egli assiste e guida nella ricerca dei testi e delle fonti con zelo e passione: questo non rientra nei suoi compiti, ma non riesce a farne a meno – è egli stesso che lo confessa – perché sa che quelle “creature” (così definisce i giovani studenti) hanno bisogno di aiuto, altrimenti non saprebbero dove mettere le mani. Ma proprio questa sua cura gli ha consentito di conoscere a fondo l’immensa biblioteca.

È schivo, don Gregorio, non ama porsi all’attenzione, preferisce lavorare nell’ombra e in silenzio: come è prodigo di consigli ai frequentatori della biblioteca, così è avaro di parole quando si parla di lui. Ma è proprio questo che lo fa apprezzare ed amare da chiunque abbia a che fare con lui, anche per breve periodo. Buon conoscitore dei classici greci e latini, appassionato della musica, nella sua innata modestia fa solo intravedere la sua profonda cultura a chi lo frequenta.

Silenzioso in quegli austeri corridoi, si muove come un’ombra per sfilare dagli scaffali con mano sicura un volume richiestogli, si china al fianco dello studioso per verificare che si sia trovato ciò che si cercava, e subito di nuovo in movimento per soddisfare altra richiesta. Chi lo conosce non riesce ad immaginarlo al di fuori di quelle mura, lontano da quelle che sono le fonti della civiltà europea.

La Biblioteca di Montecassino oggi è don Gregorio, come nel passato lo è stato don Ambrogio, come lo sono stati altri prestigiosi bibliotecari che lo hanno preceduto.

È proprio vero: la Regola del santo Patriarca ha dato sempre buoni frutti, e don Gregorio è uno di questi frutti.

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