Ancora sull’epigrafe CIL 5163 di Casalucense.


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«Studi Cassinati», anno 2019, n. 2
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L’autore prega di pubblicare la nota di replica a norma della Legge n. 47/1948. Si ottempera ma dissociandosi.

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Egregio Direttore,

sono rimasto estremamente esterrefatto al leggere, a pag. 87 del n. 1, 2019 di questa spettabile rivista, una violenta e per di più fuori luogo reprimenda di tale Antonio Marzi circa mie opinioni inerenti la così detta “epigrafe rupestre di Casalucense” CIL X 5163., da me espresse a pag. 248 del n. 4, 2018 della stessa rivista “Studi Cassinati”. Lei, Direttore, ha ritenuto opportuno avere tanta delicatezza nei miei confronti nel pubblicare quel cumulo di pudrite espressioni come : “singolare lettura e interpretazione”, “scherzo dell’autore”, “evidentemente confuso”, “fantasticherie”, “bizzarre fantasie”, tutte rivolte al sottoscritto. Da anni collaboro con questa spettabile e lodevole rivista e mai mi sono permesso di intervenire su queste pagine per confutare o reprimere opinioni, diverse dalle mie, di altri collaboratori di questa rivista. Ora Lei, Signor Direttore, abbia la stessa delicatezza nel pubblicare queste mie seguenti valutazioni su quanto innescato da questo tal Antonio Marzi. Di storiellografi e sparasentenze già ve ne sono diversi da queste parti. Ora arriva anche tale Antonio Marzi di Roma (ingegnere agricolo? mpiegato di magazzino? Istruttore fitness? Pensionato ENEL?) che, invece di offrire in maniera garbata e da vero professionista argomentazioni interessanti e convincenti sull’epigrafe rupestre di Casalucense CIL X 5163 da me trattata, ha preferito estrapolare un paio di passaggi “onomastici”, a lui non graditi (bontà sua!), dal mio studio in merito, pubblicato a pag. 248 del n. 4, 2018 di “Studi Cassinati”, indirizzandomi, chissà perchè, farneticanti illazioni e altre evanescenti amenità. Vedi articolo su CIL X 5163, a firma di Antonio Marzi, sul n. 1, 2019 di “Studi Cassinati” a pag. 87. E poi: Antonio Marzi, o chi è costui? Un emerito ed infallibile epigrafista di fama mondiale o un emerito “vanghilografo”? Perchè nella sua “opera magna” non dice nulla sulla presenza nel testo dell’epigrafe di un caso di metonimìa? Ha mai letto lo studio dell’epigrafista e filologo finlandese Iiro Kajanto sull’origine dei cognomina latini? Perchè si attarda a scrivere più volte “Ti. Claudius” e non “TI CL” come veramente dal testo dell’epigrafe in questione? Per maggiore chiarezza per tutti, si leggano attentamente i due testi di cui sopra circa il CIL X 5163 e, se non ciecamente prevenuti, se ne tragga pure, se si vuole, un civile ed educato dibattito. Sono io a consigliare a questo Antonio di mettere prima le ali e poi di imparare a volare. Anzi, stia attento a ungere bene con la colla le sue ali per non fare poi la fine di Icaro. Quando vuole sono pronto a dargli lezione sull’uso dei suffissi nell’onomastica latina. E poi, Antonio Marzi. Diciamoci il vero: una firma falsa dietro cui si cela pavidamente mefistofelico un personaggio non nuovo a questo tipo di imprese. Tanto dovevo. Non perdo tempo con lui a entrare nel merito delle sue maldestre osservazioni perchè già materia ben spiegata nel mio articolo sul n. 4, 2018 di “Studi Cassinati”.

Sant’Elia Fiumerapido, 3 giugno 2019.

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                                Benedetto  Di  Mambro

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