Interventi


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«Studi Cassinati», anno 2020, n. 3-4
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BARBARA DI ROLLO, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI CASSINO

Nel dare l’avvio ai lavori di questo nostro Consiglio comunale straordinario – straordinario nella accezione più ampia del termine, in questa occasione, per via dell’argomento di cui ci si dovrà occupare stamani – quale presidente di questa assise ho il piacere di rivolgere un caloroso saluto a tutti voi, alle autorità (civili e religiose), qui venute a rendere lustro alla importante iniziativa di questo Comune: il presidente del Consiglio Regionale, Mauro Buschini, il sindaco di Codevilla, Marco Dapiaggi, primo cittadino del paese natio di Maria Maddalena Rossi di cui oggi, 29 settembre ricade il giorno della nascita (29 settembre 1906), l’on. Romana Bianchi Beretta, già deputata al Parlamento, per ben quattro legislature per la circoscrizione di Pavia, città che ospitò i primi 800 bambini, autrice della bellissima Prefazione al libro del concittadino Francesco Di Giorgio; Beatrice Moretti, segretaria provinciale SPI-CGI Frosinone-Latina, autrice dell’Introduzione al libro di Francesco Di Giorgio.

Teniamo la riunione del Consiglio qui, nell’Aula Pacis, non nel palazzo comunale perché, responsabilmente, dobbiamo attenerci alle norme anti Covid, che impongono tra le altre cose il distanziamento tra le persone. Cosa impossibile nella sede istituzionale del Comune, avendo voluto noi favorire la presenza e la partecipazione più ampia possibile per tale occasione.

All’ordine del giorno la commemorazione e il conferimento della cittadinanza onoraria alla memoria dell’on. Maria Maddalena Rossi, nobile figura di donna e di esponente politico nazionale di alto livello. Coordinatrice, nell’immediato dopoguerra, di una commovente azione di solidarietà e di aiuti a migliaia di bambini di Cassino, del Cassinate e di questa parte del nostro Meridione cui la guerra aveva lasciato distruzione, miseria, fame, la malaria, sofferenze immani.

Sarà il professore Gaetano de Angelis Curtis a rievocare, da par suo, la figura e l’opera di questa grande donna. Al termine della seduta consiliare ci si recherà in via Alfieri per la cerimonia di intitolazione dell’asilo nido del plesso scolastico del Primo Comprensivo a Maria Maddalena Rossi. Nel pomeriggio, alle ore 17, sempre in quest’aula, verrà presentato il libro di Francesco Di Giorgio: Il dopoguerra nel Lazio Meridionale: la ricostruzione, i bimbi di Cassino e Maria Maddalena Rossi. Un bel lavoro di ricerca, di documentazione, di racconto dei fatti di quel tempo. A lui vanno i miei complimenti e il sincero, sentito, doveroso ringraziamento per aver riproposto una bella pagina della nostra storia un po’ dimenticata, quasi non avesse, oggi, quel valore educativo che invece conserva intatto e che va riproposto alle giovani generazioni.

Come già detto, sarà il prof. De Angelis Curtis a tratteggiare la figura e l’opera di Maria Maddalena Rossi, ma prima di dare la parola a Lui, al Sindaco, agli altri che vorranno intervenire, mi sia consentito come donna, prima ancora che come presidente di questo Consiglio, rivolgere un deferente pensiero da questo scranno sul quale oggi siedo, anche grazie a quella battaglia avviata allora, a quelle 21 donne elette fra i 556 componenti dell’Assemblea Costituente.

 La storia del lento cammino dell’emancipazione femminile in Italia comincia da lì, da quell’Assemblea, ed è stata portata faticosamente avanti nel corso degli anni dalla determinazione, dalle battaglie, dalla forza intellettuale e morale di personalità come Maria Maddalena Rossi. Se le donne di oggi sono “indipendenti” lo devono, in parte – anzi in gran parte – alle lotte delle donne di allora che si liberarono anzitutto dello stereotipo del fascismo che le aveva spinte entro le mura domestiche secondo lo slogan (assurdo): «La maternità sta alla donna come la guerra sta all’uomo». Sembra un tempo lontano, ma è il tempo appartenuto alle nostre nonne, alle nostre mamme (per quelli un po’ più avanti di me negli anni), il cui ricordo è vivo in molte delle nostre famiglie. Adesso le donne sono cittadine con diritti al pari degli uomini (anche se nei fatti ancora non è del tutto così e molto cammino rimane ancora da fare).

 Non è sempre stato così però. Nel febbraio del 1945, su proposta di De Gasperi e Togliatti veniva concesso il voto alle donne che, come sappiamo, lo esercitarono per la prima volta il 2 giugno del ‘46. Da allora prende l’avvio l’emancipazione che è andata avanti anche se a piccoli passi, spesso ambigui. Ma è andata avanti: le donne hanno tutti i diritti sociali e politici previsti nella Costituzione.  Maria Maddalena Rossi, alla cui memoria oggi rendiamo omaggio per il suo impegno nell’alleviare le sofferenze dei bambini di Cassino di allora, è una delle grandi donne cui dobbiamo molto anche nel cammino per la libertà femminile. Nelle aule parlamentari, nei consessi internazionali, nelle associazioni, in particolare nell’UDI (Unione Donne Italiane), che guidò magistralmente, sempre pronunciò parole di libertà per tutte le donne. Nell’UDI, di cui è stata segretaria nazionale dal 1947 al 1953 – riporto ora un passo della prefazione dell’on. Romana Bianchi Beretta – «incontra tante donne che sono state e sono le nostre madri politiche, donne che seppero sempre, in modo coerente, mettere al primo posto l’impegno per i diritti. Dei nuovi diritti scritti dalle donne, per le donne».

Siamo in linea perfettamente coerente con l’impegno straordinario profuso per salvare i bambini e le bambine di Cassino e del Cassinate in nome del diritto dell’infanzia a vivere, del diritto alla vita.

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GAETANO DE ANGELIS-CURTIS, DIRETTORE SCIENTIFICO DE L’HISTORIALE DI CASSINO

Signora presidente del Consiglio comunale, signori sindaci, autorità, signore e signori

28_2 IntereventiSe nell’immediato dopoguerra queste nostre zone sono state elevate a emblema dell’Italia che risorgeva1, se queste zone sono divenute il simbolo della ricostruzione morale e materiale dell’Italia dopo la devastazione bellica con Cassino e l’abbazia di Montecassino che hanno incarnato la riedificazione delle anime e delle città distrutte, parimenti queste stesse zone sono state il simbolo dell’Italia che rinasce con tutte le opere svolte per salvare l’infanzia e quei bambini di Cassino e del Cassinate, ma non solo anche quelli milanesi, napoletani, toscani riuniti tutti nell’ambito di una organizzazione non a caso definita come «Comitato Nazionale pro Cassino» che operò alacremente e fattivamente per la salvaguardia di migliaia e migliaia di bambini (circa 70.000 in tutt’Italia di cui circa 4.000 di questo territorio).

Anche in una difficile situazione economica di un Paese uscito lacerato dalla guerra e in un contesto sociale duramente segnato in ogni angolo d’Italia, si è assistito a una gara di solidarietà a favore del Cassinate con numerose famiglie del centro-nord Italia che offrirono ospitalità così come attraverso versamenti in denaro, o salvadanai della solidarietà e fiere di beneficenze. Per mitigare la terribile condizione in cui si trovava la parte più indifesa e inerme della società locale e cioè quei bambini la cui infanzia era stata già duramente provata da nove mesi di massacranti combattimenti in casa e poi dai retaggi del passaggio del fronte di guerra (malattie, abitazioni precarie, scarsa alimentazione, scarsa igiene, scarsi indumenti, residuati bellici sparsi dovunque), si attivarono e si adoperarono, con passione e amore per il prossimo, numerose persone di qualsiasi estrazione sociale, di qualsiasi estrazione territoriale. Un’Italia veramente unita, senza distinzioni tra nord e sud, che si adoperò nel segno della solidarietà. Le popolazioni del Lazio meridionale avevano già potuto sperimentare e beneficiare del sostegno delle genti del centro e del nord Italia (soprattutto del Veneto e dell’Emilia) durante gli anni di guerra quando vi erano state sfollate (solo nel dicembre 1942 circa 10.000 erano state le persone coattivamente trasferite). Finita la guerra la stragrande maggioranza di loro aveva fatto ritorno immediatamente nei luoghi natii ricongiungendosi con quelle rimaste o quelle rientrate dallo sfollamento nel meridione, ma quei luoghi tanto amati erano stati stravolti dalla furia bellica, erano diventati inospitali, dove la mancanza totale o l’estrema penuria di tutto continuava a minacciare ancora la loro sopravvivenza, con sofferenze, patimenti, pericoli che incombevano particolarmente sulla parte più debole e più indifesa.

Così anche nell’immediato dopoguerra la lungimiranza, la bontà, il disinteressato intervento di tante persone che operarono con altruismo, con dedizione e spirito umano, contribuì a salvare i bambini. Ognuna, ognuno offrì di cuore e con altruismo il proprio contributo morale e materiale, più sostanzioso o meno non importa, riuscendo a salvaguardare la vita di migliaia di bambini cui era rimasto negli occhi l’inferno della guerra e che ne portavano segni tangibili sui loro corpi (ferite, denutrizione, malattie) o nei loro animi (dolori e lutti del difficile periodo vissuto).

Così circa 4000 sono stati i bambini del Cassinate portati nel settentrione con i cosiddetti «treni della felicità», consentendo loro di poter evadere per qualche tempo dalle difficoltà e dalle preoccupazioni quotidiane che si vivevano su questo territorio.

Allora appare veramente il caso di formulare oggi, anche se in ritardo, i ringraziamenti più vivi da parte di tutto il territorio del Cassinate e del Lazio meridionale in genere a tutte quelle persone che vollero esprimere la loro solidarietà e offrire il loro sostegno tangibile, concreto, fattivo, a figure illuminate come il sindaco di Milano, Antonio Greppi, e quello di Venezia, Giovanni Ponti, che fecero installare degli enormi salvadanai in piazza Duomo e in piazza San Marco dove raccogliere le offerte a favore dei bambini «Pro Cassino», oppure Pina Savalli, pediatra che si spese in visite mediche ai bambini da trasferire, oppure Tullio Pietrobono di Frosinone segretario del Comitato, oppure Gaetano Di Biasio che operò alacremente come presidente del Comitato «Pro Cassino», come sindaco della «città martire» e mise a disposizione gratuitamente il terreno dove sorgeva la sua casa distrutta per costruirvi una struttura nella quale da destinare all’infanzia.

Ma fra queste persone illuminate un posto particolare va riservato a Maria Maddalena Rossi che, in una travolgente esperienza umana, riuscì a sensibilizzare prima e a coinvolgere fattivamente dopo tante associazioni, tante donne e tanti uomini, tante famiglie del nord.

Maria Maddalena Rossi era nata a Codevilla (provincia di Pavia) il 29 settembre 1906 (e che oggi ricordiamo nel 114esimo anno) e morì a Milano il 17 settembre 1995. In mezzo una vita di studio, di lotta politica, di passione partitica, di gestione della cosa pubblica nazionale e locale, di impegno sociale, di amore verso il prossimo e soprattutto verso i bambini, di difesa delle categorie sociali più disagiate in genere e delle donne in particolare, di interessi culturali e artistici2. Dopo essersi laureata nel 1930 in Chimica e Farmacia all’Università di Pavia e aver svolto le prime esperienze professionali presso una farmacia di Voghera e poi a Sanremo, si trasferì a Milano nell’industria farmaceutica Zambeletti dove, con il marito, Antonio Semproni, allora collega chimico nello stesso stabilimento, iniziò la militanza nel Partito comunista clandestino collaborando a «Soccorso Rosso», l’organizzazione internazionale che si occupava dell’assistenza ai prigionieri politici e alle loro famiglie. Nel 1942 fu arrestata a Bergamo e mandata al confino in un Comune dell’Appennino marchigiano. Rimessa in libertà grazie a un condono poté tornare a Milano ma, essendo stata licenziata, dovette riparare in Svizzera. A Zurigo riprese l’attività politica e si occupò della stampa di giornali antifascisti e quindi, rientrata a Milano, della redazione clandestina del giornale «l’Unità». Terminata la guerra, nelle prime elezioni democratiche svoltesi dopo il ventennio fascista fu candidata nelle file del Pci e venne eletta il 2 giugno 1946 all’Assemblea Costituente. Era un pacchetto di ventuno deputate (o «deputatesse» come furono dette allora) quelle elette all’Assemblea Costituente chiamate a stendere, fianco a fianco con 535 colleghi maschi, il testo della carta Costituzionale italiana. Maria Maddalena Rossi fu dunque una delle ventuno «Madri della Repubblica» e svolse vari interventi in Assemblea Costituente sulla famiglia, sul matrimonio, sulla parità uomo-donna, sull’accesso delle donne ai vertici della Magistratura. Fu poi rieletta alla Camera dei Deputati nel 1948, nel 1953 e nel 1958, per la I legislatura nel collegio di Verona, poi per la II e III legislatura in quello di Siena. Contemporaneamente alla sua attività parlamentare fu componente dell’UDI (Unione Donne Italiane) di cui fu presidente ininterrottamente per un decennio, dal 1947 al 1956. Nel 1963 pose termine alla sua attività parlamentare, si trasferì a Porto Venere, in provincia di La Spezia, di cui fu consigliere comunale, assessore e quindi sindaco nel 1970.

L’impegno di Maria Maddalena Rossi a favore di Cassino, del Cassinate e del Lazio meridionale iniziò ben presto. Quando alla fine di dicembre del 1945 nell’Aula Magna dell’Università di Roma, dove si stava tenendo il V congresso del Partito comunista, deflagrò l’appello lanciato da Palmiro Togliatti per la tutela dei bambini di Cassino e delle zone colpite dalla guerra, Maria Maddalena Rossi ne rimase immediatamente investita. Da quel momento maturò un’esperienza che la vide «protagonista e artefice» di una «grande prova politica, umana e di grande spessore nazionale» spendendosi, prodigandosi, adoperandosi, sacrificandosi, impegnandosi in prima persona in un’attività di mobilitazione e coinvolgimento di centinaia e centinaia di persone (colleghi e iscritti di partito, organizzazioni prima fra tutte l’Unione Donne Italiane, l’Anpi, enti statali e ministeriali, medici, rappresentanti del mondo della cultura come Elio Vittorini, donne, madri, famiglie intere). Già nei primi giorni del 1946 Maria Maddalena Rossi era in giro in paesi e campagne del Lazio meridionale al fine di iniziare a organizzare il trasferimento dei bambini nel centro-nord Italia, e si può immaginare con quali e quante difficoltà, potendo rendersi conto di quante problematiche, sia dal punto di vista organizzativo, sia soprattutto da quello sociale (conquistarsi la fiducia delle famiglie per l’affidamento dei bambini), bisognasse superare. La determinazione, la caparbietà, l’ostinazione, la tenacia, la fermezza di Maria Maddalena Rossi e di altri, donne e uomini, permise di organizzare a solo qualche settimana di distanza il primo «treno della felicità» che portò un primo scaglione di 800 bambini nel nord Italia che furono distribuiti lungo il percorso e di essi 300 di Cassino raggiunsero Pavia nella notte del 18 febbraio 1946. Qualche anno più tardi Maria Maddalena Rossi tornò a occuparsi di nuovo dell’infanzia del Lazio meridionale con una interrogazione parlamentare presentata il 18 dicembre 1951, sulla «tratta» dei bambini, utilizzati, «affittati» per l’accattonaggio in città del nord da persone senza scrupoli del Cassinate.

La seconda importante questione inerente il Lazio meridionale che vide protagonista Maria Maddalena Rossi fu quella della difesa di migliaia di donne che furono vittime di violenza sessuale nel 1944 a opera delle truppe coloniali francesi e passate alla storia come le «marocchinate». Ci volle il coraggio di Giovanni Moretti, sindaco di Esperia, il primo Comune ‘liberato’ (per così dire) dalle truppe coloniali, il quale proprio qui a Cassino il 12 novembre 1946 denunziò gli orribili fatti che già a distanza di due anni da quando erano stati commessi sembravano essere circoscritti localmente e interessare solo questo territorio. Poi da quel 12 novembre 1946 si riaccese l’attenzione delle istituzioni italiane, dell’opinione pubblica nazionale e internazionale. Il governo francese si rese disponibile a corrispondere un indennizzo una tantum per le violenze sessuali e per gli atti di sopruso commessi, anche se per l’effettivo pagamento dei risarcimenti si aprì una stagione di esasperazioni sociali dovute alle pastoie burocratiche e alle difficoltà determinatesi nelle liquidazioni. Quindi sorse la questione delle richieste di assegnazione di pensioni di guerra di 7a o 8a categoria alle donne che erano state violentate, da considerare come vittime civili di guerra. Tuttavia ci furono molte resistenze mentre la modifica delle norme che regolavano la materia introdusse l’incompatibilità tra indennizzo percepito e corresponsione della pensione di guerra. La protesta si levò forte dal territorio e se ne fece interprete Maria Maddalena Rossi che con l’UDI organizzò una manifestazione popolare che si svolse il 14 ottobre 1951 a Pontecorvo dove, per la prima volta, 500 donne in rappresentanza delle migliaia di vittime parlarono pubblicamente delle violenze subite, senza più vergognarsi. A quella manifestazione Maria Maddalena Rossi fece seguire una interrogazione parlamentare presentata alla Camera dei Deputati, la cui discussione si tenne il 7 aprile 1952 in seduta notturna, «data la scabrosità del tema». Un intervento, quello di Maria Maddalena Rossi, documentato, dettagliato, approfondito in difesa dei diritti di migliaia di donne stuprate, ponendo il «tema della specificità della violenza sessuale non equiparabile a una semplice menomazione fisica e quindi non valutabile secondo i normali canoni pensionistici». Tuttavia quella manifestazione di Pontecorvo e la successiva l’interpellanza parlamentare non riuscirono a incidere e a soddisfare le aspettative.

Se mi è concesso aprire un breve parentesi, in ultimo, mi sia consentito sollecitare questo nobile consesso, questo Consiglio Comunale di Cassino, «città martire» decorata di Medaglia d’Oro, a farsi carico di un atto di indirizzo per l’istituzione di una giornata nazionale di ricordo delle vittime di violenza sessuale perché fu proprio a Cassino il 12 novembre 1946 che la questione deflagrò in tutta la sua drammaticità quando Giovanni Moretti denunciò le «disumane offese di scellerati invasori» portando la drammatica questione all’attenzione della prima riunione dei sindaci dell’«Associazione dalle Mainarde al mare», ideata, creata e presieduta da un altro figlio di questa terra l’avv. Gaetano Di Biasio, una richiesta da perseguire nel sessantesimo anniversario del lancio del celebre film La Ciociara che poi nel 1962 consentì a Sofia Loren di vincere l’Oscar, una richiesta da perseguire anche nel nome di Maria Maddalena Rossi che tanto si spese per la difesa di quelle donne.

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NOTE

1 Il 15 marzo 1945, in occasione della prima ricorrenza della distruzione di Cassino, il presidente del Consiglio Ivanoe Bonomi, in visita alla città, affermò che Cassino rappresentava il «secondo risorgimento dell’Italia battezzato dal sangue dei soldati italiani a Mignano Montelungo».

2 Maria Maddalena Rossi ebbe rapporti di amicizia con molti artisti del suo tempo. Nel corso della sua vita mise su, assieme al marito, una collezione d’arte che al momento della sua scomparsa volle destinare, assieme a libri e dischi, al suo Comune di nascita, Codevilla. La «quadreria Rossi» composta da 48 pezzi (45 quadri e tre statue in bronzo) realizzati da alcuni fra i più importanti artisti del tempo (fra cui Guttuso, Sassu, Mafai ecc.) è stata trasformata in «Museo Maria Maddalena Rossi» istituito presso il Comune di Codevilla e inaugurato dal sindaco Marco Pietro Dapiaggi il 19 settembre 2020, in coincidenza del venticinquesimo anno dalla scomparsa della parlamentare. Molto opportunamente l’Amministrazione comunale ha voluto anche provvedere alla stampa di un catalogo delle opere esposte: Simona Guioli e Susanna Zatti (a cura di), La raccolta Museale «Maria Maddalena Rossi» di Codevilla, Amministrazione Comunale di Codevilla, Guardamagna Editore in Varzi 2020.

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BEATRICE MORETTI, SEGRETARIO GENERALE SPI CGIL FROSINONE LATINA

28_3 IntereventiOggi, 29 settembre 2020, è una giornata importante, perché ci troviamo in questa impegnativa sala, l’Aula Pacis, per commemorare, esprimendole gratitudine, una donna straordinaria, Maria Maddalena Rossi – Madre della Repubblica – che esattamente 114 anni fa nasceva a Codevilla. Per me, che rappresento lo SPI CGIL di Frosinone Latina, però, partecipare proprio in questa data a questo Consiglio Comunale in seduta straordinaria è motivo di doppia emozione, considerato che nello stesso giorno della nascita di Maria Maddalena Rossi venne fondata a Milano la CGdL, l’attuale CGIL, con il I Congresso che si tenne a Milano dal 29 settembre al primo ottobre del 1906, per iniziativa delle Camere del Lavoro.  Ma ricordiamo anche che dopo la forzata sospensione della sua attività durante il fascismo, il sindacato fu ricostruito unitariamente con il Patto di Roma del 9 giugno 1944, firmato da Giuseppe Di Vittorio per il PCI, Achille Grandi per la DC ed Emilio Carnevari per il PSI che aveva sostituito Bruno Buozzi ucciso dai nazisti. Maria Maddalena Rossi e la CGIL nascono quindi insieme (forse non è stata solo una coincidenza) e insieme hanno collaborato, impegnandosi tantissimo per il Paese – e nel Cassinate in particolare – per una ricostruzione che non è stata solo materiale, ma anche immateriale, riferendomi al percorso di affermazione di tutti quei diritti e quelle tutele che la devastazione della guerra aveva compromesso.

Il Cassinate deve tantissimo a Maria Maddalena Rossi e alle donne in generale, perché grazie alla mobilitazione di cui fu protagonista l’UDI – l’Unione Donne Italiane – tantissimi bambini di questo territorio sono stati sottratti alla fame, al freddo, alle malattie, ai pericoli e alla sofferenza causati dalla guerra, organizzando quindi un vero e proprio programma per l’infanzia a cui hanno contribuito le maggiori organizzazione democratiche del Paese, quindi anche la CGIL, il patronato INCA e i Comuni.

Da Cassino Maria Maddalena Rossi ha lanciato un’esperienza unica e che l’Amministrazione Comunale fa bene a ricordare in forma solenne, intitolandole giustamente un asilo nido, perché con i «treni della felicità» è stato realizzato un incontro rinnovato tra Nord e Sud del Paese, in una gara di solidarietà tra famiglie dell’Alta Italia – come si diceva allora – appartenenti ad ogni ceto sociale: un patto tra NORD e SUD di cui si sente tuttora il bisogno e che ha rappresentato uno scambio di aiuto e di esperienza umana che ha arricchito reciprocamente tutti coloro che ne hanno preso parte.

La storia purtroppo non ha mai dato alle donne lo spazio meritato, ma il Comune di Cassino, commemorando Maria Maddalena Rossi, sta dimostrando oggi sensibilità, riconoscenza e attenzione che vanno interpretati a mio avviso soprattutto come un invito a continuare a lavorare insieme, a vincere la diffidenza, proprio come seppero fare le madri del nord e le madri del Cassinate, che misero da parte le rispettive differenze ponendo al centro solo il benessere dei loro bambini.

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MARCO PIETRO DAPPIAGGI, SINDACO DI CODEVILLA

28_4 IntereventiSignor Sindaco, Presidente, Assessori, Consiglieri Comunali, Sindaci, Autorità civili, militari e religiose, perprima cosa voglio portarVi i saluti di tutto il Consiglio Comunale di Codevilla e di tutti i Codevillesi.

Oggi siamo qui per partecipare, con orgoglio, alla cerimonia di conferimento della Cittadinanza Onoraria ad una nostra illustre compaesana, sì perché Codevilla, dove Maria Maddalena Rossi nacque 114 anni fa è un paesino di 950 abitanti, posto sulle prime colline che collegano la pianura padana agli appennini, all’imbocco della Valle Staffora, all’inizio di una delle tante «Vie del sale» che collegano con la Liguria e quindi al mare.

Come ho avuto modo di riferire alla prof.ssa Anita Monti nell’intervista riportata nel libro di Francesco Di Giorgio che nel pomeriggio di oggi sarà presentato, ed avente ad oggetto la nostra Maria Maddalena Rossi, consci che qui a Cassino è più conosciuta che non a Codevilla, da quando mi sono insediato, un anno e mezzo fa, con i miei consiglieri ci stiamo impegnando al fine di ricostruire la memoria storica di «Maria Maddalena Caterina Elisabetta Mikaela Rossi», come è scritto nell’atto di nascita del 1906, redatto forse proprio dal padre che in quegli anni era segretario comunale a Codevilla.

A volte le cose, gli avvenimenti, sembrano accadere per caso, ma il caso non è mai “casuale” e una quindicina di anni fa ebbi ad apprezzare la scelta di modificare la toponomastica intitolando due strade a due donne Codevillesi, che in epoche diverse hanno fatto la storia d’Italia, Maria Giudice e, la NOSTRA, mi permetto di dirlo oggi, Maria Maddalena Rossi.

Caso volle che la via dove ancora risiedo cambiasse nome da via Raimondo Villa a via Maria Maddalena Rossi.

Anche per questo motivo fui spinto ad informarmi nel dettaglio su questa donna grintosa che sapevo aver compiuto scelte audaci, che aderì al Partito comunista quand’era ancora clandestino, che fu arrestata dalla polizia fascista, mandata al confino, espatriata, successivamente, dopo la guerra, eletta nell’Assemblea Costituente, parlamentare, sindaco, presidente dell’Unione Donne Italiane che alla sua morte volle essere seppellita nel nostro cimitero di Codevilla, suo luogo di nascita.

Ebbi così ad appassionarmi del personaggio apprezzando la sua personalità e la sua capacità di andare controcorrente spendendosi in battaglie sui temi più difficili, a favore dell’emancipazione femminile, della parità di genere nonché della centralità della famiglia come istituzione sociale, all’interno della quale tutti i membri, uomo donna, figli legittimi ed “illegittimi” avrebbero dovuto e potuto assumere pari dignità.

Si tenga a mente che la sua attività politica e sociale risulta essere ancora più significativa se viene inquadrata all’interno del contesto ideologico e culturale dove le donne erano considerate inferiori rispetto alla controparte maschile.

Gli atti della Costituente le attribuiscono anche una modernità di pensiero, una particolare sensibilità sui temi della pace, della collaborazione e del progresso, promuovendo la messa al bando delle armi atomiche e batteriologiche e un uso civile dell’energia nucleare, delle relazioni internazionali e della costruzione di istituzioni ed organismi europei ed internazionali per affrontare problemi che erano globali e che richiedevano una solidarietà tra nazioni, problemi come quelli dell’emigrazione, del lavoro, della tutela dei minori e dei diritti dell’infanzia, sostenendo sempre queste cause con veemenza, con passione ma anche con profondità di argomenti.

Temi che hanno occupato la scena politica, sociale ed economica del periodo successivo alla seconda guerra mondiale ma che, ancora oggi, risultano essere di grande attualità.

Una femminista, comunista e antifascista, che non si tirò indietro per raccontare scomode verità, infatti nel 1952 con un’interrogazione parlamentare riaprì un capitolo scabroso e rimosso della Seconda guerra mondiale, puntando il dito sulle cosiddette “marocchinate”; «Come si vede che ella non è una donna!» ebbe a replicare, piccata, all’allora sottosegretario di Stato per il Tesoro – Tiziano Tessitori – insoddisfatta per le risposte fornite all’interrogazione parlamentare.

Per non parlare dei «Treni della Felicità» che ben conoscete.

L’attività politica ed amministrativa è incessante e tra il 1965 ed il 1975 è dapprima assessore ai Lavori pubblici e quindi sindaco del Comune di Porto Venere riuscendo a conciliare le esigenze dello sviluppo economico del momento e la salvaguardia delle bellezze naturalistiche del luogo, mantenendo vaste aree destinate a verde pubblico, decisione fondamentale per la successiva creazione, nel settembre 2001, del Parco Naturale Regionale di Porto Venere.

Oculatezza, lungimiranza, capacità di affrontare le difficoltà ponendosi con lo spirito giusto non disgiunte dalla forte volontà di tutela dell’ambiente sono tratti che mi piace attribuirle, ma soprattutto vorrei ricordare quel legame con il suo paese natio, Codevilla, che non venne mai meno. «Parlami di Codevilla, di cosa hai visto l’ultima volta che ci sei stato, di quell’aria, di quella luce particolare che mi sono sempre portata dentro …» era la richiesta che rivolgeva, negli ultimi anni, agli amici che andavano a trovarla a Milano.

Alla sua morte, avvenuta il 19 settembre 1995, volle lasciare la sua collezione d’arte al nostro Comune.

La scorsa settimana, in occasione del 25° anniversario della sua scomparsa, tenendo fede ad un impegno preso in campagna elettorale abbiamo inaugurato il Museo a lei dedicato, non solo i suoi quadri, ma si narra la storia, cercando di rievocarne la memoria storica di questa grande donna, e oggi questa storia si arricchisce del Vostro riconoscimento che come Citta di Cassino, avete voluto tributarle e di questo a nome di tutta la cittadinanza. Vi ringrazio.

Grazie a tutti

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ON. ROMANA BIANCHI BERETTA

28_5 IntereventiIl 29 settembre è stata una bella giornata con M. Maddalena Rossi. Il suo nome ha attraversato tutti gli interventi che, partendo dal bel lavoro di Francesco Di Giorgio, hanno saputo raccontare chi era, chi è M. Maddalena Rossi per Cassino e per il Cassinate. In un tempo che spesso sembra senza memoria e, perciò, incapace di progettare il futuro, ricordare e raccontare significa non solo alzare il velo del silenzio, ma stimolare riflessioni su temi cruciali che riguardano la ricostruzione morale di un paese, la sua ricostruzione materiale, sociale e politica.

Il sorriso di M. Maddalena Rossi, con un fascio di fiori, ci dice già molto di questa donna: il coraggio, la caparbietà intrecciati a passione, sensibilità personale stimolano, delineano la sua azione, sorretta, come ricordano tutti e tutte, da forti valori, forti proprio perché scritti negli atti di quel tempo difficile, non solo enunciati importanti, ma atti che cambiano la vita, incidono sulla sua qualità.

Maddalena Rossi partecipò dal 1946 in poi non solo ai lavori della Assemblea costituente, ma alle scelte politiche che qui, a Cassino, venivano assunte per la rinascita sociale ed economica di un territorio completamene distrutto.

Dentro il concreto subbuglio in un dopoguerra così difficile, dentro le aule parlamentari: qui risuonavano le parole scritte in articoli straordinari per la loro attualità, che traevano forza dell’impegno sul territorio. Là, nel Cassinate, trovavano verifica della loro efficacia, della loro possibilità di aiutare donne, uomini e soprattutto i bambini e le bambine sopravvissuti che vagavano fra le macerie.

Tra le tante questioni scritte nella agenda e nel lavoro concreto di M. Maddalena Rossi, tanti di noi hanno già ricordato il suo impegno per organizzare i treni dei bambini verso il nord, verso Milano e la mia provincia, Pavia, ma non solo e, con particolare forza, quello per sostenere le donne violentate, vittime delle tristemente famose marocchinate. Due temi cruciali, così diversi, così intrecciati dal desiderio di ridare vita e speranza dove sembrava potesse esserci solo deserto.

Questa mattina, il sindaco e il Consiglio comunale hanno reso onore a questa nostra Madre costituente per il vigore, l’intelligenza, la passione con cui seppe agire. Con delicatezza. E la delicatezza fu un suo tratto distintivo: così aiutò le famiglie ad affidare i bambini per dar loro cibo e cure. E di delicatezza ne occorreva molta anche per la furia delle polemiche.

Le parole di un bambino di allora, ospite oggi qui a Cassino, ci dicono le paure, i fantasmi creati per spaventare, ci dicono la dolcezza con cui si sciolsero falsità ed inganni per lasciar posto alla calda accoglienza delle famiglie del Nord.

Fu sicuramente un atto di profonda solidarietà quello con cui si decise che le donne dell’Udi dovevano organizzare quei viaggi dei bambini, come dice il titolo di un bel libro di Viola Ardone. M. Maddalena Rossi ne fu protagonista perché, come disse sempre, si salvava un paese perché i bambini sono il futuro, e si salvava un paese perché si univano, si cercava di unire, regioni, territori segnati da storie così diverse.

Il Comune ha dedicato una scuola. Nessun luogo è più simbolico perché fonda il valore della giustizia che chiama in causa cultura, pari opportunità, solidarietà, inclusione, perché fonda i diritti di bimbi e bimbe, unisce in nome di una fondata, reciproca fiducia.

Perciò sono grata al Comune di avermi permesso di vivere questa giornata con M. Maddalena Rossi. Una mattinata intensa per le parole del sindaco di Cassino e di quello di Codevilla, paese natale di M. Maddalena Rossi. Per quelle di uno storico di valore. Per l’apertura della presidente del Consiglio.

Un pomeriggio intenso per il dibattito che si è sviluppato sul bel libro di Francesco Di Giorgio. Ringrazio Francesco e lo SPI CGIL per l’impegno a far vivere la memoria, la memoria di quel che siamo stati e siamo, per un futuro che superi e vinca le tante fratture di un oggi così difficile.

Maddalena Rossi fu, con consapevolezza e orgoglio, donna delle istituzioni. In Parlamento fu eletta alla Costituente e per tre legislature. Fu poi sindaca di Porto Venere.

Forte del suo impegno antifascista fu una delle 21 madri costituenti.  Ha fatto tanto in Parlamento, per i trattati di pace, per il nostro paese tutto. Noi oggi ricordiamo come ha aiutato questa città a rifiorire e, insieme, ha aiutato il paese a ritrovare o trovare una nuova solida e solidale unità. Ha fatto tanto, nelle sue tre legislature. E sono tutte pagine importanti di una vita vissuta con intensità. Ma vi è un filo che la percorre: la consapevolezza della forza delle donne, la fiducia nelle proprie capacità e, quindi, in quella delle donne che si battono per i diritti. I diritti: i beni negati alle donne che iniziano a conquistarli a partire da quello fondamentale al voto, perciò ad esse protagoniste attive e passive della vita democratica.

Una immagine su tutte: M. Maddalena Rossi nelle aule parlamentari scrive quegli articoli di cui andiamo tanto orgogliose: cito come esempi il 3 e il 51 e, intanto, qui, a Cassino, difende le donne violate, ne parla, teme che si voglia nascondere, incolpare le donne per le violenze subite. Sappiamo che succede troppe volte. Anche oggi.

Quando, anni dopo, si discuterà alla Camera delle marocchinate (avveniva di notte per il tema scabroso!, pensate quanta ipocrisia) del risarcimento economico, il governo tenterà di equiparare la condizione delle donne violentate a quelle rimaste vedove.

E Maria Maddalena, rivolta al sottosegretario, pronuncia una frase che, più di altre, disegna il suo profilo morale e politico «Come si capisce che lei non è una donna».

La differenza di genere, i nuovi diritti per le donne, la forza delle donne che vogliono riconosciuti bisogni e diritti: in quella frase tutta la coraggiosa determinazione di M. Maddalena Rossi, una donna che, nelle istituzioni e nella quotidianità, ha percorso la strada per la libertà e dignità delle donne.

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ENZO SALERA, SINDACO DI CASSINO

28_6 IntereventiRinnovo i saluti, miei personali e della città, che ho l’onore di rappresentare, alle autorità (civili e religiose) qui intervenute a suggellare con la loro autorevolezza il grande rilievo che riveste il Consiglio Comunale odierno. Un Consiglio che si caratterizza per la sua straordinarietà, come già rilevato dalla presidente Barbara Di Rollo in apertura dei lavori. Sì, perché non è cosa usuale, frequente, riunirsi per conferire una cittadinanza onoraria «alla memoria» di qualcuno. È, infatti, qualcosa che va fuori dall’ordinario. Questo qualcuno, però, come ci ha dimostrato la precisa, puntuale, lucida descrizione che ne ha fatto il prof. De Angelis Curtis, è stata una persona davvero straordinaria, che ha fatto cose straordinarie per i nostri ragazzi di allora e per l’Italia.

Un caloroso benvenuto agli ospiti che vengono dalla lontana Lombardia. Il collega sindaco di Codevilla, Marco Dapiaggi, la cittadina lombarda che si onora di aver dato i natali all’on. Maria Maddalena Rossi, e un ringraziamento per essere egli qui con noi. Come pure un “benvenuta” e un affettuoso ringraziamento all’on. Romana Bianchi Beretta, già deputata al Parlamento nella circoscrizione di Pavia per ben quattro legislature, come già ricordato. Nella eccellente, bella prefazione al libro del nostro concittadino Francesco Di Giorgio, Il dopoguerra nel Lazio Meridionale: la ricostruzione, i bimbi di Cassino e Maria Maddalena Rossi, in un passaggio del suo dire Ella si chiede: «Questo libro di Francesco Di Giorgio risarcisce Maria Maddalena Rossi da un lungo oblio?». «Non lo so», è la risposta all’interrogativo che si pone. Per aggiungere mestamente: «Sembra che la memoria di quel che siamo stati, e state, debba essere se non cancellata, messa da parte. Sembra che figure di donne e di uomini decisivi per la ricostruzione materiale e morale del paese debbano essere immaginette del passato».

Quanta amarezza si coglie in queste parole! Una amarezza forse ingigantita anche dall’ammirazione e dall’affetto per una donna straordinaria dalla quale si sente onorata anche perché “della stessa terra”, come orgogliosamente fa notare.

No, on. Bianchi Beretta: guai se così fosse! Guai perdere la memoria storica. Sappiamo bene quanto preziosa è la conoscenza del passato, e del passato del proprio territorio e di chi in momenti difficili, drammatici della vita della gente di quel territorio, con il proprio operare, con impegno, determinazione, passione è accorso in suo aiuto, scrivendo una bella storia di umana e fraterna solidarietà. Qual è stata quella della sconfinata solidarietà della gente del nord verso di noi, i fratelli del sud, piegati, nell’immediato dopoguerra, dalla fame, dalla miseria, dalla disperazione.

Oggi, con tale iniziativa, la nostra città, decorata di Medaglia d’oro al valor militare, mentre idealmente chiede scusa per una imperdonabile “dimenticanza” (se così la vogliamo chiamare) all’on. Maria Maddalena Rossi, intende porre un riparo, sia pur tardivo, ad una omissione di cui facciamo ammenda.

A Lei, cui tanto devono i bambini dell’immediato dopoguerra di questa città, abbiamo deciso anche di intitolare l’asilo nido del Primo Comprensivo. Da oggi, sull’ingresso dell’edificio, dalla parte della centralissima via D’Annunzio, campeggerà una targa con su scritto: «On. Maria Maddalena Rossi – Cittadina onoraria». Gli abitanti di questa città, i grandi e i piccoli, passando di lì, leggendo si chiederanno – e chiederanno – chi è stata questa donna. Di dov’era. Cosa avrà fatto di così importante. Così si parlerà di Lei, e in tanti cominceranno a conoscerla, e sapranno che è stata una personalità che ha contribuito a scrivere una delle più belle pagine di storia del nostro amato Paese. E sapranno di Codevilla, di questo paese ai piedi delle colline dell’Oltrepò Pavese così lontano da noi, e di una sua illustre cittadina che ci è stata così vicino nel momento di maggior bisogno. E sapranno pure del grande impulso da Lei dato all’impegno delle donne nella costruzione di una solida rete di servizi legata alla famiglia, alle donne e all’infanzia, con gli asili nido e le scuole materne.

La cittadinanza onoraria alla memoria e l’intitolazione di un asilo, dunque. Basteranno a risarcire Maria Maddalena Rossi dal lungo oblio?

Neppure io lo so, on. Bianchi Beretta e collega sindaco Dapiaggi. So con certezza però che facciamo quanto è in nostro dovere di amministratori, oggi. E lo facciamo con partecipazione profonda, vera, autentica, consapevoli che la conoscenza è fattore di comprensione, di costruzione, di formazione, presupposti essenziali per una educazione dei nostri giovani alla solidarietà.

So pure con certezza che da oggi il nome di Maria Maddalena Rossi si ravviva e dal suo nome tanti nostri cittadini, tanti giovani andranno – i più avanti negli anni riandranno – con la mente a quel periodo storico di 76 anni fa, a quella condizione di povertà materiale ed umana della nostra gente in quel tempo, quando la guerra, ritiratasi alla fine del maggio del ’44 lascia cadaveri, mine inesplose, malaria, lutti, miserie atroci.

Andranno alla dura vita nelle baracche, ai pericolosi giochi dei loro coetanei di allora con i proiettili inesplosi, all’emigrazione in terre anche lontanissime come l’America, con nel cuore la speranza in un futuro migliore e la nostalgia per i cari da cui si era costretti a staccarsi.

Ma andranno pure a conoscere la bella storia di umana e fraterna solidarietà, dell’amore di persone che si presero cura dei nostri bambini. Amore per loro cui bisognava assicurare un futuro, per la propria terra, grazie al quale è stato possibile quello che è passato alla nostra storia come «il miracolo della ricostruzione». Dell’Abbazia, che la nostra gente volle «com’era e dov’era», e della città, oggi una moderna cittadina sede di una Università, del Tribunale, di scuole di ogni ordine e grado, di un settore industriale che ha nella FCA l’elemento trainante, insomma una realtà punto di riferimento di un vasto territorio, qual è il Cassinate.

Il «miracolo della ricostruzione» è stato possibile, certo per la tenacia e la forza della nostra gente e grazie agli interventi dei Governi di allora, ma anche grazie ai generosi, solidali, incoraggianti aiuti del primo momento venuti dal Nord, richiamati con adeguata documentazione da Di Giorgio nel suo bel libro.

Ecco, in conclusione vengo a dire ora qualcosa sul prezioso lavoro del nostro concittadino che forse avrei potuto dire all’inizio. Non dirò molto, sia perché tanto è stato detto da chi mi ha preceduto e tanto si dirà questo pomeriggio alla presentazione del libro.

A nome anche dei Cassinati, mentre faccio i complimenti a Franco Di Giorgio, gli dico grazie per aver scritto questo bel libro, per aver richiamato l’attenzione su quanto seppe fare la nostra gente in un periodo drammatico della propria vita nella ricostruzione della città ridotta in macerie, e per averci fatto conoscere (sì, onestamente lo ammettiamo: si è trattato di mancata conoscenza non di oblio, on. Bianchi Beretta), di averci fatto conoscere – ripeto – la figura e l’opera di questa grande donna qual è stata Maria Maddalena Rossi la quale, come abbiamo appreso, tanto si adoperò per la nostra infanzia.

Sta qui, in questa conoscenza tardiva, il ritardo con cui solo oggi ci apprestiamo a conferirle la cittadinanza onoraria e l’intitolazione di un asilo nido.

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