Cervaro e il XX settembre 1870. Ercole Canale Parola


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«Studi Cassinati», anno 2020, n. 3-4
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21_1 CervaroSi è svolta a Cervaro domenica 11 ottobre la presentazione del volume su Ercole Canale Parola. Patriota, educatore, archeologo di Cervaro (1840-1907), ultimo lavoro editoriale di Gaetano de Angelis-Curtis. Organizzato dal Cdsc-Onlus e dall’Associazione «Il Cenacolo», è stato un intenso pomeriggio dedicato alla interessante ma poco nota figura di Ercole Canale Parola nel centocinquantesimo anniversario della Breccia di Porta Pia e nel centottantesimo anniversario dalla sua nascita avvenuta a Cervaro il 12 ottobre 1840. Si è così provveduto a rievocare le importanti vicende storiche che lo videro coinvolto nel corso della sua vita, dai fremiti rivoluzionari del 1848 giunti fino a Cervaro e della successiva reazione borbonica, agli echi della spedizione dei Mille nel 1860, alla partecipazione militare alla Seconda guerra d’indipendenza del 1866 e alla battaglia di Mentana del 1867, e, infine, alla presenza agli storici eventi del 20 settembre 1870 che portarono Roma, la città eterna, a divenire capitale d’Italia. Alle vicende legate a quella giornata storica Ercole Canale Parola non solo vi assistette, ma, per certi versi, vi prese parte attivamente. Era giunto a Roma seguendo l’avanzata della divisione dell’Esercito italiano comandata dal gen. Diego Angioletti, attraverso Ceprano, Frosinone, Velletri. Quel 20 settembre, mentre davanti a Porta Pia si trovava 21_2 Cervaroun altro figlio di Cervaro, il bersagliere Crescenzio Pucci che fu ferito nel corso degli scontri armati, Ercole Canale Parola entrò nella città eterna da Porta S. Giovanni, raggiunse di corsa il Campidoglio e lì, dopo aver «rotta una porticina», salì sul campanile della chiesa e «afferrate le funi delle campane, per ben tre ore» suonò «a festa», «alla distesa quelle memorabili campane» annunciando in modo fragoroso la fine del potere temporale e l’innalzamento di Roma a capitale d’Italia. Per tale questione Ercole Canale Parola è ricordato a Cervaro come il «campanaro di Roma capitale».

Tuttavia Ercole Canale Parola non fu solo un garibaldino, patriota e liberale, ma fu anche «brillante» studioso di scienze pedagogiche e psicologiche, maestro, ispettore scolastico, ispettore agli scavi e ai monumenti, storico delle civiltà italiche, archeologo, ricercatore, epigrafista, appassionato collezionista di numismatica, nominato per i suoi meriti cavaliere.

Tutta la vita non solo politica ma anche professionale di Ercole Canale Parola si sviluppa attorno alle questioni storiche legate all’Unità d’Italia. Quando finalmente, dopo secoli, era tornata a essere una unita, l’Italia doveva aver cura della scuola, cioè dell’educazione delle generazioni future, quelle che avrebbero retto le sorti dell’Italia in futuro e dunque questi giovani dovevano essere educati, dovevano essere istruiti nella conoscenza della lingua (l’italiano), della comunicazione orale e scritta. Inoltre essi dovevano essere formati sulla conoscenza della storia, del passato dell’Italia, delle civiltà italiche che avevano lasciato segni evidenti e tangibili del loro passaggio: le popolazioni dell’antichità come i Lucani e i Marsi, e poi la più grande e fiorente cioè Roma, con la sua antica civiltà capace di dominare tutto il mondo allora conosciuto. Ecco dunque l’importanza dell’archeologia finalizzata a studiare e ricostruire la storia più luminosa del passato d’Italia.

Come scrive opportunamente Carlo Mario Musilli, presidente de «Il Cenacolo» nella Prefazione, l’«Ercole Canale Parola che emerge dallo studio è una interessante figura che operò professionalmente in campo educativo e in quello archeologico in un vasto ambito territoriale (dalla Lucania, alla Marsica, al Casertano) e che, in particolare, ha avuto modo di prendere parte personalmente e attivamente a importanti e decisivi eventi storici del tempo (dalla Terza guerra d’indipendenza, alla battaglia di Mentana, alle fasi culminate nel XX settembre 1870). Una figura moderna e all’avanguardia, e lo sarebbe ancora oggi, con le sue critiche alle scarse risorse economiche investite nel comparto dell’istruzione pubblica e all’inadeguatezza delle strutture scolastiche, con le sue vigorose sollecitazioni rivolte agli operatori scolastici ad aggiornarsi continuamente o a utilizzare per la didattica un ampio ventaglio di strumenti fra cui i Musei scolastici e le Biblioteche … Fu un vero figlio dell’Italia che portò per sempre nel suo cuore e per cui operò militarmente e professionalmente, quella patria di cui vanno educate e forgiate le nuove generazioni, quella terra d’origine ricca di beni culturali da scoprire, conservare, proteggere, studiare, valorizzare sia per la ricostruzione della storia degli antichi popoli italici sia come volano di sviluppo economico e sociale per il futuro».

In ambito archeologico Ercole Canale Parola riuscì a ottenere finanziamenti anche per campagne di scavo, condotte personalmente (scoprendo l’ubicazione dell’antica città romana di Consilina nei pressi di Padula), così come fu il promotore dell’istituzione del «Museo Lapidario» di Avezzano che egli stesso inaugurò il 19 agosto 1888 e funzionante ancora oggi (diversamente da Cassino dove qualche tempo prima era giunto un contributo concesso per mezzo di Francesco De Sanctis, il grande storico della letteratura italiana allora ministro dell’Istruzione Pubblica, per raccogliere i reperti archeologici rinvenuti e che vennero ubicati al piano terra dell’edificio delle Scuole Pie ma di cui, già a qualche anno di distanza, se ne erano perse le tracce).21_3 Cervaro

Gaetano de Angelis-Curtis, Ercole Canale Parola. Patriota, educatore, archeologo di Cervaro (1840-1907), Centro Documentazione e Studi Cassinati-Onlus, Cassino 2020, pagg. 64, illustr. col. e b./n.; f.to cm. 15×21; ISBN 978-88-97592-53-2

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