«Studi Cassinati», anno 2025, n. 4
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di
Angelo Darini
Nel centro abitato di Interamna Lirenas1(Fig. 1),all’incrocio del cardo primo, via per Casinum, e il primo decumano, via Latina Vetus, in un terreno volto a maggese2 (Fig. 2) si è rinvenuta una corniola3.


Il suo colore va dal rosso brunastro all’arancione. È di forma ovale, ha 12 mm. di lunghezza, 11 mm. di larghezza, 2 mm. di spessore e 0,4 g. di peso. Tecnica ad intaglio raffigurante una mano che tiene un ramoscello (Fig. 3).
La glittica, l’arte di incidere e intagliare le pietre dure, nacque intorno al VI millennio a.C. in area mediorientale, in cui la Mesopotamia divenne il centro di produzione più importante. Successivamente si sviluppò in tutte le antiche civiltà mediterranee, come quella minoica e micenea. I materiali utilizzati provengono dal regno minerale e, in minor misura, dal regno di origine organica, come il corallo e le conchiglie. Una delle più antiche applicazioni fu legata alla produzione di manufatti litici di piccole dimensioni, inizialmente con funzione apotropaica. Successivamente questi oggetti assunsero la funzione di marchiare, usati come sigilli, segno della complessità delle strutture sociali che andavano nascendo. I motivi, decorativi e figurativi, creati dagli artigiani, potevano essere ottenuti in due modi distinti. Il metodo ad incavo, più facile e più antico, e poi la tecnica a intaglio. I primi esempi li troviamo in Mesopotamia e Persia, successivamente in Egitto, Grecia, Etruria e a Roma, utilizzati in particolare nella produzione di sigilli che permettevano di replicare in rilievo su materiali molli, quali la cera e l’argilla, il motivo in incavo del sigillo. In età ellenistica, a partire dal III secolo a.C, si afferma un nuovo modo di modellare i materiali lapidei, più complesso rispetto all’intaglio, in cui le figure risultano in rilievo, per mettere meglio in risalto la figura rispetto allo sfondo, tecnica del cammeo. Le raffigurazioni, pur essendo realizzate su superfici di piccole dimensioni, risultano sorprendenti per la finezza di esecuzione, per il realismo delle immagini, la cura degli aspetti miniaturistici4 e hanno sempre un carattere ornamentale o celebrativo5. Il centro di produzione6 più importante fu Alessandria d’Egitto, la cui lavorazione si sviluppò intorno al III secolo a.C., dove si affermò in particolare l’uso del ritratto7. Nello stesso periodo abbiamo fiorenti officine a Siracusa e a Taranto, che proseguiranno la loro tradizione fino alla conquista romana. Con il I secolo a.C. Roma, la maggiore potenza nel Mediterraneo, diviene il nuovo polo di attrazione per le forze produttrici, tecniche e artistiche8. Nel mondo romano la passione per le gemme assume un’importanza9 del tutto particolare, prima come simbolo di prestigio e potere per le più grandi famiglie della repubblica e poi per la corte imperiale. La glittica romana riunisce in questi piccoli oggetti la preziosità della materia, la perizia dell’artista e il prestigio sociale della committenza. Privilegia scene mitologiche ed allegoriche, il ritratto di uomini illustri e imperatori e soggetti di genere quali Menadi, Satiri, Eroti. Inizialmente appannaggio di una stretta élite di potere, tra la metà del I secolo d.C. e la metà del III secolo, la glittica diventa produzione alla portata di molti con uno stile più rapido e meno accurato ed esecuzioni seriali con soggetti ripetitivi. Solo la produzione legata alla corte imperiale continua a offrire pezzi di altissimo livello artistico e solo questa sopravviverà in età tardo-antica, recuperando stile ed iconografie del mondo classico. Le gemme incise sono quasi sempre di piccole dimensioni, lussuose e strettamente legate alla persona10. Esse hanno diverse valenze: una componente pratica, in cui gli intagli vengono usati come anula signatoria, sigilli personali univoci e individuali; una estetica e decorativa, indossate, come complementi di ornamento, sia personale, incastonati in gioielli di vario tipo, sia su oggetti, i più disparati, come letti, utensili, pareti, tripodi, ghirlande, armi, corazze, strumenti musicali, vasi, candelabri decorati, eccetera11, e infine una funzione protettiva come amuleti dotati di poteri magici e curativi conferiti alla qualità della pietra12. Il mestiere dell’incisore era molto comune, considerata la grandissima quantità di reperti, diffusi in ogni zona dell’Impero e la richiesta di opere di glittica da parte di quasi tutti gli strati della popolazione. Per far fronte alle esigenze di un così vasto e capillare mercato esistevano officine dislocate nei maggiori centri. Il centro di produzione e di lavorazione delle pietre dure dell’età imperiale, dopo Roma, era rappresentato da Aquileia, con officine minori a Pompei e a Ercolano. La glittica romana, in modo particolare quella imperiale, si attiene a canoni iconografici e stilistici comuni a tutte le botteghe, che si uniformano a un linguaggio figurativo standardizzato e ripetitivo, sia come iconografie che modi stilistici. Le gemme, date le loro piccolissime dimensioni, erano agevoli e poco ingombranti da trasportare e potevano trovare spazio tra carichi commerciali di varia natura. Dal I secolo a.C., con il perfezionamento delle tecniche e con l’attrezzatura leggera, facile da trasportare, un buon lapicida poteva lavorare dovunque senza eccessivi problemi, ecco perché in Inghilterra si sono rinvenute pietre lavorate dalla stessa mano in luoghi molto distanti fra loro, dei gemmari itineranti13.
Diverse sono le pietre incise rinvenute ad Interamna, complessivamente 12 pezzi, quasi tutte provenienti da una collezione privata:
– la prima è un’agata con cornucopia (11,5x9x2 mm.)14;
– la seconda è sempre un’agata con scarabeo con foro passante ai due lati maggiori (18×11,5×8 mm.);
– la terza è un’ametista con vittoria alata su biga in corsa a destra in cui la vittoria regge le briglie con la mano destra e con la sinistra un ramo di palma (19x14x7 mm.);
– la quarta è una corniola con Mercurio a destra con petaso a clamide, il suo braccio sinistro è poggiato su una bassa colonna, con la mano sinistra regge un ramo d’ulivo e con la destra il caduceo mentre alla base della colonna è raffigurato un cane (10×7,5×2 mm.);
– la quinta è sempre una corniola con figura fantastica (11,5×8,5×5 mm.);
– la sesta è ancora una corniola con scarabeo con fori passanti ai due lati minori e ha alla base un uccello rapace con le ali spiegate ed una civetta in posizione supina (14,5×11,5×9 mm.);
– la settima è ancora una corniola con galletto a sinistra e ramo di palma?15 (12,5x10x4,5 mm.);
– l’ottava è un diaspro rosso con Mercurio con petaso a destra, con patera? nella mano sinistra e una borsa in quella destra (7x5x2 mm.);
– la nona è un diaspro bruno con leone a sinistra che prende una gazzella (14x11x2 mm.);
– la decima è un diaspro verde con cane a destra che prende una lepre (8×5,5×2,5 mm.);
– l’undicesima è in pasta vitrea marrone con striscia orizzontale centrale bianca e presenta Apollo di prospetto con mantello poggiato sulla spalla destra (15x9x2 mm.);
– la dodicesima è in pasta vitrea marrone e presenta «Gryllos», testa elmata a sinistra con altra testa barbuta a destra sulla nuca della prima (19x9x2 mm.)16.
Ci sono ancora altre tre pietre incise provenienti da Interamna17:
– la prima rappresenta una Nike, incisa su ametista di forma ovale (13×9 mm.). La vittoria viene rappresentata su una biga verso destra trainata da una coppia di cavalli al galoppo, teste, erette, criniere al vento, mentre lei, stante sul carro, si piega in avanti ad incitare le bestie con un lungo bastone. Un’altra divinità, forse Mercurio, insiste a mezzo busto tra i colli frementi dei due destrieri, levando in alto il caduceo18;
– la seconda gemma19 in corniola di forma ovale (14×11 mm.) mostra un leone ruggente, con bocca spalancata, coda sollevata come un vessillo, zampe tese nell’ultimo slancio vittorioso sopra una gazzella atterrita sfuggente invano, pancia a terra, l’orrido ultimo assalto potente felino;
– la terza gemma è in pasta vitrea, ha forma ovale (10×9 mm.) e vi è incisa la testa di Minerva Medica volta a sinistra, con elmo corinzio; tra la nuca e il collo della figura è ricavata una maschera. L’oggetto non serviva da sigillo, ma da amuleto contro iettatura20.
Infine è stato rinvenuto un castone d’anello di forma ovale in pietra nera dura, in cui è inciso un gallo volto a destra poggiato sopra al gioco della bilancia, che rappresenta i due piatti a forma di cesti sospesi ognuno con tre catene o corde tenute unite da un collare, al di sotto si trova un modius con tre piedi visibili sul davanti. Il disegno è stato interpretato come strumento di autorappresentazione21.
BIBLIOGRAFIA
CAGIANO DE AZEVEDO 1947
Michelangelo Cagiano De Azevedo, Interamna Lirenas vel Sucasina (presso Pignataro Interamna), Regio I, Latium et Campania. Tipografia Superstampa, Istituto di Studi Romani Editore – Roma 1947.
CICU
Emanuela Cicu, Il mestiere dell’incisore: un problema della glittica in Sardegna, in L’Africa romana. I luoghi e le forme dei mestieri e della produzione nelle province africane, Atti del XVIII convegno di studio, Olbia, 11-14 dicembre 2008, Marco Milanese, Paola Ruggeri, Cinzia Vismara (a cura di), volume secondo. Centro di Studi Interdisciplinari sulle Province Romane, collana del Dipartimento di Storia dell’Università degli Studi di Sassari, Carocci editore, Roma 2010.
JANNUZZI 2002
Ferdinando Jannuzzi, Pignataro Interamna e Interamna Lirenas. Giannini Editore – Napoli 2002.
GIANNETTI 1988
Antonio Giannetti, Pietre incise del mondo antico, in «Notiziario Archeologico Ciociaria e zone limitrofe» I e II.Tipografia Pontone, Cassino 1988.
GOBBO
Adelio Gobbo, La Glittica e la lavorazione delle pietre dure, appunti del corso di Tecnologia delle Arti Applicate, Sezione Arte dei Metalli e dell’Oreficeria, III° anno. Istituto Statale d’Arte «Pietro Selvatico», Padova 2013.
LAUNARO-MILLETT 2023
Alessandro Launaro, Martin Millett, Interamna Lirenas, A Roman town in Central Italy revealed, con contributi di Sophie Hay, Ninetta Leone, Lieven Verdonck e Frank Vermeulen, McDonald Institute for Archaeological Research, Cambridge (UK) 2023.
LENA 1982
Gaetano Lena, Interamna Lirenas. Note di topografia antica, in «Quaderni del Museo Civico di Pontecorvo», n. 2, Associazione culturale «Liris» (a cura di), Tipografia Pontone, Cassino 1982.
NICOSIA 2014
Angelo Nicosia, La pesatura di precisione in Aquino romana e i pesi di Interamna Lirenas, in «Quaderni Coldragonesi» 5, Angelo Nicosia (a cura di), Comune di Colfelice, Editore Arte Stampa, Roccasecca 2014.
PROVINCIA DI VENEZIA 2014
Provincia di Venezia, Piccolo Mondo Antico, La Collezione Glittica Torcellana,Editore Provincia di Venezia, Space Spa, Prato 2014.
1 Il punto di rinvenimento, stando agli studi riportati in Launaro-Millett 2023, corrisponde all’insula XXXVI p. 64 e precisamente all’abitazione indicata con il numero 265 di p. 65, fig. 4.17.
2 Cagiano De Azevedo 1947, pp. 21-32 cfr. Jannuzzi 2002, pp. 48-54.
3 La corniola è un calcedonio, con tracce di ossidi di ferro, di colore rosso carne, con varianti che vanno dal rosso pallido al rosso bruno. Il suo nome deriva dal frutto del corniolo. L’aspetto è semitrasparente o semitraslucido. Acquista un’ottima brillantezza con la lucidatura (Gobbo 2013, p. 2).
4 Ivi, pp. 1-14.
5 Provincia di Venezia 2014, p. 6.
6 Sia per gli intagli che per i cammei.
7 Gobbo 2013, p. 13.
8 Cicu 2010, pp. 1358-1359.
9 Confermata dall’altissimo livello di diffusione sia in ambito geografico che sociale.
10 Provincia di Venezia 2014, pp. 5-6.
11 Cicu 2010, p. 1357.
12 Provincia di Venezia 2014, p. 6.
13 Cicu 2010, pp. 1357-1365.
14 Rispettivamente lunghezza, larghezza e spessore.
15 Il prof. Nicosia analizzando una nuova e buona foto dello stesso reperto ritiene che non si tratti di un ramo di palma (infatti Lena mette il punto interrogativo) ma probabilmente di una spiga di grano. Purtroppo la corniola presenta una scheggiatura proprio in corrispondenza della spiga (Nicosia 2014, p. 40).
16 Lena 1982, pp. 64-65.
17 Pubblicate da Giannetti.
18 La gemma illustrata da Giannetti, abbiamo il calco, p. 195, fig. 1, anche se con piccole incongruenze, sembra essere la stessa riportata al numero 3 nella collezione privata da Lena, la foto non è molto chiara, p. 75, tav. IX.
19 La pietra incisa descritta da Giannetti, p. 195, fig. 2, è la stessa riportata al numero 9 nella collezione privata da Lena, p. 75, tav. IX.
20 Giannetti 1988, pp. 194-197.
21 Nicosia 2014, pp. 39-40.
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