PAROLA D’ORDINE: SALVARE L’INFANZIA! A OTTANTA ANNI DALLA STORICA OPERAZIONE UMANITARIA CON I TRENI DELLA SOLIDARIETÀ

«Studi Cassinati», anno 2025, n. 4

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 Francesco Di Giorgio

Roma, 29 dicembre 1945 Aula Magna dell’Università, V Congresso del Partico comunista: nel suo intervento il segretario nazionale Palmiro Togliatti fa riferimento alle condizioni dei bambini del cassinate e lancia un appello per la tutela dell’infanzia nelle zone colpite dagli eventi bellici.

Dopo che gli eserciti di tutto il mondo avevano finito di rovesciare su Cassino e Cassinate il loro alto potenziale di fuoco e distruzione, il territorio era simile ad uno spettrale paesaggio lunare. Tuttavia anche a guerra terminata la popolazione si dibatteva fra emergenze sociali, sanitarie, alimentari, abitative, ecc.

Tra la fine del 1945 e l’anno successivo ha inizio così una delle più significative e straordinarie gare di solidarietà umana che coinvolse migliaia di famiglie del settentrione italiano pronte ad accogliere i bambini del sud.

Malgrado le difficoltà, l’impegno era al massimo. Bisognava lottare contro il tempo e contro la malaria e le rappresentanze istituzionali e associazioni di volontariato, raccolte nel «Comitato nazionale pro bimbi di Cassino», sono freneticamente al lavoro per mettere in salvo il bene più prezioso: l’infanzia!

Maria Maddalena Rossi (1906-1995, partigiana, una delle 21 donne elette all’Assemblea Costituente e poi deputato alla Camera, presidente dell’Unione Donne Italiane) inviata sul posto a coordinare la grande operazione umanitaria che metterà in salvo migliaia di bambini, quando giunge nel Cassinate, così descriverà la situazione che si presentava ai suoi occhi: «Il primo centro che cercammo di raggiungere fu Cassino, ma sarebbe meglio dire la zona di Cassino perché la città non esisteva più: era stata cancellata; era un campo di battaglia abbandonato, invaso dalla palude di melma e di fango su cui si stagliavano scheletri neri di alberi bruciati. Ricordo che lungo la strada l’unico segno umano erano dei cartelli in inglese, indice del passaggio degli eserciti alleati, “off limits” ovunque e una scritta che mi è rimasta particolarmente impressa: “go slowly; death is so permanent” (procedi adagio; la morte è permanente).

A Cassino neppure più alberi scheletriti; gruppi di macerie, più in alto, verso l’Abbazia, ma la piana era soltanto palude. Si intravvedeva molto raramente qualche figura umana vecchia, con il viso verdastro per i medicinali antimalarici, come la palude. In quel deserto, tirata su malamente su blocchi di cemento, qualche prima costruzione; una, in particolare, con un piccolo bar e una stufa accesa che ci serviva da rifugio.

In realtà, da Cassino centro non partirono bambini perché lì c’era il deserto. Li cercammo, invece, nelle campagne di Cassino, nei paesi e nelle frazioni della Ciociaria in qualche modo raggiungibili, uno per uno. … il lavoro era duro; particolarmente la ricerca nei paesi e il dialogo con le famiglie, spesso combattute tra la speranza di salvare i loro bambini e la paura: il terrore anticomunista, infatti, veniva diffuso e continuamente alimentato».

Alla stazione di Cassino prima della partenza.
Le mamme del cassinate ringraziano.
Il convoglio si avvia.

In quell’inverno di ottanta anni fa, tutta l’Italia si mobilitò al fianco della città di Cassino! Ne riportiamo un esempio con uno dei tanti appelli di Milano, che si aggiungeva ad un manifesto delle donne milanesi affisso in ogni angolo della città: «Il comitato promotore del soccorso di Milano per i bambini abbandonati di Cassino e per esso il sindaco avv. Greppi hanno rivolto appello all’A.E.L.I. perché anche gli editori librai partecipino all’opera di alta solidarietà umana diretta ad alleviare le sofferenze dei ventimila bimbi italiani che languono nelle grotte di Cassino. Invitiamo gli editori e i librai a voler generosamente rispondere all’appello inviando le offerte in denaro alla banca Ponti, piazza del Duomo – Portici settentrionali n. 19 e le altre eventuali offerte in alimenti, indumenti, medicinali ai centri di raccolta di via Verdi 7/A (UDI) e della Stazione Centrale (pianterreno – ufficio bagagli). Saremo grati agli offerenti se vorranno dare notizia delle offerte fatte agli uffici dell’A.E.L.I.».

Nonostante le tante difficoltà il primo «treno della solidarietà» riuscirà a partire in un tempo veramente breve. Si avvierà il 16 febbraio con destinazione Pavia, Parma, Imperia e Prato in Toscana. Un secondo treno fu pronto a partire qualche settimana dopo, il 2 marzo. 750 i bambini che furono ospitati a Perugia, Ravenna e Cervia.

Uno dei treni diretti al nord con il suo prezioso carico di bambini, fa una fermata tecnica a Bologna. Mentre si raccolgono nella stazione numerose associazioni di volontariato intervenute per rifocillare i bambini, si assiste ad una singolare circostanza puntualmente riportata da un giornalista al seguito del treno: «Ad un certo momento, mentre stiamo per ripartire, un uomo con un gran sacco sulle spalle, si avvicina al nostro treno. È commosso e vediamo che cerca qualcuno affannosamente; d’un tratto getta il sacco e corre verso un vagone da dove un bambino tende le braccia. Dice di chiamarsi Cimino Lindoro e di essere il padre del bimbo. Con le lacrime agli occhi ci dice di essere sfollato da Cervaro a Bassano del Grappa e di essere a Bologna perché di passaggio dovendo raggiungere la famiglia a Cervaro. Ha visto il treno proveniente da Cassino ed ha immaginato che lì potesse trovarsi uno dei suoi numerosi figliuoli che come gli altri hanno bisogno di cure affettuose: ha cercato e lo ha trovato e con lui anche un nipote. Torna ad abbracciare il figliuolo, gli raccomanda di essere buono e corre a prendere il treno inviando al nostro indirizzo infinite benedizioni»1.

Intanto il «Comitato nazionale pro bimbi di Cassino» è al lavoro in riunioni frenetiche e continue nella sede fissata presso il Ministero dell’Assistenza post-bellica e nella sede operativa presso l’I.N.A.T. in Roma, via Nazionale n. 200.

Iris Ferriani (per g.c. Biblioteca Classense-Ravenna).

È qui che durante la riunione del 20 maggio 19462, si presenta una gentile signora. È Iris Ferriani, una delle cantanti liriche più apprezzate del momento. Il suo ruolo di soprano nella Tosca di Puccini riscuote consensi strepitosi in tanti teatri italiani e a Roma, in particolare, presso il Teatro Adriano. La Ferriani chiede di potersi mettere a disposizione per replicare, unitamente al suo cast, le rappresentazioni in diversi Teatri, allo scopo di raccogliere fondi per i bimbi di Cassino. L’offerta viene accolta e la prima rappresentazione si tiene proprio al Teatro Adriano con grande partecipazione di pubblico e di rappresentanze politico-istituzionali, italiane ed estere. Tra di esse anche il sindaco di Cassino Gaetano Di Biasio. Il cast che ci consegnano le cronache è: Iris Ferriani (Tosca); Beniamino Gigli (Cavaradossi), Paolo Silveri (Barone Scarpia); Fernando Delle Fornaci (Spoletta); Millo Marucci (Sciarrone). Maestro concertatore Umberto Berrettoni. Regia Filippo Dadò. Maestro del coro Emilio Casolari. Altre rappresentazioni in Roma furono organizzate dall’INAT presso la Basilica di Massenzio.

I partecipanti presenti alla riunione del Comitato del giorno 20 maggio 1946 erano:

– per l’UDI: signora Maria Stella Romita e signora Albanesi;

– per la Croce Rossa Italiana: contessa Zuccardi Merli;

– per il Comitato nazionale pro vittime politiche: signora Ottaviani;

– per il Comitato organizzazione invio bambini a Modena: signora Cannarsa;

– per il Comitato nazionale Cassino: signora Ermini;

– per il Ministero Lavori pubblici: dott. Ing. Calantari;

– per l’Associazione Nazionale Combattenti: signora Ferrarin;

– per l’Associazione Gioventù Italiana: signor Pironti;

– per il Ministero Assistenza Post-bellica: dott. De Bonis;

– per la città di Cassino: il sindaco Avv. Di Biasio;

– per il «Comitato Frosinone-Cassino»: dott. Pietrobono;

– per l’Istituto George Eastman: dott. Gasparri;

– per l’ANPI: Avv. Lagana;

– per il C.R.A.R. in rappresentanza del dott. Pressenda: Col. Spandonaro;

– per l’UDI di Biella: signora Valsesi.

Manifesto della staffetta Cassino-Berlino (Museo nazionale di Treviso, coll. alce).

In questa riunione Dina Ermini, in apertura di seduta, ravvisa l’opportunità di riassumere – in considerazione anche della presenza del sindaco di Cassino – gli scopi del Comitato, la sua composizione e il lavoro fino a quel punto svolto3.

In particolare si evidenzia come la prima opera di soccorso a cui è stata data priorità è l’allontanamento dalle zone malariche del maggior numero possibile di bambini prima del ciclo malarico e nel contempo preparare una più duratura e concreta opera di assistenza; pone in evidenza il grande aiuto apportato alla prima fase di questo lavoro dalla C.R.I. che ha sempre diretto e scortato i treni dei bambini. Di questo si esprime un particolare ringraziamento alla contessa Zuccardi Merli la quale è stata presente e dirigente in tutti i viaggi.

Grazie all’azione di propaganda in Italia e all’estero i primi risultati sono raggiunti. Ad esempio l’«Italia libera di Francia» ha raccolto tre milioni di franchi e varie tonnellate di indumenti che saranno indirizzati all’UDI la quale in collegamento con i rappresentanti dell’«Italia libera in Italia» stabiliranno il criterio di distribuzione, tenendo in grande conto i bisogni del Cassinate e l’opera del «Comitato nazionale-Cassino».

Pescara 5 febbraio 1953.

Svolta la prima opera di emergenza è necessario ora approntare un piano di aiuti stabile e chiedere consiglio alle autorità del Cassinate e in specie al sindaco di Cassino per la creazione di un’opera che si riterrà più necessaria (asilo, ospizio, scuola ecc.).

Vi sono inoltre altre iniziative promosse da Enti aderenti al Comitato come il Ministero Assistenza post-bellica e l’ONMI che apriranno quanto prima delle colonie permanenti a Marino, Ostia, Alvito ecc.

Si parla quindi del primo punto all’ordine del giorno: distribuzione dei pacchi per il 26 maggio successivo a Cassino.

Tutti gli indumenti e i viveri raccolti e che si raccoglieranno in quegli ultimi giorni saranno convogliati a Frosinone dove personale del «Comitato Frosinone-Cassino» sta confezionando i 4/5 mila pacchi che, secondo quanto viene proposto anche dal sindaco di Cassino, saranno consegnati a tutti i capi famiglia. Per tale distribuzione il Ministero Assistenza post-bellica ha regalato 2.000 vestiti per bambini; 500 vestiti per bambini; 700 paia di scarpe; 1000 paia di calze; 1000 magliette ecc. Le seterie di Como hanno mandato all’UDI molti scampoli che in un laboratorio della stessa Associazione sono stati trasformati in 32 casacche, 32 paia di pantaloni, 45 di gonne, 45 di camicette, 10 vestiti per ragazzine, 5 vestaglie, 35 soprabiti da donna, 35 mutandine ecc.

Manifesto della Campagna di assistenza invernale.

La riunione continua con una analisi dettagliata e puntuale di tutte le iniziative in corso e da programmare.

Non manca – come si evince dal verbale della riunione – la discussione sulla delicata posizione della Chiesa locale così come esplicitata dalla lettera del cardinale Ildefonso Schuster all’abate di Montecassino Ildefonso Rea del 23 febbraio 19464 in cui si pongono riserve sulla iniziativa del «Comitato nazionale pro bimbi di Cassino» (una posizione che risente molto della nuova situazione geopolitica nata dal conflitto mondiale n.d.r.). Sull’argomento la signora Romita propone che, poiché il «Comitato nazionale-Cassino», si prefigge di svolgere ora la sua attività specialmente nella zona, si inviti l’abate di Montecassino a far parte del «Comitato nazionale-Cassino». A tale scopo sarà inviata una lettera che si pregherà il sindaco di Cassino di recapitare personalmente. Gli fa eco la signora Ermini, confidando che l’abate di Montecassino vorrà aderire anche in considerazione della generosa e fattiva collaborazione esplicata dalla Curia di Milano, Parma, Modena, Reggio Emilia, Cremona ecc.

Da questo documento, come da tutte le altre relazioni e dai rapporti analitici di Maria Maddalena Rossi che, nella prima fase della organizzazione del progetto di trasferimento dei bimbi al nord aveva preso stabile alloggio in zona, si evince il grande lavoro di proporzioni e complessità inimmaginabili.

E tutto questo avveniva mentre contemporaneamente procedeva lo sforzo corale di tutte le forze democratiche che avevano combattuto l’oscurantismo nazifascista, per la costruzione della nuova Italia che trova il suo momento fondamentale nel 2 giugno 1946 con la nascita della Repubblica.

In questo periodo, a documentare il dramma dell’infanzia sofferente per le conseguenze della guerra, arrivarono fotografi da tutto il mondo e, tra questi, Tony Vaccaro di origini molisane che, con la sua inseparabile Leika, cristallizzò nelle sue pellicole l’inferno di Cassino!

Alla fine furono ben 20.000 i bambini che furono messi al riparo dalle conseguenze della guerra!

Ed è per questo che, a distanza di ottanta anni da quegli eventi, possiamo ben dire che si trattò della più grande operazione umanitaria del XX secolo che la storia ricordi!

Il convegno di Cassino del 12 giugno 1955.

Maria Maddalena Rossi, che di quella operazione umanitaria fu grande regista organizzativa, tornò ancora negli anni a Cassino per occuparsi delle conseguenze del dopoguerra; in particolare del dramma delle cosiddette “marocchinate”. Ancora nel 1951, il 7 luglio, in occasione del 3° festival mondiale della gioventù e degli studenti per la pace di Berlino con il motto della grande kermesse: for peace and friendschip – against neclear weapons. Nell’occasione una staffetta internazionale partì proprio da Cassino la cui fiaccola fu accesa tra i ruderi dell’antica Torre campanaria annessa alla Collegiata di San Germano. Nel febbraio del 1953 Maria Maddalena Rossi è a Pescara per discutere sul come affrontare in termini legislativi i problemi dell’infanzia abbandonata. Nel suo qualificato intervento non può che partire dalla sua esperienza fatta con i bimbi di Cassino!

E ancora il 12 giugno 1955 per il Convegno nazionale delle famiglie italiane avente per titolo: Perché mai altri bimbi conoscano l’orrore della guerra: A Cassino simbolo di martirio incontro nazionale delle famiglie italiane.

1 C. Jadecola, Mal’aria il secondo dopoguerra in provincia di Frosinone, Centro di studi sorani «V. Patriarca», Sora 1998, p. 105.

2 Archivio di Stato di Frosinone, Prefettura 2° vers., b. 724.

3 «La Voce di Cassino e dei Comuni della battaglia», a. II, n. 6, 15-30 gennaio 1946.

4 F. Di Giorgio, Il dopoguerra nel Lazio meridionale: la ricostruzione, i bimbi di Cassino e Maria Maddalena Rossi – Madre della Repubblica, Centro documentazione e studi cassinati, Cassino 2020, pp. 77-81.

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