La guerra nel Cassinate Piedini scalzi e voglia di ricominciare


Print Friendly

 

Studi Cassinati, anno 2014, n. 4

di Anna Maria Arciero

foto-08Questa foto è emblematica delle condizioni in cui versava, nel luglio 1944, la gente della contrada S. Lucia di Cervaro: miseria e speranza.
Fu scattata da un soldato inglese, parente di qualche abitante del luogo, che con la sua macchina fotografica volle fissare un momento della vita di quei bimbi, laceri e felici, che “andavano a scuola”.
Anche la storia di questo soldato inglese è emblematica di una mentalità nobile e generosa;  un suddito di sua maestà Giorgio VI, era nato in Scozia, ma si chiamava Ernesto Sidonio. Suo padre, Palmerino Sidonio, era un figlio della nostra terra emigrato in quel paese all’inizio del Novecento.  Palmerino aveva trovato lavoro e fatto studiare il ragazzo, il quale, evidentemente con un buon titolo di studio, allo scoppio della guerra era pilota aeronautico. In qualità appunto di pilota ricevette l’incarico di partecipare ai bombardamenti nel cielo d’Italia. Lui, piuttosto che obbedire a quest’ordine, sentendosi sangue italiano nelle vene, rifiutò e fu assegnato alla stazione radiotelegrafica, che, nell’estate del ’44, stanziava a Caserta. Quel giorno in cui scattò la foto era venuto a S. Lucia a portare il chinino ai suoi parenti, dato che nella zona imperversava la malaria. Animo nobile e sensibile, Ernesto sarà stato colpito dal comportamento fanciullesco e spontaneo di quegli scolari scalzi, molti dei quali figli di suoi cugini. Fece anche altre fotografie, specie alle belle ragazze, – una mia zia ne ha una da quindicenne colta senza guardare l’obiettivo, quindi a sorpresa – che poi provvide a far recapitare. Ma quella foto dei bambini scalzi è il suo capolavoro.
Scolari scalzi – solo qualcuno calza gli zoccoli, fatti con una striscia di stoffa cucita su un pezzo di tavoletta, – ma con la cartella: un sacchetto di stoffa o, i più fortunati, una cassettina da polvere da sparo, lasciata dagli Americani. Il maestro Umberto Arciero è appena tornato dallo sfollamento in Calabria, è poco più che ventenne e ha ricevuto il suo primo incarico dal direttore didattico di Cervaro: radunare i bambini e cercare di recuperare qualcosa dell’anno scolastico perso con la guerra che ha infierito sulla località a ridosso di monte Trocchio.
L’aula è una stanza senza imposte alla finestra e, chiaramente, senza alcun arredo scolastico; per banchi le cassette di munizioni e qualche tavola recuperata dai crolli. Ma gli scolari sono solerti, desiderosi di imparare, e affollano la scuola con il loro vociare di creature innocenti. Eppure hanno sofferto immani tragedie. Tra di loro ci sono tre fratellini che hanno visto il padre decapitato dalla deflagrazione di un ordigno mentre erano nel ricovero; un’altra bimba ha assistito all’agonia del padre dissanguato nello stesso incidente; quasi tutti hanno il genitore ancora lontano, di cui non si ha notizia.
Da notare l’atteggiamento con cui si pongono davanti all’obiettivo: chi quasi spavaldo, chi timoroso, chi serio, ma molti sorridono alla novità, al diversivo. Si aggrappano alla fontana in cui da poco è tornata a sgorgare l’acqua e, anche se intorno non ci sono che macerie, il messaggio che inviano a chi guarda è di speranza, di fiducia nel futuro, di desiderio di ricostruzione.
Qualche giorno dopo che fu scattata questa foto, proprio nello stesso luogo, mentre andavano a scuola, due ragazzini si fermarono ad “analizzare” un proiettile trovato a terra e persero chi un piede e chi un occhio. Tragica eredità della guerra.
Che tenerezza quei piedini scalzi, quelle canottierine sdrucite, quelle vestine indossate dal settembre dell’anno prima!

(107 Visualizzazioni)