Le commemorazioni dell’ineluttabilità


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«Studi Cassinati», anno 2019, n. 1
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di Emilio Pistilli

Sono 74 anni che si celebrano commemorazioni della distruzione di Montecassino e Cassino. Ogni volta si sono presentati quegli eventi come ineluttabili, dolorosi ma necessari. Ma siamo certi che sia andata proprio così? Mettiamo da parte le discutibili motivazioni, ma quale vantaggio hanno tratto gli Alleati dal bombardamento del monastero? Pare che il vantaggio sia stato tutto dei tedeschi. Cosa ottennero gli Alleati nel radere al suolo una città occupata solo da uno sparuto presidio di nemici? Solo un limitato numero di tedeschi uccisi; mentre le macerie e i crateri delle loro bombe impedirono ai loro carri armati di avanzare rapidamente contro le postazioni nemiche.
Solo dopo altri due mesi di inferno poterono lasciarsi alle spalle la città di Cassino, il monastero e i paesi contermini inutilmente martirizzati. E per scavalcare la linea difensiva tedesca, la Linea Gustav, ci vollero ben nove mesi, nonostante il poderoso potenziale bellico di cui disponevano gli Alleati. Tutto merito delle capacità strategiche del nemico? Non avevano altro mezzo per bypassare lo schieramento difensivo ed avanzare celermente verso Roma? Ci provarono, forse dalla parte sbagliata, con lo sbarco di Anzio, ma dopo un iniziale successo – che mostra come fosse possibile scavalcare la Linea Gustav –inspiegabilmente si arrestarono; avrebbero potuto tentare con maggiore fortuna sul versante adriatico in Abruzzo, dove i tedeschi erano meno fortificati, ma non lo fecero.
Troppe domande? Bene, allora ne faccio una per tutte: quale coincidenza di eventi si verificò in due settimane dal 18 maggio, presa di Montecassino, al 4 giugno, entrata in Roma, e al 6 giugno, sbarco in Normandia? Quale filo conduttore tra loro? Diciamolo pure: non fu una strategia, cinica strategia, voluta?
Questa è una storia tutta da riscrivere, ma non lo si potrà mai fare a dovere se persistono le compiaciute ed interessate mistificazioni dell’epoca.
Ma il mio pensiero va da un’altra parte. Mi chiedo, come si saranno sentiti quei piloti di aerei bombardieri nel gettare il loro micidiale carico di esplosivo su una città inerme e piena dei suoi abitanti, civili innocenti? Parlo del 10 settembre 1943 a Cassino.
Un pilota americano si è vantato di essere stato il primo a gettare il suo messaggio di morte su Montecassino il 15 marzo 1944; la sua testimonianza fu raccolta, stampata e pub-blicata proprio a Cassino1: bel privilegio! Ma Cassino non fu il solo caso di civili falcidiati dalla smania devastatrice di belligeranti, dell’una e dell’altra parte: non se ne contano in Italia, in Europa, in tutto il mondo. Ma il massimo del cinismo si ha quando ci si sente dire: È la guerra, signori! Dunque ecco il convincimento di ineluttabilità più su citato.
Ma noi, civili, vittime che piangiamo ancora le perdite dei nostri cari, delle nostre case, dei nostri beni, sappiamo che le guerre non risolvono i problemi dell’umanità ma ne attivano sempre di più gravi. Mi piace chiudere questa personale riflessione parafrasando Kennedy: «L’umanità deve porre fine alla guerra, o la guerra porrà fine all’umanità».

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Gaetano de Angelis-Curtis: il ricordo tangibile della guerra

6_Pistilli1Settantacinque anni dopo la distruzione: come la città di Cassino ha ricordato in modo tangibile quei fatti tragici e luttuosi nel corso di dodici lustri? Quali sono state le testi-monianze concrete (monumenti, opere, statue, sculture ecc.) che gli amministratori locali di Cassino hanno inteso erigere per consegnarle ai posteri di tutte le età e di tutte le nazioni affinché non andasse dispersa la memoria del sacrificio cui la città è stata chiamata a offrire con le sue vittime civili, i suoi caduti militari, i suoi sfollati dispersi ovunque e poi degli eroici ricostruttori con le loro donne al fianco, nonché non andasse dispersa la memoria del sacrificio di quelle migliaia di combattenti di tutte le nazionalità che sono venuti a combattere e a morire a Cassino per la «nostra libertà» (che per alcuni, come per i polacchi, era già stata segnata)?
Ben poco è stato fatto.
Se si escludono i sacrari militari (germanico a Caira, britannico a Sant’Angelo, polacco a Montecassino) opere dei rispettivi Stati, se si escludono alcune iniziative di privati cittadini (la campana della pace sul fiume Gari), se si escludono le installazioni frutto della caparbia volontà di Emilio Pistilli (il muro del martirologio, le pietre della memoria), rimangono l’Historiale (con tutti i limiti di fruizione), i monumenti

FOTO 1-2: «Giacomo Bianchi & Partners Architects»: vista e vista prospettica.

FOTO 1-2: «Giacomo Bianchi & Partners Architects»: vista e vista prospettica.

alla pace di Mastroianni (uno abbarbicato e solitario sulla collina in un contesto difforme dal progetto originario, l’altro nel centro della città posto in una infelice rotonda stradale e, si dice, pure modificato con asportazione di un pezzo per farlo entrare nel sito in cui è stato ubicato), un busto del gen. Anders (dono dei reduci polacchi d’America collocato in posizione decentrata), un monumentino innalzato dai neozelandesi alla stazione ferroviaria, il monumento ai caduti e l’altro alle vittime civili, quest’ultimo in uno spazio angusto, oltre a qualche data nella toponomastica cittadina.
Tutto qui.
Pure quello che era il simbolo della città distrutta dalla cecità umana, la torre campanaria, smontate le pietre salvatesi dalla distruzione, numerate e spostate varie volte, ora risultano abbandonate in modo 6_Pistilli3informe in un angolo nei giardinetti dell’Historiale. Il Cdsc-Onlus ha prospettato un progetto di recupero di quelle pietre che sembra aver suscitato interesse per la sua realizzazione nella Banca Popolare del Cassinate. Al pari il Cdsc-Onlus già da qualche tempo si è fatto promotore, attraverso il suo presidente onorario Emilio Pistilli, dell’idea di installare in città un monumento a ricordo della «Donna ricostruttrice del Cassinate» (statua, o gruppo scultoreo o pannelli in altorilievo) che ha incontrato la convinta adesione di numerose Associazioni di varia natura operanti nel territorio, di imprenditori, di Istituti di credito, di privati cittadini, di connazionali all’estero ecc., mentre non appare ancora del tutto concretizzatosi il supporto dei rappresentati istituzionali locali dai quali non si può prescindere.
Tuttavia da qualche mese è possibile ‘ammirare’ a Cassino un ultimo manufatto. Si tratta della statua a Wojtek, un orso che è stato una inusuale mascotte a seguito delle truppe polacche, per di più mai transitato a Cassino. A prescindere dalla fattura, dall’estetica, dal colore, ora, e ciò fa rimanere stupiti, la rappresentazione simbolica dell’eroismo del Corpo polacco dissanguatosi sulla via per Montecassino è affidata a un orso. Più in generale, il ricordo di migliaia di soldati caduti nella conquista o nella difesa della città e delle alture circostanti, è demandato alla statua di un animale, che sa di offesa.
Provvidenzialmente lo Studio «Giacomo Bianchi & Partners Architects» ha presentato uno stupendo e avveniristico progetto per la realizzazione di un memorial, definito come luogo della memoria, dedicato al gen. Wladyslaw Anders e a tutti gli eroi polacchi di Montecassino, da ubicare il largo Dante, cui va tutto il sostegno del Cdsc-Onlus che si onora di annoverare l’arch. Giacomo Bianchi fra i suoi soci.

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 NOTE

1 The bombing of Monte Cassino, 1988 del maggiore Bradford A. Evans, comandante dello squadrone bombardieri che sganciò le prime bombe sul monastero, traduz. dall’inglese di Arcangelo Evangelista, in «Spazio Aperto», anno II, 1990, n. 3, inserto; edizione successiva Bradford Evans, The indestructible Abbey – L’abbazia indistruttibile, Cassino 1994.

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